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sabato 23 aprile 2011

Conigli che spaccano


Giurin giurella non è stato fatto apposta: un giorno stavo pianificando i post sull'agenda, e questi conigli speciali sono finiti su un sabato ventitré aprile... controllando una seconda volta ho realizzato che sarebbe stato il sabato prima di Pasqua. Quale data migliore!?

Dopo avervi raccontato di significato e simbologia legata ai conigli, per farvi capire che non sono proprio quell'accumulo di pelo e paura che spesso si pensa, oggi voglio darvi esempi pratici di conigli che sono passati nell'immaginario comune, o comunque sono finiti per un motivo o per l'altro agli onori della cronaca (?), e che hanno un caratterino niente male.
Perché? Perché ai timidoni che passano da queste parti io ci penso sempre, sto solo lasciandoli tranquilli un po' senza post martellanti, ma questo vuole essere un post pacca sulla spalla. Pronti?

Il bianconiglio (potevo forse non iniziare da qui? E poi vogliamo mettere la versione di Alice McGee's?)
La lepre marzolina (anche qui, mi sembra una tappa obbligata)
Il coniglio di Pasqua (no dico, porta il cioccolato, basta questo)
I cento conigli
Il coniglio lunare
Il coniglio rosa gigante (ed è in Piemonte!)
Il coniglio più grande del mondo (quei piedi! quei piedi!!!)
I Rabbids
I Labbits (ne voglio uno *_*)
Jazz JackRabbit (conigli che sparano, saltano, combattono nemici e hanno pure ambientazioni alla Alice nel Paese delle Meraviglie? Adoravo giocarci)
Roger Rabbit ('mazza la vecchiaaaa...)
I coniglietti suicidi (non esattamente positivi, ma fanno troppo ridere!)
I conigli in 30 secondi
Il coniglio di Donnie Darko (mooolto inquietante)
I lolbunnies e due (cercate bunny, bunnies, rabbit ;) )
Hop (almeno nel trailer)
Il coniglio nelle firme, che sta conquistando il mondo

Tutti i conigli de "La collina dei conigli" (attenzione, spoiler... -_-) 
Come ho potuto dimenticarla? Lenore in Little Bunny Foo Foo

Infine, James Hillman in "Saggio su Pan" (Adelphi, pagina 51 se proprio volete saperlo!) ci dice che Pan viene abbandonato nel bosco, appena nato, ma suo padre Ermes lo avvolge in una pelle di lepre e lo porta sull'Olimpo, dov'è ben accolto da tutti.
La lepre è cara ad Afrodite, a Eros, alla luna e ai culti bacchici. L'essere avvolto nella sua pelle significa per Pan appartenere a quel gruppo concettuale/mitico. 

Mica male!

Ultimo ma non ultimo, il mio coniglio di pezza (in una foto da vero modello) :D

PS
Lo sapete che, se volete un coniglietto come animale domestico, c'è la possibilità di adottarlo, invece di comprarlo?
Non sono molto a favore della compravendita di animali, quindi perché non salvare qualche coniglietto dall'abbandono? :)
Un po' di siti se volete info: aaeconigli, amiconiglio, la voce dei conigli, la collina dei conigli, il coniglio solidale. E scommetto che sono solo alcuni dei molti in giro ;)

martedì 22 marzo 2011

Persona


Persona, dal greco, significa maschera.
Serviva agli attori a far riconoscere al pubblico il personaggio (appunto) che stavano interpretando.
Shakespeare diceva che il mondo è un palcoscenico.
E ancora oggi si dice che l'abito non fa il monaco (quando a dire il vero nel medioevo si distinguevano i vari ordini clericali proprio dalle caratteristiche dell'abbigliamento).

A cosa miro con tutte queste premesse? A una distinzione fondamentale, ma anche a un'amalgama utile, e siccome questi intro sibillini non sono affatto d'aiuto, taglio corto.

Potete avere uno stile fantastico, invidiabilissimo, dettagliato come un dipinto fiammingo... ma essere interessanti quanto una piastrella di linoleum.
Viceversa potete avere i soliti jeans e la solita maglietta da anni, ma essere una persona incredibile.
Non credo utile stressarsi troppo solo sull'apparenza se il contenuto dentro è nullo, lo so che sembra strano detto dopo una serie di post scritti per trovare il proprio stile... però lasciate che vi riporti per un attimo all'adolescenza, quando chiunque era catalogabile in una determinata categoria grazie a uno sguardo alle scarpe e allo zaino che usava a scuola: "Ha le All Star, è una punkabbestia" "Ha il giubbottino dell'Essenza, è un gabber" "Ha la cintura con le borchie, è una darkettona" "Ha la toppa degli Iron sullo zaino, è un metalllaro".
Trovare una subcultura e rispecchiarcisi interamente è normale, si chiama bisogno di appartenenza in un processo che si chiama "di individuazione". Confesso che ho sempre nutrito una piccolissima invidia per quelli che riuscivano a immergersi al 100% in un "tipo", mi sembrava non avessero più bisogno di farsi domande su chi erano, che si sentissero perfettamente integrati e accettati.
Poi cresci.
Alcuni rimangono fermi lì, altri continuano a cambiare pur rimanendo fermi, e altri ancora provano, sperimentano ed evolvono. A dirla tutta si formano una personalità (appunto), nessuno di noi è soltanto un'etichetta, un paio di scarpe o una band preferita, ma non vi sto dicendo nulla di nuovo qui... spero ;)

Bando alle reminescenze, è il 2011, voi siete davanti a un armadio aperto, strapieno e vi state chiedendo "Oggi cosa mi metto?".
Di nuovo: se non avete niente da dire dubito che un giubbotto lo farà al posto vostro, ma! Siccome bazzicate da queste parti sono sicurissima che voi siate persone assolutamente interessanti (io non frequento piastrelle, tsk!), quindi qui entra in gioco quell'amalgama utile a cui ho accennato prima.

Vi è mai capitato di avere giornate in cui avreste voluto essere dentro un'armatura da cavaliere? O quei momenti in cui camminate per strada coi Rammstein nelle orecchie e vi sentite pronti a sfondare muri di cemento armato camminandogli semplicemente attraverso? E poi di avere giornate in cui vi avrebbe fatto tanto comodo sentirvi così invulnerabili, ma alla fine vi sentivate solo -da soli- voi?
Ecco, è per queste occasioni che ho scritto tutte ste manfrine fino ad oggi, per i giorni in cui vi serve la vostra maschera da "faccia di bronzo" per andare a reclamare il bonifico dal capo, o per far finta col professore di essere perfettamente preparati... e via così.
Una volta credevo significasse essere falsi, mai autentici... ma poi ho realizzato che con mia madre non scherzo allo stesso modo che con le mie amiche, che ognuno di noi ha già diverse maschere per ogni momento della giornata. Quindi tanto vale sfruttare questa cosa a nostro vantaggio!

A quanto pare la stragrande maggioranza delle persone di spettacolo ha un portafortuna (le mutande della partita vinta 700 a zero, la giraffina di legno regalata dalla nonna,ripetere "m***a m***a m***a" tutti insieme, qualcosa di verde, un gesto scaramantico...) quindi perché non applicare questa cosa al piccolo, al quotidiano?
Non vi sto suggerendo di diventare scaramantici, sentite qui: non devo dirvelo io che ci si veste soprattutto secondo l'umore, allora proviamo a fare viceversa: invece di influenzare l'abbigliamento con l'umore, provate a influenzare l'umore con l'abbigliamento.
 
Scegliete la vostra maschera, il costume del vostro personaggio, e andate in scena.

Ohi, Shakespeare non era mica uno stupido!


martedì 8 febbraio 2011

Giveaway con uno scopo

*edit* Ho deciso di far durare di più il giveaway, è ancora aperto! Chiude il 2 marzo ;) */edit*


clicca sulla foto per ingrandirla

Esattamente fra una settimana questo blog compirà un anno.
Per festeggiare ho deciso di organizzare un giveaway, ma alla base c'è anche un altro motivo.
La conversazione è andata più o meno così:
"A volte penso che potrei mettermi ad aggiungere gente a caso per avere più lettori, mi piacerebbe averne di più, ma poi penso che non sarebbe giusto, voglio che la gente legga perché è interessata ai contenuti!"
"Ma se li aggiungi a caso hai molte più probabilità di beccare gente che E' effettivamente interessata ai contenuti e che altrimenti avrebbe fatto fatica a trovarti".
Devo dire che avere Filosofi Superstiti come amici è molto utile a volte!!!
E poi c'è stata anche una vocina dentro di me che s'è resa conto che nella mia reticenza probabilmente si nascondeva qualche ennesima forma di timidezza (ok, ho un blog, ma non guardatemi troppo!).

Così ho pensato che il giveaway sarebbe stato un ottimo modo per unire festeggiamenti e nuovi lettori e gite fuori dal guscio!

 
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Per dirla in stile etsy potete ricevere una Collana asimmetrica, bicatena, argentata, senza chiusura, con pendente cristallo vintage e farfalla, biconi tipo swarovsky e lunghezza chanel.
Oppure come lo dico io: collana lunga fatta dalle mie care manine!
clicca sulla foto per ingrandirla

Per assicurarvela (sceglierò a caso) potete seguirmi qui sul blog (lettori fissi), feed, rss), o su twitter, o su facebook... o su tutti quanti! Diffondere la notizia, e poi lasciarmi nei commenti quanto avete fatto, io farò una lista di tutte le partecipazioni (quindi se seguite ovunque e diffondete pure comparirete nella lista più volte, quindi più possibilità di vincere... e sì, se siete già lettori basta dirmelo e vi conto lo stesso ;) ), entro la mezzanotte fra lunedì 14 e martedì 15.
Settimana prossima annuncio chi ha vinto e ve la spedisco in capo al mondo!

Allora, che ne dite? Mi aiutate a uscire dal guscio?

sabato 5 febbraio 2011

Anno del Coniglio


Buon anno del coniglio!
Lo so, era due giorni fa e io non sono asiatica, però non ci vedo niente di male nell'augurare buon anno a chi lo festeggia, e a trarre ispirazione da altre culture ;)

I nati negli anni del coniglio hanno diverse qualità, l'intelligenza, la gentilezza, la tranquillità, il senso estetico, la buona sorte, tanto per nominarne alcuni (altri li trovate qui e qui).
La cosa interessante è che queste qualità caratterizzano anche l'anno che il segno presiede, e se ne può approfittare!

Così oggi voglio spiegarvi come si faccia ad adorare i conigli, non solo per il musino buffo, le orecchie lunghe e il sederotto col pompon. E che NON sono roditori, ok? Sono dell'ordine dei lagomorfi. Quindi mia zia può smettere di dire che è solo un grosso topo senza coda...

Il coniglio è conosciuto per essere un animale timido, pauroso. Ora pensiamoci un attimo. Madre Natura gli ha dato un orecchio finissimo, delle gambe resistenti, qualche unghiolo, due bei dentoni per mangiar carote e... basta.
Mettetevi nei suoi panni, e ora mettetevi di fronte a una volpe a digiuno da giorni. Voi cosa fareste? Fare l'eroe sarebbe segno di grande, grandissima stupidità, la fuga e la salvaguardia di se stessi è la scelta più intelligente.
Solo se messi alle strette i conigli attaccano (e ci sono gatti e volpi che potrebbero raccontarlo, se non si vergognassero profondamente) e solo per difendere se stessi, il "branco" e i piccoli, a costo della vita.

Il coniglio quindi è un animale molto intelligente.
E a suo modo ha coraggio, quando batte il piede a terra per avvertire i compagni, beh, sta segnalando in modo abbastanza chiaro la sua posizione anche all'aggressore. Insomma, ci va fegato!
In genere è la lepre che viene descritta come furbetta, ma insomma, la famiglia è sempre questa.

Quindi cos'abbiamo? Grande intelligenza, rapidità e coraggio quando serve. Mica male eh?

In più nelle varie culture il coniglio ha diversi significati. E' un animale lunare, notturno, quindi saggio e prolifico (beh, che fosse prolifico si sapeva), ma prolifico anche in senso metaforico, ricco di idee. Un animale sensuale. La sua zampa porta fortuna (non tanto al malcapitato a cui viene staccata però... bleah). I giapponesi vedono un coniglio sulle macchie della luna, quindi è simbolo anche lì dell'astro notturno, del sacrificio e dell'immortalità. Gli Aztechi avevano una divinità chiamata Centzon Totochtin, i quattrocento conigli, divinità lunari dell'ebbrezza, della festa, della celebrazione, dell'abbondanza.

Insomma, questo vuole essere un messaggio per tutti i "conigli" là fuori, ai timidoni e alle vergognose: identificatevi pure con un coniglio, c'è di che guadagnarne!

sabato 8 gennaio 2011

Flyguy - ragazzo timido parte seconda


Ho ritrovato il file per questo post riordinando un po' il pc, e c'erano un paio di appunti che la volta scorsa avevo completamente dimenticato!
E credo sia importante aggiornarvi perché mi sa che oltre a un po' di rassicurazioni teoriche avete voglia anche di qualche consigliuccio pratico. Ho proprio due cosine da dirvi, perché vale sempre la regola che non si possono stabilire regole.

Però ecco qui:
1) siate gentili ed educati, non zerbini servili, ma un bel gesto si fa sempre ricordare, e qui la questione è appunto quella di farsi notare e ricordare, no?
2) in fondo in fondo l'argomento preferito di ciascuno di noi è... noi stessi. Quando non sapete che dire, chiedete, non un terzo grado stile Tribunale della Santa Inquisizione, per carità, ma domande che possano portare a una conversazione, tipo un banalissimo "L'altra sera ho visto il tal film, tu?" "No..." "Ti sei persa un capolavoro/Ti sei risparmiata una sofferenza sai? A te che film piacciono?" e via discorrendo (e ricordate sempre che se dovesse continuare a rispondere come se avesse un manico di scopa su per... ehm... io cambierei ragazza!)
3) ultimo ma non meno importante. Avete presente Jessica Rabbit? Le chiedono cosa ci trovi in un coniglio, lei risponde "Mi fa ridere". SACROSANTA VERITÀ. Non dovete trasformarvi in giullari di corte, non dovete nemmeno mettervi in ridicolo o fare battute su di lei, ne basta una qua e là, ben piazzata e "indolore".
Purtroppo non posso garantirvi che la vostra adorata caschi immediatamente ai vostri piedi, a volte la biochimica non gioca a favore, però almeno spero di avervi dato del materiale che vi permetta, tanto per cominciare, di assicurarvi che oltre ad essere incredibilmente bella (lei) e incredibilmente cotti (voi), ci sia un terreno di base solido, su cui lavorare ;)

venerdì 17 dicembre 2010

Shyguy (ragazzo timido)

 

Non sono qui per spiegarvi come in realtà questo personaggino fosse stato disegnato per un altro videogioco ma poi, visto il successo, incorporato a Super Mario.

Sono qui in qualità di zia Euforilla: la referrer list, quello strumentino utilissimo che mi dice chi arriva su Professione Musa e con quali ricerche, mi ha segnalato più volte ricerche del tipo "essere timidi con le ragazze".

Punto primo quanto scrivo sulla timidezza è unisex, anche se mi rendo conto che questo blog abbia un'allure decisamente femminile.

Quindi per mettere in pari le cose eccomi qui cari i miei ragazzuoli, consideratemi la vostra infiltrata in terreno ostile (che ostile non è, e questa forse è una delle prime cose da capire).

Siccome siete uomini, pragmatici e non amate troppi ghirigori andrò di un elenchino comodo comodo, ok?

Regola #1) Non esiste, ahimè e ahivoi, un manuale che vi dica come fare (dimenticate tutte quelle vaccate scritte sulle riviste maschili), non esiste una regola generale per la popolazione femminile, qualche generalizzazione forse forse, un po' tirata per i capelli, si può fare, ma non mi fiderei troppo. Quindi vi dispiace se partiamo dal presupposto che una "ragazza" innanzitutto è una "persona"?

#2) Ci tocca partire da voi quindi, vi siete mai chiesti perché la bella biondina che vi interessa vi sembri così cinica e crudele? Insomma, perché avete "paura"?
In più scommetto che avete già provato a farvi un film del peggior esito possibile. Bene, ora voglio che vi facciate il film inverso: ricordatevi che è sempre tutto al 50 e 50, quel che può andare male può anche andare bene!

#3) Se tutti i vari discorsi sulla timidezza (sia i miei, sia quelli che trovate in giro, sia quelli che sentite da persone fidate) ancora non avessero fatto effetto (perché faranno effetto solo quando vorrete davvero che lo facciano) potete provare con l'attività fisica, lo so si fa fatica, adesso fa freddo, si suda, è una palla... però, oltre all'ovvio vantaggio in salute, e al vantaggio collaterale di avere un aspetto migliore (che diciamocelo, in questi casi aiuta almeno un pochino), aumenta l'autostima e la sicurezza di sé, che in fondo è proprio quello che andate cercando, soprattutto se si tratta di far colpo eh?

#4) Ultimo ma non meno importante, anzi, forse il consiglio per cui ho iniziato tutta sta spatafiacca: ma se veramente la biondina in questione vi ridesse in faccia, vi calpestasse brutalmente, vi sputasse in un occhio e vi chiamasse rospo sfigato... ma veramente voi vorreste continuare a frequentare una stronza del genere? No dico... per quanto bionda e bella sia, non fissatevi con un'acidona, il mondo è pieno di donzelle che sono lì a farsi le stesse paranoie di timidezza, le stesse domande di curiosità su di voi. Vedi regola n°1: siamo persone, e quindi, tendenzialmente (non potendo appunto generalizzare e non potendo purtroppo escludere la grande famiglia degli "stronzi" da nessuna altra categoria che possa mai essere presa in considerazione) nessuno vuol far soffrire gratuitamente nessun altro.
In fondo non dovete farle una dichiarazione plateale con fiori e cioccolatini, buttate lì qualche suggerimento, qualche complimento: se vuole cogliere... ;)

domenica 14 novembre 2010

Network

 

Non sono mai stata brava con le comunità online.
Ho partecipato a più di un forum, spesso occupandomi della moderazione dopo solo poco tempo dalla mia iscrizione, ho ancora contatti con alcune persone incontrate qua e là.
Ma inevitabilmente dopo un po' di tempo la cosa mi stufa, non so se sono io, se sono effettivamente gli argomenti a diventare ripetitivi, se effettivamente si forma una strana sorta di clan al seguito del fondatore e quindi ogni altra opinione è superflua, se mi passa "la fissa", se alla fine non mi interessa o se sono semplicemente introversa, non lo so proprio.
E siccome su questo blog non si parla di cose noiose passiamo al bello della situazione.

Ho deciso di sforzarmi un po' di più sta volta e così ho cambiato il mio blogroll (anche perché diciamocelo: non visito più tanti di quei siti da tanto di quel tempo che è quasi inutile tenerli lì! Preferisco quando si varia argomento, quando è possibile lasciare un commento o seguire i link dei commentatori), ovviamente i blog che ancora seguo sono rimasti, e si aggiungono quelli di chi è passato di qui... ma lo sapete che ci sono donzelle incredibili in giro per il mondo?

Beh, ecco i loro blog! Mi sembrava il minimo che potessi fare, per ringraziare, per imparare a stare dietro a comunità online... e poi proprio perché meritano!
Sono lì, nel blogroll, sulla colonna a lato ;)

lunedì 18 ottobre 2010

Ultime notizie: timidezza

 

Ok, più che rimedi sono frasi che mi hanno fatta riflettere e che mi hanno portata un gradino più su in un nanosecondo:

1) non gliene frega niente. Alla gente dico, non siate così narcisi da credere che tutti siano interessati a quello che dite o fate
2) non siete costretti a condividere le vostre cose più intime e personali con chicchessia, neanche se ve lo chiedono, se non volete far sapere qualcosa di voi, non ditelo, semplice no?
3) non giudicate gli altri, se non volete sentirvi giudicati, so che a volte funziona come meccanismo difensivo alla "come sta messo male quello, fortuna che io sto meglio", ma alla fine vi pesa tanto quello che potrebbero pensare gli altri di voi perché voi siete i primi a pensare male degli altri e quindi assumete che tutti facciano come voi. Vi assicuro che se iniziate a fregarvene delle scarpe che ha su quella starete meglio anche sulle vostre!

Strada pavimentata di non, e sono pure un po' rudi, ma ogni tanto ci va qualcosa di ruvido per distrarci un po' ;)

lunedì 11 ottobre 2010

L'importante è crederci

Oggi vi dimostrerò come ciò che pensano gli altri non può nulla su ciò che pensiamo noi, se non glielo permettiamo.
Anzi, l'opinione altrui proprio non ha valore! (come sempre parlo nei limiti del quieto vivere, la massima "La tua libertà finisce dove inizia quella di un altro" è sempre valida ;) )

Spesso ci freniamo dal fare qualcosa, o modifichiamo il modo di fare qualcosa per una qualche strana "paura" di ciò che potrebbero pensarne gli altri.
Mangio una cosa che non mi piace perché così mamma dice che sono una brava bambina.
Non canto in pubblico che se no mi dicono che sono stonato.
E tante altre cose, fino ad arrivare a dei parossismi allucinanti.

Icon mi ha fatto leggere "Le vostre zone erronee" di Dyer, è un libro semplicemente fantastico. Smonta una per una tutte quelle vocine che abbiamo in testa e che dicono "no, non lo fare, poi chissà cosa pensano gli altri" "no, non lo fare, conservati esattamente così come sei, non evolvere che si fa fatica" "no, non lo fare, non vedi che così è comodo e gli altri fanno quello che vuoi e siamo tutti felicemente miserabili insieme?".

Ma io addurrò ulteriore prova all'ottima opera del signor Dyer (leggetela e vi renderete conto di quanta gente su questo pianeta ne beneficerebbe... anche se, non è detto che sarà in grado di farlo).

C'era una volta, qualche tempo fa, una signora bene americana, che aveva un sogno nel cassetto: diventare una cantante famosa.
E a onor del vero, cantante famosa ci è diventata.
Molto famosa.
Famosissima.

Ma andiamo con ordine, la nostra protagonista, data l'epoca in cui ha vissuto, ha dovuto affrontare non pochi ostacoli per poter coronare il suo sogno, ma dai e dai la nostra Florence (così si chiamava, e qualcuno di voi forse avrà già capito dove sto andando a parare ;) ) inizia ad ottenere sempre più serate, sempre più incarichi, sempre più fama.

A questo punto vi starete chiedendo, beh, qui dov'è che entra in gioco la storia dell'opinione altrui e la sua totale mancanza di valore?
Abbiamo una prova inconfutabile, un video di youtube fatto con sue foto e soprattutto una sua registrazione.




E' indubitabilmente pessima.

MA

E qui arriva la grande lezione da imparare da questa grande donna: lei si considerava una grandissima cantante, sosteneva di non aver bisogno lezioni di lirica, che non erano risa in sala, ma acclamazioni e applausi, che i fischi venivano dagli invidiosi e soprattutto dalle invidiose.
E così è andata avanti a cantare, per anni, facendosi un nome, certo Florence Jenkins è conosciuta come "la peggior soprano della storia", ma usciamo un po' dal nostro ruolo di spettatori e critici e mettiamoci nei panni della nostra soprano preferita (oh sì, aveva anche dei veri e propri ammiratori e fan ;): usando parole sue "La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato".

Se ancora vi state facendo obiezioni del tipo "sì beh, però faceva schifo" non avete capito il punto della situazione.
Che è precisamente questo: per quanto male gli altri pensassero, i pensieri non avevano nessun effetto diretto sulla vita di Florence, lei ha vissuto felice, ignorando bellamente i commenti negativi.

E se ce l'ha fatta lei, diamine, ce la facciamo anche noi!!!

lunedì 23 agosto 2010

Domande utili


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Eccoci qua, questo è l'ultimo post della mia serie sulla Crisi del quarto di secolo. Delle volte, tanto per citare Gògol (no non lo scrittore, lo gnomo di Labyrinth, mia fonte di saggezza) servono le domande giuste per avere le risposte giuste.

Oltre ai classici "chi sono" "cosa voglio" "dove vado" "da dove vengo" (beh, quest'ultima forse non l'ho mai capita davvero, ma mi è sempre stata piuttosto chiara) ci sono altre domande che mi hanno aiutato a stare meglio.
Ci sono le domande che devi farti per EFT, e sono varie, quasi colloquiali, per arrivare a ciò che veramente ti dà fastidio, ed eventualmente dargli nome forma e colore per identificarlo meglio e sbarazzarsene.
Ci sono le domande del metodo Sedona, che è una tecnica di rilascio di emozioni negative.
Domande più pratiche, che aiutano a darsi da fare: posso raggiungere il mio obiettivo adesso? Se no, cosa posso fare subito? Posso raggiungere X senza fare Y? Come posso fare/raggiungere Y?

E poi ci sono le domande che io scolpirei nella roccia, non saprei metterle in ordine di importanza, perchè a seconda dei casi ognuna è ugualmente importante:

- fra dieci anni avrà ancora importanza?
Quando vi arrabbiate o ci rimanete male per qualcosa, chiedetevelo davvero, e cercate di dare una risposta. Solo l'atto di immaginarvi da qui a dieci anni avrà il grande merito di spostare la vostra attenzione da quello che vi fa girar le scatole a come sarete fra 10 anni. Scommetto che la risposta sarà "no, non avrà più importanza"!

- perchè ti dà tanto fastidio?
Questa credo sia addirittura di origini junghiane, ovvero: quando un comportamento/attributo/modo di fare/non-so-che di un'altra persona vi dà tanto fastidio chiedetevi perché. Spesso e volentieri certe cose ci danno fastidio negli altri perché in prima istanza sono cose che non accettiamo di noi stessi, ce le neghiamo, non vogliamo vederle... o forse, qualcosa che noi vorremmo avere.
Certo, delle volte uno è maleducato e ci dà fastidio la maleducazione in generale. Ma quando è qualcosa di più sottile, non così chiaro chiedetevi, perché vi dia tanto fastidio.
E siate onesti, non pensate che sia sempre e solo colpa degli altri.
Questa domanda mi ha aiutata a crescere tantissimo, a scoprire aspetti di me che sono riuscita a cambiare e ad apprezzare tante altre cose che altrimenti mi sarei persa!
Se poi, chiedendovi perchè qualcosa vi dia fastidio, scoprite che vi dà fastidio e basta, allora riuscirete anche ad avere una reazione solo a quel qualcosa, invece che opporvi alla persona che ve la presenta.

- di chi sono queste parole?
Questa è stata illuminante, e viene dalla mia amatissima Icon, un giorno le stavo dicendo qualcosa del tipo "Ma tanto è inutile, so che non andrà bene comunque" al che lei, pacifica come un gatto alle quattro del pomeriggio "e questo chi lo dice? Sono parole che hai sentito da altri o sono parole tue?". BAM! Illuminazione! Nessuno mi aveva detto così, ero io che mi stavo fasciando la testa prima di essermela rotta. Ero io che mi stavo mettendo i bastoni fra le ruote.
E quante altre volte l'avevo già fatto? E quanto è distruttivo come modo di pensare???

- è ancora vero?
Ok, questa è una domanda che in un certo senso si collega a quella di Icon, potrebbe essere che qualcuno vi abbia detto qualcosa in passato, qualcosa di negativo o comunque qualcosa che ricordate ancora adesso ed è limitante, o vi influenza, o vi crea sensi di colpa verso un'aspettativa. Magari non è una frase che hanno detto direttamente a voi, ma che vi riguardava e che voi avete sentito.
Esempio classico? Sentire vostra madre che vi descrive a un'amica "Eh, è così timida". Et voilà, timidezza a vita garantita, perchè ci credete, pensate che vostra madre abbia assolutamente ragione, raccogliete ogni evidenza che sia così, tralasciando il resto.
E quindi ora chiedetevi: quante delle idee che vi siete fatti su voi stessi sono ancora vere? Quante delle profezie autoavverantesi che i vostri genitori hanno malamente pronunciato sono ancora così? Quante di queste credenze sono instillate da altri? Quante reali? E quante ancora valide?

Le persone cambiano, spero che queste domande vi siano d'aiuto come lo sono a me. E se avete altre domande geniali, per favore scrivetemele nei commenti, voglio sapere!!!

lunedì 9 agosto 2010

Via con la timidezza parte 3


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Tanti articoli consigliano sempre gli stessi modi per sconfiggere la timidezza.
Ma mi è sempre sembrato che chi li scrive non sia mai stato davvero timido.
L'altra volta ho parlato delle diverse cause che possono scatenare la timidezza, ma alla fine secondo me i metodi per risolverla sono sempre gli stessi.

La farò breve, perchè se vi spiegassi tutto il mio percorso probabilmente ci vorrebbe un libro e, anche se l'argomento preferito di ogni persona su questa terra è se stesso, non credo che abbiate voglia di leggere così tanto su un blog.
Però posso dirvi che ho grande esperienza di prima qualità e che non è mia intenzione "dare la colpa" a nessuno per la mia timidezza.

Non ricordo come quando o perché io abbia iniziato ad essere timida, ci sono certi "filmini di famiglia" dove canto e ballo senza problemi, ma forse uno si dice che sono solo giochi da bambino.
Ricordo però che i "problemi" più grossi me li ha dati verso la fine del liceo, infatti durante le medie e i primi anni da liceale non mi interessava, o almeno professavo che fosse così, quello che gli altri pensavano di me, ero un concentrato di "ascolto punk, me ne sbatto, ho le finte doc gialle con i pantaloni di velluto a coste viola e la felpa rossa, e allora???!".
Poi è stata una parabola discendente, fino ad arrivare a farmi seghe mentali se sull'autobus dovevo schiacciare il pulsante per la fermata, perchè chissà cos'avrebbero dedotto gli altri da come era messa la mia mano/manica/bracciale/unghie, da come schiacciavo il campanello, dalla fermata a cui scendevo, da come mi alzavo e da come mi muovevo. Insomma... paranoica eh?
Nonostante questo però mi comportavo "come al solito", ovvero il classico essere un po' più esuberanti del dovuto per riuscire simpatici e soprattutto per nascondere la timidezza.
Fra l'altro avevo pure iniziato a prendere lezioni di canto.

Ed ecco l'errore madornale.
Quando fate qualcosa che vi piace, e lo fate perchè vi piace farlo, se poi ha anche "benefici aggiunti" quali, nel mio caso, potermi aiutare contro la timidezza NON fate l'errore di trasformare il vostro svago in una cura.
Non so per quale strano transfert il canto da hobby era passato a terapia, e da mezzo per risolvere il problema quasi al problema stesso.
Mi dicevo che avrei dovuto prenderci la mano, e meno mi riusciva più mi agitavo, meno risolvevo il mio problema, anzi, più si aggravava. Eppure, prof, a casa la sapevo!

Altro errore da evitare. Troppi "esperti" consigliano sempre le solite cose e soprattutto sproloquiano su quello che bisogna fare, dimenticando che ognuno è fatto a modo suo, che ognuno deve trovare la sua via e che ognuno ha un diverso tipo e approccio.
Dicevo, altro errore da evitare è opporsi alla timidezza. Eh, brava, e come la elimino?
Eliminando l'idea di un'eliminazione. Il mio non "dare la colpa" a nessuno per la mia timidezza sta anche in questo: finché vi crucciate per l'essere timidi, finché state a scervellarvi, perdere il sonno e il senno per capire qual'è stato il traumatico evento scatenante (e se non ce ne fosse stato uno ma solo una serie di piccole circostanze che pian piano vi hanno trasformato?), finché cercate tutti i possibili responsabili (mia madre mi ha represso! mio padre non mi ha mai fatto i complimenti! la mia famiglia ha aspettative troppo alte! la società non mi permette d'esprimermi! A scuola erano tutti stronzi! sono un'incapace su qualsiasi fronte!) non vi prenderete mai la responsabilità di cambiare le cose.

Diciamocelo: ha poi così tanta importanza capire quando e come e perchè e chi? Voglio dire, capirlo, per quanto terapeuticamente utile forse, non cambierà lo stato delle cose, cioè che ADESSO voi siete timidi e ci state male.
Allora facciamo una cosa. Facciamo che ci diciamo "ok, sono timido, e allora?", iniziate ad accettare la cosa e mettetevi in testa che la timidezza non è un peccato capitale, non bisogna essere timidi di essere timidi,e fa parte di voi, come avere i capelli di un certo colore, le gambe di una certa lunghezza e le mani di una certa forma.
Anzi, già che ci siamo, ringraziamo di avere capelli, gambe, mani e tutto al suo posto, che la timidezza è il minore dei mali possibili!

Una volta che avrete imparato ad accettarvi (che non significa scrivere lodi alla vostra timidezza, ma accettare il fatto che ci sia, imparare a conviverci e limitarla nel suo spazietto, ricordate il discorso sui limiti?) allora potete iniziare a lavorarci su.

Credo che la mia risalita sia cominciata un annetto fa circa, quando sono andata in Erasmus, quando mi sono catapultata in uno studentato stile Shining incontra Bidonville, dove non conoscevo niente e nessuno, e quando ho incontrato persone meravigliose, motivate, appassionate, positive, e quando ho trovato blog e siti di ragazze un po' come me, in giro per il mondo, e armate di un fortissimo pensiero positivo. E poi EFT, LdA, Affermazioni e compagnia bella.
Infine quest'inverno fra i compiti di Charade e il Radical Self Love di Gala ho messo in pratica, sistematicamente e continuativamente due semplici pilastri:
trattati come tratteresti il tuo migliore amico, e se scivoli (ed è perfettamente normale e comprensibile) nel pensiero negativo e nell'autocattiveria fai una non-punizione: fatti un complimento, abbracciati, sorriditi allo specchio, qualsiasi minchiata pur di ricordarti che in fondo ti vuoi bene.

Come fanno unicorni ed arcobaleni a risistemarti la timidezza?
Beh, non lo fanno da soli, lo fanno pian piano, ma se ti vuoi bene e lo sai la prossima volta in cui "sbaglierai" non avrai la solita reazione in cui t'incazzi con te stessa perchè sbagli, o peggio (ed era il mio caso) ti blocchi per non sbagliare e ti incazzi con te stessa perchè ti blocchi.
Pian piano, con un po' di Costanza e Perseveranza si diventa semplicemente più morbidi con se stessi.

Errore numero tre: pensare di dover essere un tuttuno granitico. Avevo 17 anni e pensavo di dover essere un esempio etico e morale di coerenza, di dover assolutamente essere in un modo unico, non contraddittorio, fare ciò che dicevo e non avere scampo se avessi mai dovuto -argh sacrilegio!- cambiare idea su qualcosa, non è corretto!

Al diavolo (risparmiandovi una psico-retrospettiva adolescenziale) la stasi è morte, il cambiamento è evoluzione, vita.

Eventualmente, per andare incontro a tutti questi tre errori, una "stage persona" non è affatto una cattiva idea (oh, l'ho capito dopo aver sbattuto la testa contro questo muro più e più volte, ma purtroppo sono fatta così, devo prendere delle sonore cartellate in faccia per capire l'evidenza a volte... sic...): Oscar Wilde diceva di dare ad un uomo una maschera, se si voleva che dicesse la verità... io non credo che la verità esista, credo ci siano solo tante fette di realtà, ma in ogni caso, una maschera, all'occorrenza, male non vi fa, non significa essere degli impostori o degli ipocriti (come ahimé pensavo), significa mettersi qualche paracolpi, avere un salvagente a portata di mano, un po' di cuscini antiurto intorno.
Insomma, decidete come e quando essere timidi (in genere uno decide "a casa, nel privato, nel quotidiano") e poi quando usare la vostra super scintillante maschera, che, notate bene, non vi nasconde completamente in favore di qualcosa che non siete, ma mette in risalto i lati forti e protegge quelli deboli (ho volutamente evitato di usare parole come "migliori" e "peggiori", altrimenti ritorniamo sul punto che la timidezza è un difetto, è qualcosa di negativo, dimenticare, di cui vergognarsi).

In una parola il mio consiglio da esperta in materia è questo: flessibilità.
Che significa essere mentalmente elastici per capire cos'è svago e cos'è cura. Essere morbidi con se stessi, ricordandosi che siamo il nostro primo migliore amico (e che vi piacciate o no dovrete vivere con voi stessi finché campate, quindi tanto vale andar d'accordo!). E infine essere malleabili per il cambiamento.

Ah, e ricordatevi di respirare.
No, seriamente!
Uno dei consigli più diffusi è "concentratevi su quello che state facendo"... oh genio, ma è proprio quello che sto facendo che mi innervosisce!
Allora imparate a concentrarvi sulla respirazione.
Inspirate, a pieni polmoni, abbassando il diaframma, riempiendovi d'aria dalla pancia fino alle clavicole, espirate a fondo, completamente, fino all'ultima goccina d'aria, dovete diventare blu dallo sforzo.
Poi sentirete come i polmoni si riempiono da soli di un'aria che così buona non l'avete mai sentita.
Da qui sentite solamente l'aria che vi entra dalle narici, la pancia che si gonfia, il diaframma che si sposta e l'aria che esce dal naso un'altra volta.
Stare concentrati sulla respirazione è il primo passo per qualsiasi tipo di meditazione ed esercizio fisico.

Fidatevi che fa la differenza, se il vostro cervello rettile (capitolo primo ;) è impegnato in quella funzione vitale che è la riserva d'ossigeno, avrà poco tempo per accorgersi della finta paura che aleggia intorno a voi.

In ultimo, l'esercizio fisico aiuta davvero: oltre a darvi, col tempo, un migliore aspetto fisico (che di certo male non fa all'autostima) vi dà, subito e soprattutto, una dose d'endorfine e rilassatezza muscolare e capacità di concentrazione sul fisico con conseguente distensione mentale impareggiabile in questi casi.
E bevete tanta acqua... e mangiate sano e dormite bene, ma queste sono le solite cose ;)

lunedì 2 agosto 2010

Via con la timidezza parte 2


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L'ultima volta vi ho lasciati dicendo che la timidezza può non essere ciò che sembra.
Ho letto di recente due cose che mi hanno lasciata a bocca aperta.
Introversione e timidezza sono due cose diverse. L'introversione è un tipo di carattere, di attitudine verso il mondo che porta l'introverso a concentrarsi più sul suo mondo interiore, ad avere una sensibilità diversa rispetto agli estroversi, forse lo porta ad idealizzare un po' troppo e viste le spinte della "società" a sentirsi pure inadeguato perchè non è estroverso. Ma non è necessariamente timido, può diventarlo se lo si convince di questo.
La timidezza invece è qualcosa che più probabilmente si apprende, dalle esperienze, dalle circostanze. E può essere cambiata. (Per amore d'onestà si può anche cambiare dall'introversione... o semplicemente accettare il fatto d'essere introversi e amarsi per quello che si è: una persona riservata con una grande sensibilità e ricchezza interiore. Qui un sito tutto dedicato all'Introversione).

E l'altra cosa che mi ha davvero fatto cadere la mascella più o meno al livello delle ginocchia è stata che la timidezza può essere sì scarsità di autostima, o mancanza di conferme positive (ovvero: fate qualcosa di sbagliato? venite rimproverati. Fate qualcosa di giusto? E' solo il vostro dovere, nessun elogio) ma soprattutto può essere causata da un'eccessiva stima di sé.

Come come come???
Ma il timido non è quello che si sottovaluta, non ha fiducia in se stesso e tutte queste amenità?
Sì, vero, ma a quanto pare si può diventare timidi anche avendo un'idea troppo alta di se stessi. Come funziona? Semplice: pensate, a un livello non proprio cosciente, di essere super, molto intelligenti, molto creativi, molto belli, molto bravi in tutto ciò che fate. E quindi riservate per voi stessi standard altissimi, quasi impossibili da raggiungere. E lo sapete che sono impossibili da raggiungere, li avete pianificati voi! E così non provate nemmeno, non vi sentite all'altezza, non vi sentite adeguati, non vi sentite abbastanza. Le vostre azioni non rispecchiano le vostre idee. E allora uno si chiude, smette di tentare, la paura del fallimento con se stessi si trasmette al di fuori e così vi chiudete in voi stessi, chiunque sembra/appare/è meglio di voi, vi sentite lasciati indietro.

E cosa si fa a questo punto? Con un'autostima gonfissima ma inutilizzabile?

La si sgonfia, si accetta sia di essere timidi e aver paura di fallire, sia di non essere perfetti e che quindi volersi bene è importantissimo, si impara che fallire è parte di quel volersi bene, e si impara a non essere perfetti. E poi si prova.
A fare cosa?
Tutto quello che volete.

A qualcuno di voi, soprattutto se si riconosce in questa categoria di timidi, sarà venuto in mente "eh, sì, ma se non sono perfetto come faccio a fare tutto?" o almeno un moto di obiezione non meglio specificato.
Non essere perfetti significa avere la possibilità di sbagliare e imparare dagli errori, e significa avere dei limiti.

Molti dicono che i limiti servono solo ad essere superati, e sono abbastanza d'accordo, vederli come gradini di una scala da percorrere è qualcosa che aiuta a mantenersi motivati.
Ma ci sono anche limiti che per quanto possiate impegnarvi non sono superabili.
Per quanto lo vogliate, per quanto vi alleniate e vi ci impegniate e ci proviate se siete alti un metro e una ciabatta difficilmente vincerete il guinness dei primati come persona più alta del mondo.
Ma pensateci un attimo: escluso il guinness dei primati, esclusa l'NBA, esclusi certi lavori (e qui forse potrebbe essere un po' più dura da digerire, ma aspettate almeno la prossima frase), escluse le cose che proprio non potete fare... quante altre ne avete a vostra disposizione?

Un limite non è necessariamente qualcosa di negativo, anzi, a volte può aiutarvi a stimolare la vostra creatività, le vostre possibilità.
So di corsi di pittura che come compito richiedono di dipingere 100 quadri, tutti con lo stesso soggetto, ma ogni volta con un materiale diverso, senza poterlo usare due volte.
Una cosa simile succede nei corsi di scrittura creativa: scrivi dieci storie, una per genere narrativo, di tot cartelle, con un semaforo come protagonista.
Provate a pensare a come portereste a termine questi compiti. Pensateci adesso, sul serio, per un attimo.
Vi siete resi conto di come siate stati costretti a pensare fuori dagli schemi?

Invece di pensare che non avete autostima e non l'avrete mai, invece di pensare che timidi come siete non potrete mai fare altro, invece di opporvi muro contro muro con la vostra timidezza, perchè non provate a dirvi "ok, sono timido... e allora?" e provare a immaginare quante cose potete fare pur essendo timidi!

Al prossimo pezzo, per spiegarvi come io ne sto uscendo... e per risparmiarvi i miei errori!

lunedì 26 luglio 2010

Via con la timidezza parte 1

screenshot by me, dal DVD di Alice in Wonderland, di Tim Burton

Sono convinta che tutti siano timidi, almeno un po', almeno per quanto riguarda certi piccoli aspetti della vita.
Altrimenti ci sarebbero molti più esibizionisti spacconi e sbruffoni.
E sono anche convinta che alcuni di questi esibizionisti lo siano per mascherare la loro "debolezza", la timidezza appunto.

Molti grandi cervelli in passato hanno elogiato la timidezza: virtù del riflessivo, favorisce il pensiero e la saggezza, non parliamo poi di quanto gentili donzelle e il fascino misterioso esercitato dai loro rossori e pudori facesse presa.
In più ultimamente ho letto di libri che trattano della timidezza dal punto di vista della perpetuazione della specie: il timido ha un ottimo istinto per le situazioni pericolose e impara a fuggirle, salvandosi così la vita.

Suona familiare ai conigli vero? Avete mai letto "La collina dei conigli"? Io sì, è un libro spettacolare, vi fa desiderare di essere un coniglio! Però, per come sono fatta, meglio che mi metta a parlare di questi batuffolini saltellanti in un post a parte!

Io stessa sto lavorando da un sacco sulla mia timidezza, e modestia a parte credo di essere riuscita a fare qualche miglioramento. Non sono ancora "a posto" come vorrei, ma qui entrano in gioco le elucubrazioni con cui mi sto dilettando ultimamente:

1) la "timidezza" si manifesta in molte forme, alcune addirittura patologiche. Per ogni livello di timidezza c'è una soluzione: dal farsi un po' più coraggio e mettersi in gioco, al cercare un aiuto professionale medico/psicologico.
2) la timidezza ha varie manifestazioni fisiche: è basilarmente una reazione di paura a una situazione "minacciosa". Ne è responsabile il cosiddetto "cervello rettile", quello deputato alle funzioni istintuali (far battere il cuore, respirare, sbattere gli occhi...). In quelle situazioni quindi il cervello rettile reagisce per predisporvi fisicamente alla fuga, per esempio spostando più sangue nelle gambe, per poter correre via.
3) e infine, ovviamente, la timidezza ha un'infinità di cause, ancora non stabilite unanimemente, siano genetiche, educative o psicologiche.

La chiave per reagire positivamente a questi stati di "paura irrazionale", a quanto pare, sarebbe ripetersi che non si è in pericolo, concentrarsi sulle cose razionali, concrete, e non sulle paure irrazionali... già...
Qualcuno vuole dirglielo a tutti quegli scrittori di "come uscirne" che quando sei nel bel mezzo di quella botta di caldo, quella tachicardia improvvisa, quel nodo alla gola, quel rossore alle guance, quell'obnubilamento mentale, non è che ti metti lì a pensare "Uh, devo star tranquillo, inspira, espira, pensa alle cose razionali, concrete, questo non è razionale"... se ne fossimo in grado, così in automatico, non saremmo timidi... o no?

Però effettivamente un paio di cose le ho imparate: spesso è tutto nella nostra testa, ci sono cose che vanno accettate, ci sono cose che vanno preparate e allenate e praticate, siamo tutti sulla stessa barca, i "limiti" non sono necessariamente una cosa negativa, e la timidezza potrebbe non essere ciò che sembra...

Dopo questa illuminante, brillante, originalissima introduzione, ho deciso di dividere l'argomento in più post, così da darvi il tempo di digerire la cosa con calma di volta in volta.

lunedì 14 giugno 2010

Crisi del quarto di secolo


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Questa è già la seconda volta che rimando un post che ho pronto sul pc da qualche giorno (e pronto nella mia testa da ancora più tempo).
Non mi decido mai ad affrontare qualcosa che mi impegna la testa, ho sempre paura di aprire il vaso di Pandora, ma alla fine ogni volta che mi decido non trovo imprese titaniche, solo incombenze da sbrigare. E devo dire che essermi data delle "scadenze" su un blog aiuta ad uscire da questo stato in cui avere e semi-ignorare un cruccio è più facile e meno faticoso che affrontarlo e risolverlo... in fondo ormai siamo abituati ad identificarci con i nostri problemi, no? Uno sano, contento e rilassato in genere o è un ingenuo, o è strafatto o ha la fortuna di non avere nessun vero problema... mah... non ci credo.
Però ho pure il brutto vizio di interessarmi di settecento cose contemporaneamente, volerle fare tutte, subito e perfette.
A questo si aggiungono anche le cose del quotidiano, lo stress che ne deriva e un piccolo mostro bastardo chiamato "aspettativa".

Prometto che dopo la serie di post che inauguro oggi non vi romperò più le scatole con la mia tesi e quant'altro, ma scommetto che avete già sentito parlare di "crisi del quarto di vita".
Ovvero la figliola giovane della crisi di mezz'età, ed è quella crisi che si attraversa fra i venti e i trent'anni, finiti gli studi, con potenzialmente tutte le porte spalancate davanti a voi, ma apparentemente nessuna indicazione su dove andare.
Avete passato l'adolescenza a cercare di stabilire chi siete e adesso che sembravate esserci riusciti, cambia tutto un'altra volta, senza sapere di nuovo chi sia quella persona che vedete allo specchio.
Tutto quello che avete studiato e fatto sembra non servire a nulla, sembra non aver valore.
Tutto quello che conoscete sembra finito dietro a un punto fermo come l'epilogo di un libro, ora c'è la "vita vera" e iniziate pure a chiedervi perchè non avete fatto quello che avreste voluto fare già quando eravate piccoli per essere più pronti ora.
In più, qualsiasi cosa susciti il vostro interesse sembra richiedere livelli di specializzazione tremendi: non basta interessarsi di yoga, bisogna diventare dei guru spirituali riconosciuti in tutto il mondo, non basta la laurea specialistica e il master: oltre ad essere neolaureato servi anche "con esperienza", niente è mai abbastanza, si punta sempre alle vette supreme.
Sembra sempre che dietro ai termini che usano ci siano chissà quali misteriose verità metafisiche, quando invece ho realizzato che è più terra terra di quanto sembri. Se dicono "visualizzazione creativa" intendono spesso "immaginazione", come quando vi fate i filmini ad occhi aperti!
In più sembra che chiunque altro sia avanti anni luce rispetto a te, povero tapino in un angolo.

Insomma, siamo tutti qui a chiederci perchè diavolo siamo stati così dei bravi bambini a seguire le tappe prefissate e ora che in teoria possiamo fare quello che vogliamo non sappiamo nemmeno da che parte girarci.

Che ci siano falle nell'educazione che riceviamo è fuori di dubbio (o per lo meno questa è la mia esperienza), ma! udite udite! Euforilla è qui per contagiarvi col suo spirito fricchettone (e forse prima di tutto per ricordarlo a se stessa)!

C'è modo di uscirne, e il primo è condividere e sapere che non siete soli su questa terra... ho sempre trovato assurdo come tutti si tengano dentro queste difficoltà, come se fossero un'onta... col risultato che ognuno si rintana nella sua cameretta ad ascoltare musica deprimente, a sentirsi solo e sfigato.

Comunque, stando al primo principio enunciato, condividiamo, dimostriamo di non essere soli, ecco qui quello che ho intenzione di scrivere prossimamente:

° Cos'ho imparato dalla tesi (non da tutto il corollario, proprio dall'argomento), ovvero la saggezza del corpo.
° cosa c'è di sbagliato nell'educazione che abbiamo ricevuto, ma non è troppo tardi per cambiare.
° training autogeno, eft, metodo sedona e teorie alternative per la pace interiore: quando smettere
° legge dell'attrazione e il caro vecchio diritto a sfogarsi
° timidezza
portami via (in tre parti 1, 2, 3): ha un suo scopo, una sua funzione biologica, però non ha sempre motivo d'esistere
°
autodefinirsi... può far bene!
°
le domande utili per avere risposte utili

Non sono un'esperta di fama mondiale, posso solo raccontarvi come li vivo io questi momenti, anzi, mi serve proprio avere un posto e dei tempi per raccontare queste cose, altrimenti continuerei a rimuginarci sopra senza cavarne un ragno dal buco... e in fondo è per questo che è nato questo blog: magari tutte le mie seghe mentali risparmiano un po' di crucci a qualcun altro!