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lunedì 23 agosto 2010

Domande utili


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Eccoci qua, questo è l'ultimo post della mia serie sulla Crisi del quarto di secolo. Delle volte, tanto per citare Gògol (no non lo scrittore, lo gnomo di Labyrinth, mia fonte di saggezza) servono le domande giuste per avere le risposte giuste.

Oltre ai classici "chi sono" "cosa voglio" "dove vado" "da dove vengo" (beh, quest'ultima forse non l'ho mai capita davvero, ma mi è sempre stata piuttosto chiara) ci sono altre domande che mi hanno aiutato a stare meglio.
Ci sono le domande che devi farti per EFT, e sono varie, quasi colloquiali, per arrivare a ciò che veramente ti dà fastidio, ed eventualmente dargli nome forma e colore per identificarlo meglio e sbarazzarsene.
Ci sono le domande del metodo Sedona, che è una tecnica di rilascio di emozioni negative.
Domande più pratiche, che aiutano a darsi da fare: posso raggiungere il mio obiettivo adesso? Se no, cosa posso fare subito? Posso raggiungere X senza fare Y? Come posso fare/raggiungere Y?

E poi ci sono le domande che io scolpirei nella roccia, non saprei metterle in ordine di importanza, perchè a seconda dei casi ognuna è ugualmente importante:

- fra dieci anni avrà ancora importanza?
Quando vi arrabbiate o ci rimanete male per qualcosa, chiedetevelo davvero, e cercate di dare una risposta. Solo l'atto di immaginarvi da qui a dieci anni avrà il grande merito di spostare la vostra attenzione da quello che vi fa girar le scatole a come sarete fra 10 anni. Scommetto che la risposta sarà "no, non avrà più importanza"!

- perchè ti dà tanto fastidio?
Questa credo sia addirittura di origini junghiane, ovvero: quando un comportamento/attributo/modo di fare/non-so-che di un'altra persona vi dà tanto fastidio chiedetevi perché. Spesso e volentieri certe cose ci danno fastidio negli altri perché in prima istanza sono cose che non accettiamo di noi stessi, ce le neghiamo, non vogliamo vederle... o forse, qualcosa che noi vorremmo avere.
Certo, delle volte uno è maleducato e ci dà fastidio la maleducazione in generale. Ma quando è qualcosa di più sottile, non così chiaro chiedetevi, perché vi dia tanto fastidio.
E siate onesti, non pensate che sia sempre e solo colpa degli altri.
Questa domanda mi ha aiutata a crescere tantissimo, a scoprire aspetti di me che sono riuscita a cambiare e ad apprezzare tante altre cose che altrimenti mi sarei persa!
Se poi, chiedendovi perchè qualcosa vi dia fastidio, scoprite che vi dà fastidio e basta, allora riuscirete anche ad avere una reazione solo a quel qualcosa, invece che opporvi alla persona che ve la presenta.

- di chi sono queste parole?
Questa è stata illuminante, e viene dalla mia amatissima Icon, un giorno le stavo dicendo qualcosa del tipo "Ma tanto è inutile, so che non andrà bene comunque" al che lei, pacifica come un gatto alle quattro del pomeriggio "e questo chi lo dice? Sono parole che hai sentito da altri o sono parole tue?". BAM! Illuminazione! Nessuno mi aveva detto così, ero io che mi stavo fasciando la testa prima di essermela rotta. Ero io che mi stavo mettendo i bastoni fra le ruote.
E quante altre volte l'avevo già fatto? E quanto è distruttivo come modo di pensare???

- è ancora vero?
Ok, questa è una domanda che in un certo senso si collega a quella di Icon, potrebbe essere che qualcuno vi abbia detto qualcosa in passato, qualcosa di negativo o comunque qualcosa che ricordate ancora adesso ed è limitante, o vi influenza, o vi crea sensi di colpa verso un'aspettativa. Magari non è una frase che hanno detto direttamente a voi, ma che vi riguardava e che voi avete sentito.
Esempio classico? Sentire vostra madre che vi descrive a un'amica "Eh, è così timida". Et voilà, timidezza a vita garantita, perchè ci credete, pensate che vostra madre abbia assolutamente ragione, raccogliete ogni evidenza che sia così, tralasciando il resto.
E quindi ora chiedetevi: quante delle idee che vi siete fatti su voi stessi sono ancora vere? Quante delle profezie autoavverantesi che i vostri genitori hanno malamente pronunciato sono ancora così? Quante di queste credenze sono instillate da altri? Quante reali? E quante ancora valide?

Le persone cambiano, spero che queste domande vi siano d'aiuto come lo sono a me. E se avete altre domande geniali, per favore scrivetemele nei commenti, voglio sapere!!!

lunedì 16 agosto 2010

Autodefinirsi


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Internet è bello perchè ci trovi di tutto, ma proprio di tutto.
Anche il ventenne che si definisce life coach, anche la quindicenne che scrive di sé "fotografa, stilista, scrittrice".
E ti viene da pensare: ma che ne sanno loro?
Però a me viene anche da pensare altro, se posso farmi un complimento è che ho imparato a imparare da qualsiasi evento, situazione o cosa.
E quindi anche se sì, l'impatto iniziale può lasciarti un po' basito, sono arrivata alla conclusione che darsi da sé una definizione non sia poi tanto male.

Merito anche di un libro che mi ha prestato il mio insegnante di canto "The rock and roll singer's survival manual" di Mark Baxter(ottimo libro!), c'è stata una cosa che mi ha colpito più di tutte: puoi dire di te stesso di essere qualcuno che fa un certo lavoro e ogni tanto canta, e puoi dire di te stesso di essere un cantante che si mantiene facendo un certo lavoro.
La cosa fa effettivamente la differenza, l'enorme differenza.

Perchè nel momento in cui vi guardate allo specchio e vi dite "Io sono X" (un astronauta, un cantante, un sognatore, un puffo) allora dovete anche prendervi certe responsabilità.
Se poi lo scrivete anche su internet, alla portata di mezzo mondo, allora avete ulteriori responsabilità, ma prima di occuparci di quello che potrebbero pensare gli altri stiamo sulle prime responsabilità che sorgono.

Dirsi di essere qualcosa funziona come promemoria di un obiettivo, serve a tenersi motivati, a comportarsi e agire in un certo modo per andare in una certa direzione per arrivare a un certo obiettivo.
Continuando con l'esempio del libro un cantante deve ricordarsi sempre che ovunque vada e qualsiasi cosa faccia ha il suo strumento con sé... come se un chitarrista andasse a prendere il bus tutte le mattine, che ci siano 40 gradi all'ombra o una pioggia gelida, e la sua bella chitarrina ce l'ha in spalla, senza custodia, e poi sale sul bus e tutti la prendono a spintoni... Iniziate a farvi un'immagine mentale di quello che significa darsi una definizione e vivere all'altezza di quegli standard?

Passiamo alle responsabilità che avete con gli altri. Se scriveste di essere fotografi allora dovreste impegnarvi quotidianamente a fare foto, a risparmiare soldi per permettervi nuove ottiche, a imparare trucchetti di fotoritocco, a tenere aggiornato e pubblicizzato il vostro account di foto. Nessuno verrà a tirarvi le caviglie di notte se poi cambiate idea, basta non fare come la volpe e l'uva, basta che vi impegniate seriamente per non fare, come si dice dalle mie parti, la figura del cioccolataio.

Il livello di impegno e la chiarezza di un obiettivo che dà l'autodefinirsi sono quello che secondo me rende la cosa degna di pratica.
E poi, non c'è bisogno di dirsi tutti pittori e astronauti, se non è la cosa che vi interessa. Funziona un po' come per la "stage persona" di cui parlavo la volta scorsa!
Potreste anche coniare definizioni tutte vostre.
Anima della Cucina? Perché no! Sarta gotico-psichedelica? Evvai! Folletto delle sinapsi? Se per voi significa qualcosa, accomodatevi!

Io devo ancora trovare la mia, ma voi? Come vi definireste?

lunedì 9 agosto 2010

Via con la timidezza parte 3


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Tanti articoli consigliano sempre gli stessi modi per sconfiggere la timidezza.
Ma mi è sempre sembrato che chi li scrive non sia mai stato davvero timido.
L'altra volta ho parlato delle diverse cause che possono scatenare la timidezza, ma alla fine secondo me i metodi per risolverla sono sempre gli stessi.

La farò breve, perchè se vi spiegassi tutto il mio percorso probabilmente ci vorrebbe un libro e, anche se l'argomento preferito di ogni persona su questa terra è se stesso, non credo che abbiate voglia di leggere così tanto su un blog.
Però posso dirvi che ho grande esperienza di prima qualità e che non è mia intenzione "dare la colpa" a nessuno per la mia timidezza.

Non ricordo come quando o perché io abbia iniziato ad essere timida, ci sono certi "filmini di famiglia" dove canto e ballo senza problemi, ma forse uno si dice che sono solo giochi da bambino.
Ricordo però che i "problemi" più grossi me li ha dati verso la fine del liceo, infatti durante le medie e i primi anni da liceale non mi interessava, o almeno professavo che fosse così, quello che gli altri pensavano di me, ero un concentrato di "ascolto punk, me ne sbatto, ho le finte doc gialle con i pantaloni di velluto a coste viola e la felpa rossa, e allora???!".
Poi è stata una parabola discendente, fino ad arrivare a farmi seghe mentali se sull'autobus dovevo schiacciare il pulsante per la fermata, perchè chissà cos'avrebbero dedotto gli altri da come era messa la mia mano/manica/bracciale/unghie, da come schiacciavo il campanello, dalla fermata a cui scendevo, da come mi alzavo e da come mi muovevo. Insomma... paranoica eh?
Nonostante questo però mi comportavo "come al solito", ovvero il classico essere un po' più esuberanti del dovuto per riuscire simpatici e soprattutto per nascondere la timidezza.
Fra l'altro avevo pure iniziato a prendere lezioni di canto.

Ed ecco l'errore madornale.
Quando fate qualcosa che vi piace, e lo fate perchè vi piace farlo, se poi ha anche "benefici aggiunti" quali, nel mio caso, potermi aiutare contro la timidezza NON fate l'errore di trasformare il vostro svago in una cura.
Non so per quale strano transfert il canto da hobby era passato a terapia, e da mezzo per risolvere il problema quasi al problema stesso.
Mi dicevo che avrei dovuto prenderci la mano, e meno mi riusciva più mi agitavo, meno risolvevo il mio problema, anzi, più si aggravava. Eppure, prof, a casa la sapevo!

Altro errore da evitare. Troppi "esperti" consigliano sempre le solite cose e soprattutto sproloquiano su quello che bisogna fare, dimenticando che ognuno è fatto a modo suo, che ognuno deve trovare la sua via e che ognuno ha un diverso tipo e approccio.
Dicevo, altro errore da evitare è opporsi alla timidezza. Eh, brava, e come la elimino?
Eliminando l'idea di un'eliminazione. Il mio non "dare la colpa" a nessuno per la mia timidezza sta anche in questo: finché vi crucciate per l'essere timidi, finché state a scervellarvi, perdere il sonno e il senno per capire qual'è stato il traumatico evento scatenante (e se non ce ne fosse stato uno ma solo una serie di piccole circostanze che pian piano vi hanno trasformato?), finché cercate tutti i possibili responsabili (mia madre mi ha represso! mio padre non mi ha mai fatto i complimenti! la mia famiglia ha aspettative troppo alte! la società non mi permette d'esprimermi! A scuola erano tutti stronzi! sono un'incapace su qualsiasi fronte!) non vi prenderete mai la responsabilità di cambiare le cose.

Diciamocelo: ha poi così tanta importanza capire quando e come e perchè e chi? Voglio dire, capirlo, per quanto terapeuticamente utile forse, non cambierà lo stato delle cose, cioè che ADESSO voi siete timidi e ci state male.
Allora facciamo una cosa. Facciamo che ci diciamo "ok, sono timido, e allora?", iniziate ad accettare la cosa e mettetevi in testa che la timidezza non è un peccato capitale, non bisogna essere timidi di essere timidi,e fa parte di voi, come avere i capelli di un certo colore, le gambe di una certa lunghezza e le mani di una certa forma.
Anzi, già che ci siamo, ringraziamo di avere capelli, gambe, mani e tutto al suo posto, che la timidezza è il minore dei mali possibili!

Una volta che avrete imparato ad accettarvi (che non significa scrivere lodi alla vostra timidezza, ma accettare il fatto che ci sia, imparare a conviverci e limitarla nel suo spazietto, ricordate il discorso sui limiti?) allora potete iniziare a lavorarci su.

Credo che la mia risalita sia cominciata un annetto fa circa, quando sono andata in Erasmus, quando mi sono catapultata in uno studentato stile Shining incontra Bidonville, dove non conoscevo niente e nessuno, e quando ho incontrato persone meravigliose, motivate, appassionate, positive, e quando ho trovato blog e siti di ragazze un po' come me, in giro per il mondo, e armate di un fortissimo pensiero positivo. E poi EFT, LdA, Affermazioni e compagnia bella.
Infine quest'inverno fra i compiti di Charade e il Radical Self Love di Gala ho messo in pratica, sistematicamente e continuativamente due semplici pilastri:
trattati come tratteresti il tuo migliore amico, e se scivoli (ed è perfettamente normale e comprensibile) nel pensiero negativo e nell'autocattiveria fai una non-punizione: fatti un complimento, abbracciati, sorriditi allo specchio, qualsiasi minchiata pur di ricordarti che in fondo ti vuoi bene.

Come fanno unicorni ed arcobaleni a risistemarti la timidezza?
Beh, non lo fanno da soli, lo fanno pian piano, ma se ti vuoi bene e lo sai la prossima volta in cui "sbaglierai" non avrai la solita reazione in cui t'incazzi con te stessa perchè sbagli, o peggio (ed era il mio caso) ti blocchi per non sbagliare e ti incazzi con te stessa perchè ti blocchi.
Pian piano, con un po' di Costanza e Perseveranza si diventa semplicemente più morbidi con se stessi.

Errore numero tre: pensare di dover essere un tuttuno granitico. Avevo 17 anni e pensavo di dover essere un esempio etico e morale di coerenza, di dover assolutamente essere in un modo unico, non contraddittorio, fare ciò che dicevo e non avere scampo se avessi mai dovuto -argh sacrilegio!- cambiare idea su qualcosa, non è corretto!

Al diavolo (risparmiandovi una psico-retrospettiva adolescenziale) la stasi è morte, il cambiamento è evoluzione, vita.

Eventualmente, per andare incontro a tutti questi tre errori, una "stage persona" non è affatto una cattiva idea (oh, l'ho capito dopo aver sbattuto la testa contro questo muro più e più volte, ma purtroppo sono fatta così, devo prendere delle sonore cartellate in faccia per capire l'evidenza a volte... sic...): Oscar Wilde diceva di dare ad un uomo una maschera, se si voleva che dicesse la verità... io non credo che la verità esista, credo ci siano solo tante fette di realtà, ma in ogni caso, una maschera, all'occorrenza, male non vi fa, non significa essere degli impostori o degli ipocriti (come ahimé pensavo), significa mettersi qualche paracolpi, avere un salvagente a portata di mano, un po' di cuscini antiurto intorno.
Insomma, decidete come e quando essere timidi (in genere uno decide "a casa, nel privato, nel quotidiano") e poi quando usare la vostra super scintillante maschera, che, notate bene, non vi nasconde completamente in favore di qualcosa che non siete, ma mette in risalto i lati forti e protegge quelli deboli (ho volutamente evitato di usare parole come "migliori" e "peggiori", altrimenti ritorniamo sul punto che la timidezza è un difetto, è qualcosa di negativo, dimenticare, di cui vergognarsi).

In una parola il mio consiglio da esperta in materia è questo: flessibilità.
Che significa essere mentalmente elastici per capire cos'è svago e cos'è cura. Essere morbidi con se stessi, ricordandosi che siamo il nostro primo migliore amico (e che vi piacciate o no dovrete vivere con voi stessi finché campate, quindi tanto vale andar d'accordo!). E infine essere malleabili per il cambiamento.

Ah, e ricordatevi di respirare.
No, seriamente!
Uno dei consigli più diffusi è "concentratevi su quello che state facendo"... oh genio, ma è proprio quello che sto facendo che mi innervosisce!
Allora imparate a concentrarvi sulla respirazione.
Inspirate, a pieni polmoni, abbassando il diaframma, riempiendovi d'aria dalla pancia fino alle clavicole, espirate a fondo, completamente, fino all'ultima goccina d'aria, dovete diventare blu dallo sforzo.
Poi sentirete come i polmoni si riempiono da soli di un'aria che così buona non l'avete mai sentita.
Da qui sentite solamente l'aria che vi entra dalle narici, la pancia che si gonfia, il diaframma che si sposta e l'aria che esce dal naso un'altra volta.
Stare concentrati sulla respirazione è il primo passo per qualsiasi tipo di meditazione ed esercizio fisico.

Fidatevi che fa la differenza, se il vostro cervello rettile (capitolo primo ;) è impegnato in quella funzione vitale che è la riserva d'ossigeno, avrà poco tempo per accorgersi della finta paura che aleggia intorno a voi.

In ultimo, l'esercizio fisico aiuta davvero: oltre a darvi, col tempo, un migliore aspetto fisico (che di certo male non fa all'autostima) vi dà, subito e soprattutto, una dose d'endorfine e rilassatezza muscolare e capacità di concentrazione sul fisico con conseguente distensione mentale impareggiabile in questi casi.
E bevete tanta acqua... e mangiate sano e dormite bene, ma queste sono le solite cose ;)

lunedì 2 agosto 2010

Via con la timidezza parte 2


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L'ultima volta vi ho lasciati dicendo che la timidezza può non essere ciò che sembra.
Ho letto di recente due cose che mi hanno lasciata a bocca aperta.
Introversione e timidezza sono due cose diverse. L'introversione è un tipo di carattere, di attitudine verso il mondo che porta l'introverso a concentrarsi più sul suo mondo interiore, ad avere una sensibilità diversa rispetto agli estroversi, forse lo porta ad idealizzare un po' troppo e viste le spinte della "società" a sentirsi pure inadeguato perchè non è estroverso. Ma non è necessariamente timido, può diventarlo se lo si convince di questo.
La timidezza invece è qualcosa che più probabilmente si apprende, dalle esperienze, dalle circostanze. E può essere cambiata. (Per amore d'onestà si può anche cambiare dall'introversione... o semplicemente accettare il fatto d'essere introversi e amarsi per quello che si è: una persona riservata con una grande sensibilità e ricchezza interiore. Qui un sito tutto dedicato all'Introversione).

E l'altra cosa che mi ha davvero fatto cadere la mascella più o meno al livello delle ginocchia è stata che la timidezza può essere sì scarsità di autostima, o mancanza di conferme positive (ovvero: fate qualcosa di sbagliato? venite rimproverati. Fate qualcosa di giusto? E' solo il vostro dovere, nessun elogio) ma soprattutto può essere causata da un'eccessiva stima di sé.

Come come come???
Ma il timido non è quello che si sottovaluta, non ha fiducia in se stesso e tutte queste amenità?
Sì, vero, ma a quanto pare si può diventare timidi anche avendo un'idea troppo alta di se stessi. Come funziona? Semplice: pensate, a un livello non proprio cosciente, di essere super, molto intelligenti, molto creativi, molto belli, molto bravi in tutto ciò che fate. E quindi riservate per voi stessi standard altissimi, quasi impossibili da raggiungere. E lo sapete che sono impossibili da raggiungere, li avete pianificati voi! E così non provate nemmeno, non vi sentite all'altezza, non vi sentite adeguati, non vi sentite abbastanza. Le vostre azioni non rispecchiano le vostre idee. E allora uno si chiude, smette di tentare, la paura del fallimento con se stessi si trasmette al di fuori e così vi chiudete in voi stessi, chiunque sembra/appare/è meglio di voi, vi sentite lasciati indietro.

E cosa si fa a questo punto? Con un'autostima gonfissima ma inutilizzabile?

La si sgonfia, si accetta sia di essere timidi e aver paura di fallire, sia di non essere perfetti e che quindi volersi bene è importantissimo, si impara che fallire è parte di quel volersi bene, e si impara a non essere perfetti. E poi si prova.
A fare cosa?
Tutto quello che volete.

A qualcuno di voi, soprattutto se si riconosce in questa categoria di timidi, sarà venuto in mente "eh, sì, ma se non sono perfetto come faccio a fare tutto?" o almeno un moto di obiezione non meglio specificato.
Non essere perfetti significa avere la possibilità di sbagliare e imparare dagli errori, e significa avere dei limiti.

Molti dicono che i limiti servono solo ad essere superati, e sono abbastanza d'accordo, vederli come gradini di una scala da percorrere è qualcosa che aiuta a mantenersi motivati.
Ma ci sono anche limiti che per quanto possiate impegnarvi non sono superabili.
Per quanto lo vogliate, per quanto vi alleniate e vi ci impegniate e ci proviate se siete alti un metro e una ciabatta difficilmente vincerete il guinness dei primati come persona più alta del mondo.
Ma pensateci un attimo: escluso il guinness dei primati, esclusa l'NBA, esclusi certi lavori (e qui forse potrebbe essere un po' più dura da digerire, ma aspettate almeno la prossima frase), escluse le cose che proprio non potete fare... quante altre ne avete a vostra disposizione?

Un limite non è necessariamente qualcosa di negativo, anzi, a volte può aiutarvi a stimolare la vostra creatività, le vostre possibilità.
So di corsi di pittura che come compito richiedono di dipingere 100 quadri, tutti con lo stesso soggetto, ma ogni volta con un materiale diverso, senza poterlo usare due volte.
Una cosa simile succede nei corsi di scrittura creativa: scrivi dieci storie, una per genere narrativo, di tot cartelle, con un semaforo come protagonista.
Provate a pensare a come portereste a termine questi compiti. Pensateci adesso, sul serio, per un attimo.
Vi siete resi conto di come siate stati costretti a pensare fuori dagli schemi?

Invece di pensare che non avete autostima e non l'avrete mai, invece di pensare che timidi come siete non potrete mai fare altro, invece di opporvi muro contro muro con la vostra timidezza, perchè non provate a dirvi "ok, sono timido... e allora?" e provare a immaginare quante cose potete fare pur essendo timidi!

Al prossimo pezzo, per spiegarvi come io ne sto uscendo... e per risparmiarvi i miei errori!

lunedì 26 luglio 2010

Via con la timidezza parte 1

screenshot by me, dal DVD di Alice in Wonderland, di Tim Burton

Sono convinta che tutti siano timidi, almeno un po', almeno per quanto riguarda certi piccoli aspetti della vita.
Altrimenti ci sarebbero molti più esibizionisti spacconi e sbruffoni.
E sono anche convinta che alcuni di questi esibizionisti lo siano per mascherare la loro "debolezza", la timidezza appunto.

Molti grandi cervelli in passato hanno elogiato la timidezza: virtù del riflessivo, favorisce il pensiero e la saggezza, non parliamo poi di quanto gentili donzelle e il fascino misterioso esercitato dai loro rossori e pudori facesse presa.
In più ultimamente ho letto di libri che trattano della timidezza dal punto di vista della perpetuazione della specie: il timido ha un ottimo istinto per le situazioni pericolose e impara a fuggirle, salvandosi così la vita.

Suona familiare ai conigli vero? Avete mai letto "La collina dei conigli"? Io sì, è un libro spettacolare, vi fa desiderare di essere un coniglio! Però, per come sono fatta, meglio che mi metta a parlare di questi batuffolini saltellanti in un post a parte!

Io stessa sto lavorando da un sacco sulla mia timidezza, e modestia a parte credo di essere riuscita a fare qualche miglioramento. Non sono ancora "a posto" come vorrei, ma qui entrano in gioco le elucubrazioni con cui mi sto dilettando ultimamente:

1) la "timidezza" si manifesta in molte forme, alcune addirittura patologiche. Per ogni livello di timidezza c'è una soluzione: dal farsi un po' più coraggio e mettersi in gioco, al cercare un aiuto professionale medico/psicologico.
2) la timidezza ha varie manifestazioni fisiche: è basilarmente una reazione di paura a una situazione "minacciosa". Ne è responsabile il cosiddetto "cervello rettile", quello deputato alle funzioni istintuali (far battere il cuore, respirare, sbattere gli occhi...). In quelle situazioni quindi il cervello rettile reagisce per predisporvi fisicamente alla fuga, per esempio spostando più sangue nelle gambe, per poter correre via.
3) e infine, ovviamente, la timidezza ha un'infinità di cause, ancora non stabilite unanimemente, siano genetiche, educative o psicologiche.

La chiave per reagire positivamente a questi stati di "paura irrazionale", a quanto pare, sarebbe ripetersi che non si è in pericolo, concentrarsi sulle cose razionali, concrete, e non sulle paure irrazionali... già...
Qualcuno vuole dirglielo a tutti quegli scrittori di "come uscirne" che quando sei nel bel mezzo di quella botta di caldo, quella tachicardia improvvisa, quel nodo alla gola, quel rossore alle guance, quell'obnubilamento mentale, non è che ti metti lì a pensare "Uh, devo star tranquillo, inspira, espira, pensa alle cose razionali, concrete, questo non è razionale"... se ne fossimo in grado, così in automatico, non saremmo timidi... o no?

Però effettivamente un paio di cose le ho imparate: spesso è tutto nella nostra testa, ci sono cose che vanno accettate, ci sono cose che vanno preparate e allenate e praticate, siamo tutti sulla stessa barca, i "limiti" non sono necessariamente una cosa negativa, e la timidezza potrebbe non essere ciò che sembra...

Dopo questa illuminante, brillante, originalissima introduzione, ho deciso di dividere l'argomento in più post, così da darvi il tempo di digerire la cosa con calma di volta in volta.

lunedì 12 luglio 2010

Diritto a Lamentarsi



In barba alla legge dell'attrazione io credo che una volta ogni tanto abbiamo il sacrosanto diritto a lamentarci.
Quei cinque minuti in cui "sputerete il rospo" non vi causeranno sette anni di sciagura (non state rompendo uno specchio...), anzi, per come la vedo io vi faranno un gran bene.

Sempre in barba alla legge dell'attrazione ricordiamo tutti quel famoso adesivo per automobili, anni '70, quello raccontato anche in Forrest Gump "La merda capita", scusate il francesismo.
Siamo esseri umani ed è normale che qualcosa ci dia sui nervi, a questo punto devo fare due distinzioni:
1) è importante imparare a distinguere per che cosa valga la pena farsi saltare i nervi e per che cosa sia meglio conservare un po' di tranquillità... non tutto è una questione di vita o di morte... mettendo in ordine le vostre priorità vi stupirete di quante cose NON vi daranno più fastidio.
2) e ancora, è importante conoscere la differenza fra "sfogo" e "lagna".

Purtroppo ci sono al mondo persone che se non hanno nulla di cui lamentarsi si sentono perse, persone che pensano che lagnarsi in continuazione della stessa cosa (o comunque di vari aspetti della stessa cosa, o varie cose riconducibili sempre alla stessa causa) assicuri loro attenzione, rispetto, importanza... molta importanza... sembra quasi che avere motivo di lamentarsi sia sintomo di prestigio e competenza su un determinato argomento.*

Credo che citerò questo esempio finché avrò voce... o finché non sarà scolpito nella pietra su ogni culla: le donne della tribù pow-wow si incontravano fra di loro una volta la settimana, a discutere i loro problemi e consigliarsi soluzioni a vicenda. La settimana dopo si faceva il punto della situazione: se il problema era stato risolto, bene, se non era stato risolto ma erano sorti nuovi aspetti del problema via con altri consigli, e se non era stato risolto e non era stato fatto niente per risolverlo, nonostante i consigli già ricevuti, le soluzioni possibili a questo punto erano solo due: decidere di darsi da fare, o smettere di lamentarsene.

Eh già, perchè a un certo punto allora diventa gustoso lamentarsi, o no?
Alzi la mano chi almeno una volta nella vita s'è lamentato a ripetizione di qualcosa.
Ok...
Adesso siate onesti con voi stessi e ammettete di averlo fatto. Tanto lo so. L'abbiamo fatto tutti. Tranquilli, va bene così, è perfettamente umano.

Bene, se siete ancora in quella fase è ora di smettere, capisco che ormai sia diventato qualcosa di "sicuro" a cui attaccarsi, un modo per ricevere rasicurazioni e pacche sulla spalla; per certe persone diventa quasi un'affermazione di identità ("siamo" i nostri problemi, no?.. tristesse). Allora è qui che la "legge dell'attrazione" rientra in gioco, o senza volerle dare un nome così altisonante e senza tirare in ballo l'Universo, consideriamo solo l'aspetto psicologico.

In qualsiasi ricerca si finisce col trovare ciò che si cerca. Perchè se state cercando le fragole sarete attenti ad ogni dettaglio che possa condurvi là, sapete già *cosa* state cercando, manca il modo di arrivarci, o no? Quindi non noterete le querce, il tramonto, il trattore o la cinciallegra, noterete i fiorellini bianchi, le foglie seghettate, le bacche rosse oppure ancora verdi.
Stessa cosa per quello che vi cruccia: se siete concentrati su una cosa noterete sempre e solo elementi che confermano (o smentiscono, a seconda delle vostre necessità) le vostre teorie.
Il resto non vi turba.

E allora facciamo un esercizio apparentemente stupido... ma semplice ed efficace.
Se volete potete anche fare finta di stare giocando alle streghe.

Prendete un foglio di carta, una penna, un vecchio pentolino, un sottopentola e un fiammifero.
E iniziate a scrivere, buttate fuori tutto quello che vi dà fastidio. Siate incredibilmente acidi e cattivi, non risparmiate colpi, travasate bile ad ogni lettera.
Potete usare anche un intero quaderno se servisse.
Quando avrete finito di liberare la vostra mente, tipo pensatoio di Silente (tanto per rimanere in tema), quando avrete messo nero su bianco ogni paranoia, ogni complotto, ogni elemento che avete notato, ogni pensiero, ogni singola goccia di veleno, mettete punto e rileggete tutto con calma.
Anche mille volte se vi aggrada.

Poi appallottolate il foglio, buttatelo nel pentolino (appoggiato sul sottopentola così non bruciate il ripiano sotto... e mi raccomando mi raccomando mi raccomando vedete di fare questo mestiere in modo da non mandare a fuoco la casa, piuttosto mettetevi in bagno che almeno c'è la doccia a portata di mano) e dategli fuoco.
E godetevi la sensazione di aver ridotto in niente quello che vi dava tanto fastidio, di esservi liberati di un peso che ora è leggero come fumo e cenere.

Potete ripeterlo quante volte volete, state solo attenti, di nuovo, a non appiccare un incendio, per favore!!!
Non mi assumo responsabilità se i primi irresponsabili siete voi, ok?

Ed ecco fatto: va bene lamentarsi, appena succede qualcosa, per trovare una soluzione, o semplicemente per levarsi un sassolino dalla scarpa. Anche qui ci vuole una bella dose di onestà con se stessi per ammettere di essere in fase "lagnanza".
Ma per favore, fatelo per voi stessi se non riuscite a risparmiare le orecchie altrui e liberatevi delle lagne. Vi assicuro che si sta infinitamente molto meglio passati quei cinque minuti da strega!

Pensate al tempo che risparmiate per accorgervi delle cose belle, ascoltare una bella canzone o mangiarvi un dolcetto!

* Come riconoscerle: questo genere di persone, e di lamentele, oltre ad essere palesemente negativi e succhia energia, non si limitano soltanto a discorsi del tipo "mi fa male la schiena", il lamento può anche essere più subdolo, un semplice "argomento" sul quale tornano ripetutamente, con fare vittimistico-eroico. Non siate cattivi, non giudicateli, un comportamento del genere nasce da un loro malessere o frustrazione interiore (ci siamo passati tutti, e tutti dovremmo ricordarci cosa vuol dire). Stanno già abbastanza male per conto loro senza dover rincarare la dose ;)
Allontanatevi gentilmente, e occupate il vostro tempo con qualcosa di meglio!

lunedì 5 luglio 2010

Stop. Sovraccarico.


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Libri. Ce l'ho
Manuali. Ce l'ho
Siti nei preferiti. Ce l'ho
Blog sull'argomento. Ce l'ho
Ebook e pdf gratuiti. Ce l'ho
Iscrizione a mailing list e newsletter. Ce l'ho

Anzi, ce l'avevo.
Quando un argomento mi prende, accumulo più informazioni che posso, ne parlo con chiunque possa ascoltarmi o darmi una mano... si può dire che mi ossessiono?

Fino a quando arrivo a quel caratteristico momento in cui nella mia testa sento talmente tante voci da non sentire più la mia, in cui vorrei farei miliardi di cose tutte insieme, in cui alla fine non faccio nulla perchè non so da cosa cominciare, non so più cosa pensare né chi ascoltare.
In fondo spesso si tratta di cose soggettive, di opinioni.
Si tratti di training autogeno, come affrontare un colloquio di lavoro o pittura ad acquerello ognuno avrà da dire la sua: esperti, libri, amici.
Si arriva all'impasse: ci sono motivi validi per ogni faccia della medaglia. Si impara dai libri ben fatti come da quelli illeggibili (per lo meno imparate cosa dovete evitare).
Avete e cercate così tanto materiale da non avere più tempo nè concentrazione per leggere e usare quello che già avete recuperato.

Sovraccarico d'informazioni.

E come si fa allora?
Si stacca la spina: spegnete il pc, smettete di scaricare materiale, cancellatevi dalle newsletter (io l'ho fatto a dicembre, e per quanto fossero ben fatte è davvero una liberazione), smettete di parlarne, evitate l'amico negativo che vi butta giù ad ogni discorso (le opinioni degli amici sono cosa buona e giusta, ma valgono tanto quanto le vostre, non siete d'accordo??), prendetevi una vacanza mentale.

Dopo di che, con calma, scegliete un solo argomento, un solo libro, prendetevi del tempo, fate in modo di trovarvi in un ambiente rilassato e poi con calma e magari un po' d'organizzazione occupatevi di una cosa per volta.

Io lo sto facendo in questo periodo: nel piccolo ho cambiato il tema del mio iGoogle, ne ho messo uno verde, morbido e lineare, poi ho pianificato questa serie di post e pian piano mi sono resa conto di quanto la dispersione dell'attenzione sia anche una dispersione di energie. Focalizzarmi su una cosa mi permette di usare al meglio il mio tempo e le mie energie, di essere più produttiva e serena. A costo di sembrare egoista ;)

Quindi, dando per scontato che le basi ormai siano in vostro possesso, chiedetevi cosa ne pensate voi?

martedì 29 giugno 2010

C'era una volta


E siamo al secondo post in fila, quello che c'è di sbagliato nella nostra educazione eh?
Non ho nemmeno intenzione di far diventare questo post una raccolta di psicologia spicciola o di accuse sparse qui e là.
Il rischio è forte ma io voglio semplicemente chiarire una cosa: "un pero non fa mele".

Ah, la saggezza popolare!
Cercando di essere meno criptica il concetto base è che grande percentuale di quello che siamo è da imputare all'educazione che abbiamo ricevuto. E non intendo solo scolastica.
I bambini sono come spugne: assorbono di tutto, e se lo portano avanti anche quando sono adulti.
E siccome tutti siamo stati bambini tutti abbiamo assorbito qualcosa.

Ci sarebbero tante, tantissime cose da dire, ma oggi voglio attaccare un po' le fiabe.
Potrebbe sembrare che il discorso sia rivolto solo alle donzelle, ma il concetto secondo me si applica anche ai maschietti.

Le fiabe, quelle che conosciamo noi ora, ci insegnano soltanto ad essere gentili e sottomesse, e che se speriamo abbastanza forte allora la nostra fata madrina - che ci era stata predestinata - ci fa belle bellissime e ci trova un principe che venga a salvarci e migliorare la nostra vita.
Tradotto: non fare nulla e stai ad aspettare che qualcun altro ti risolva i casini, perchè è il matrimonio la massima aspirazione di una donna (e quindi sforna dei marmocchi e occupati del tuo principe con senso di eterna gratitudine tipo geisha...)
Cosa insegna ai maschietti? Che se hai un regno, un titolo e un bell'aspetto, tutto quello che devi fare è innamorarti perdutamente a vita solo vedendo UNA volta una bella ragazza, essere eroico e salvarla dai guai.
Tradotto: devi fare soldi, un sacco, e devi avere un bell'aspetto perchè l'unico tuo scopo nella vita è vivere per fare soldi, poi trovarti una moglie (una donna qualsiasi va bene, basta che sia bella, non c'è bisogno di conoscerla) che ti serva con senso di eterna gratitudine tipo geisha.

MA STIAMO SCHERZANDO???

Ho sempre pensato di essere l'unica a vederla così, e immaginarmi finali alternativi alle fiabe... Biancaneve avrebbe aperto un agriturismo coi Nani, Aurora sarebbe diventata stilista (certi episodi di vestiti cangianti ti segnano), Cenerentola avrebbe studiato legge e oltre a riprendersi la casa e l'eredità paterna avrebbe anche difeso altre donne da soprusi simili, e via discorrendo...
Ho scoperto di non essere l'unica, Sarah Von fra l'altro ha fatto di meglio e ha pure studiato degli abiti un po' più moderni di trini e merletti.

Ma sto divagando... il punto della questione è questo: anche se ci hanno insegnato qualcosa, anche se ci hanno educati in un certo modo e di conseguenza siamo fatti in quel certo modo, possiamo cambiare.

Cosa serve: onestà con se stessi e fegato per cambiare.

Il fegato è quello che a volte mi manca, ma poi mi basta pensare all'irritazione che mi prende quando sento parlare di ciò che "si fa" o "si dice" perchè "è così", e allora mi viene ancora più voglia di cambiare quello che alla fine è semplicemente un assetto mentale. In fondo chi ha detto cosa? E perchè IO non posso dire ciò che va bene per me?

Se scegliamo di non fare le pecore, se scegliamo di non sperare per sempre nell'ombra che qualcuno si accorga dei nostri poteri magici e compia il nostro destino al posto nostro, se scegliamo di rimboccarci le maniche e darci da fare allora... le cose cambiano!

Lo so, sembra la fiera delle banalità, ma è qui che entra in gioco l'onestà con se stessi: noi siamo i primi a dirci balle, a non voler vedere come stanno le cose perchè abbiamo raggiunto una specie di equilibrio in cui cerchiamo di essere contenti.
Ma io sono convinta che ci sia un guadagno maggiore a rischiare qualcosa (che cosa? il "si dice"? lo rischio volentieri due volte!).
E' ancora la sagra dell'ovvio e addirittura il festival dell'acqua calda, ma ci sono cose che vanno dette e ripetute in tutte le salse possibili, perchè prima o poi le nostre orecchie troveranno quella più adatta a loro... e soprattutto perchè ormai ho imparato (a suon di batoste) che spesso il modo migliore per nascondere qualcosa è lasciarlo in piena luce.

lunedì 21 giugno 2010

Cos'ho imparato dalla mia tesi


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Ogni anno ci sentiamo ripetere le stesse cose: gli accorgimenti per i saldi, i consigli per stare al sole d'estate, stare attenti alle diete estive, e via discorrendo.
Ogni anno fondamentalmente ci sentiamo ripetere: bevete almeno 2 litri d'acqua al giorno, mangiate sano, fate attività fisica regolare, dormite bene e non preoccupatevi troppo.

Morire che ci entri intesta eh?

Eppure sono "regole" che valgono per qualsiasi cosa voi vogliate fare, dal diventare campione mondiale di tennis o mangiatore di hot dog allo stare semplicemente bene con voi stessi.

Tutta questa lunga manfrina per arrivare a quello che ho imparato dalla mia tesi (giurin giurella è l'ultima volta che vi rompo... almeno credo!) il capellone lassù ritratto è il caro vecchio Wilhelm Nietzsche (Friedrich era già scritto).
Fra le tante cose che ho scritto io, e fra le ancora più numerose cose che ha scritto lui ce n'è una che mi serve oggi.

Non è da meno degli altri e ci dice ancora di camminare, mangiar sano, vivere in un posto con un bel clima e ascoltare musica.
Questo riposa sul fatto che per il nostro Federico Guglielmo la distinzione solita fra mente e corpo, intelletto (nobile) e mondo (non così nobile), pensiero e materia non ha motivo d'esistere.
Il mondo e la natura sono governati dal caos, la vita stessa dell'uomo è un'eccezione di questo caos e l'unica cosa che possiamo fare (se non vogliamo darci alla disperazione e quindi ignorare bellamente tutto ciò) è prenderne coscienza e darci noi stessi un ordine, per creare così il nostro divenire (che non è una parola mistica, ma è un po' un insieme di avvenire, destino ma non in senso di predestinazione e svolgimento della vita).

Ovvero Faber est suae quisque fortunae, faccio meno la maestrina e ognuno è artefice del proprio destino.
Non male eh?

Ok, direte voi, bel discorso, ora piantala di fare la filosofa che ci intorta di paroloni e dicci cosa centra il tricotico ometto con la scoperta dell'acqua calda.
E avete anche ragione.

Per quello che ci serve oggi posso dire che da questa tesi ho realizzato che rivalutare un po' di più il corpo male non fa, anzi.
Se siete in forma (acqua, dieta e attività fisica) riposate meglio, siete più eutonici (ovvero i vostri muscoli sono rilassati ma non molli, ben elastici), respirate meglio, il che significa esser più tranquilli e quindi più predisposti ad essere felici.
Non male come influenza del corpo sulla mente, n'est-ce pas?

E come penso sia ovvio la mente influisce sul corpo: pensate semplicemente a come un'emozione vi stringe la gola e vi fa cambiare la voce.
Questo è dovuto (detto brevemente) a una reazione del cervello rettile: la mente conscia dice "pericolo" e l'inconscio reagisce cambiando il ritmo del respiro e del battito cardiaco, spostando il sangue nelle gambe pronte a scappare e probabilmente preparando la gola a emettere grida di avvertimento.
La buona notizia è che se imponete consciamente l'ordine ai vostri polmoni di respirare a fondo e vi ripetete che NON siete in pericolo potete imparare a controllare le vostre reazioni istintive... ok, non è così immediato, è in questi casi che allenarsi a mantenere il controllo su se stessi è fondamentale, e io stessa devo ancora imparare.
In fondo ho programmato tutta questa serie di post sia per chiarirmi le idee (e nel processo magari aiutare qualcuno) sia perchè voglio imparare ad essere una persona più organizzata, più allenata e tranquilla.

Beh, questo non l'ho imparato da Nietzsche, ma diciamo che è stato una conseguenza del rivalutare il corpo fisico.
Il corpo non è una prigione, non è un imbarazzo, è uno strumento importante che può aiutarci a capire meglio cosa ci passa per la testa.
Un po' strano forse, ma io sono convinta che possa funzionare.

lunedì 14 giugno 2010

Crisi del quarto di secolo


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Questa è già la seconda volta che rimando un post che ho pronto sul pc da qualche giorno (e pronto nella mia testa da ancora più tempo).
Non mi decido mai ad affrontare qualcosa che mi impegna la testa, ho sempre paura di aprire il vaso di Pandora, ma alla fine ogni volta che mi decido non trovo imprese titaniche, solo incombenze da sbrigare. E devo dire che essermi data delle "scadenze" su un blog aiuta ad uscire da questo stato in cui avere e semi-ignorare un cruccio è più facile e meno faticoso che affrontarlo e risolverlo... in fondo ormai siamo abituati ad identificarci con i nostri problemi, no? Uno sano, contento e rilassato in genere o è un ingenuo, o è strafatto o ha la fortuna di non avere nessun vero problema... mah... non ci credo.
Però ho pure il brutto vizio di interessarmi di settecento cose contemporaneamente, volerle fare tutte, subito e perfette.
A questo si aggiungono anche le cose del quotidiano, lo stress che ne deriva e un piccolo mostro bastardo chiamato "aspettativa".

Prometto che dopo la serie di post che inauguro oggi non vi romperò più le scatole con la mia tesi e quant'altro, ma scommetto che avete già sentito parlare di "crisi del quarto di vita".
Ovvero la figliola giovane della crisi di mezz'età, ed è quella crisi che si attraversa fra i venti e i trent'anni, finiti gli studi, con potenzialmente tutte le porte spalancate davanti a voi, ma apparentemente nessuna indicazione su dove andare.
Avete passato l'adolescenza a cercare di stabilire chi siete e adesso che sembravate esserci riusciti, cambia tutto un'altra volta, senza sapere di nuovo chi sia quella persona che vedete allo specchio.
Tutto quello che avete studiato e fatto sembra non servire a nulla, sembra non aver valore.
Tutto quello che conoscete sembra finito dietro a un punto fermo come l'epilogo di un libro, ora c'è la "vita vera" e iniziate pure a chiedervi perchè non avete fatto quello che avreste voluto fare già quando eravate piccoli per essere più pronti ora.
In più, qualsiasi cosa susciti il vostro interesse sembra richiedere livelli di specializzazione tremendi: non basta interessarsi di yoga, bisogna diventare dei guru spirituali riconosciuti in tutto il mondo, non basta la laurea specialistica e il master: oltre ad essere neolaureato servi anche "con esperienza", niente è mai abbastanza, si punta sempre alle vette supreme.
Sembra sempre che dietro ai termini che usano ci siano chissà quali misteriose verità metafisiche, quando invece ho realizzato che è più terra terra di quanto sembri. Se dicono "visualizzazione creativa" intendono spesso "immaginazione", come quando vi fate i filmini ad occhi aperti!
In più sembra che chiunque altro sia avanti anni luce rispetto a te, povero tapino in un angolo.

Insomma, siamo tutti qui a chiederci perchè diavolo siamo stati così dei bravi bambini a seguire le tappe prefissate e ora che in teoria possiamo fare quello che vogliamo non sappiamo nemmeno da che parte girarci.

Che ci siano falle nell'educazione che riceviamo è fuori di dubbio (o per lo meno questa è la mia esperienza), ma! udite udite! Euforilla è qui per contagiarvi col suo spirito fricchettone (e forse prima di tutto per ricordarlo a se stessa)!

C'è modo di uscirne, e il primo è condividere e sapere che non siete soli su questa terra... ho sempre trovato assurdo come tutti si tengano dentro queste difficoltà, come se fossero un'onta... col risultato che ognuno si rintana nella sua cameretta ad ascoltare musica deprimente, a sentirsi solo e sfigato.

Comunque, stando al primo principio enunciato, condividiamo, dimostriamo di non essere soli, ecco qui quello che ho intenzione di scrivere prossimamente:

° Cos'ho imparato dalla tesi (non da tutto il corollario, proprio dall'argomento), ovvero la saggezza del corpo.
° cosa c'è di sbagliato nell'educazione che abbiamo ricevuto, ma non è troppo tardi per cambiare.
° training autogeno, eft, metodo sedona e teorie alternative per la pace interiore: quando smettere
° legge dell'attrazione e il caro vecchio diritto a sfogarsi
° timidezza
portami via (in tre parti 1, 2, 3): ha un suo scopo, una sua funzione biologica, però non ha sempre motivo d'esistere
°
autodefinirsi... può far bene!
°
le domande utili per avere risposte utili

Non sono un'esperta di fama mondiale, posso solo raccontarvi come li vivo io questi momenti, anzi, mi serve proprio avere un posto e dei tempi per raccontare queste cose, altrimenti continuerei a rimuginarci sopra senza cavarne un ragno dal buco... e in fondo è per questo che è nato questo blog: magari tutte le mie seghe mentali risparmiano un po' di crucci a qualcun altro!