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martedì 25 gennaio 2011

Forme e Illusioni Ottiche


Non starò a farvi una storia dell'abito, se no dovrei partire dal '600 quando l'abito faceva effettivamente il monaco, e quando anche i comuni mortali iniziavano a potersi permettere qualcosa che non fosse un informe pezzo di stoffa coi buchi per mani e testa, ma anche qualcosa di usato e colorato (ebbene, i mercatini dell'usato per i vestiti non sono cosa recente!), togliendo l'esclusiva alle sole famiglie nobili, borghesi e abbienti. Anche perché diciamocelo, fino ad allora avere un vestito era come avere una piccola opera d'arte, un pezzo d'alto artigianato da passarsi di generazione in generazione.
Poi basta guardare statue e dipinti per capire come nei secoli (dei secoli amen) la concezione di bellezza per la donna sia man mano cambiata: le burrose preraffaellite non hanno assolutamente niente a che fare con le modelle pelle e ossa e pure androgine degli anni ottanta.
Curioso notare che negli anni di economia scarsa la donna che piace è abbondante, mentre viceversa in anni di abbondanza di pecunia la donna va minimal.
Cooomuuunque...
 
Supponendo che alla base della voglia di avere un proprio stile ci sia pure la voglia di "stare bene" occupiamoci dei vari tipi di fisico che ci sono in giro e cosa farne.
Punto primo: nella vostra ossatura, nella forma del naso, nella larghezza delle spalle, nel colore dei capelli ci sono i vostri genitori, i vostri nonni, i loro nonni, e via discorrendo fino alla notte dei tempi, siete il risultato di millenni di evoluzione, siatene fieri.
Punto secondo: ogni tipo di fisico ha pro e contro. Dimenticate le modelle quattordicenni e fotoscioppate, sono appunto quattordicenni e fotoscioppate, perciò irreali.
Punto terzo: non importa se i vari siti online dicono che col vostro tipo di fisico la tal cosa non la potete mettere, se a voi piace mettetela lo stesso, vi starà meglio solo per come vi fa sentire (in fondo qui stiamo parlando di stile personale, non cosa mettersi per fare bell'impressione a un colloquio di lavoro!). E poi, posso dirlo? Vestire bene una che è un manichino ambulante è un conto, siamo tutti bravi a infilare cosine carine sulla barbie, ma vestire bene una persona con un fisico fuori da certi "canoni" (e chi diamine li ha stabiliti???) è già più difficile, e lì uno stilista dovrebbe dimostrare quant'è bravo. TSK U_U
Punto quarto: pronti alla frase cliché e sdolcinata? State su dritti e sorridete. Fa la differenza. Punto. Non voglio sentire obiezioni. Domani mattina, quando vi svegliate spettinati, col pigiama pieno di pieghe e vi trascinate in bagno guardatevi così come siete, poi tiratevi su dritti e sorridetevi, vi sentirete completamente idioti, garantito al limone, ma la differenza si nota. Giurin giurella!
Punto quinto: non c'è niente di difficile, è solo questione di illusione ottica per creare proporzione.

Sono convinta che tutti, bene o male, sappiamo già scegliere cosa ci sta meglio, ormai la pratica dovrebbe aver insegnato. Ma una rinfrescatina alla memoria fa sempre bene!
Siccome non voglio, e non ho nemmeno le competenze per, trasformare questi post in una cosa trita e ritrita che una qualunque veloce ricerca su google può fornirvi con più dettagli, facciamo che riassumo i punti principali, e poi sta a voi applicare quelli che vi servono di più (anche perché c'è una cosa che le catalogazioni generali sembrano non considerare, prendiamo per esempio la donna mela, dicono tutti di mettere in risalto le gambe... ma se una le ha pure corte? o troppo lunghe? rischia di far sembrare il busto tozzo o corto... no buono!).
Parlavo di illusione ottica per creare proporzione, che si tratti di far sembrare le spalle più grandi per combaciare coi fianchi, o per far sembrare il torso più corto, alla fin fine i consigli sono sempre quelli.
1) Creare proporzione fra spalle, vita e fianchi, e fra gambe, torso e collo. Ci si avvale di "tagli" dei vestiti, colori e fantasie. Si nasconde ciò che si vuol far sembrare più piccolo o corto o stretto, e si esalta o sottolinea ciò che si vuole far sembrare più grande, alto o largo.
2) Qualsiasi consiglio rischia di essere a doppio taglio, dovrete valutare voi caso per caso e applicare un po' di buon senso: una maglia un po' morbida e "drappeggiata" (wow sentite come uso i termini tecnici, sembro quasi seria!) può nascondere un po' di pancetta, ma una maglia troppo grossa vi fa solo sembrare grosse. Un paio di pantaloni aderenti sottolinea le gambe, ma troppo stretti vi ci strizzano dentro. Capite cosa intendo per "doppio taglio"? E poi non si può negare la comodità di vestiti della giusta misura.
3) Elementi per esaltare: fantasie geometriche, optical, floreali; colori chiari e vividi; dettagli come ricami, tasche, applicazioni, decori vari, cuciture e chiusure a vista. Sono tutti elementi che attraggono lo sguardo verso di sé (con in più il vantaggio di mascherare eventuali asimmetrie).
4) Elementi per nascondere: colori a tinta unita; colori scuri, desaturati; linee asciutte, dritte, senza dettagli, tessuti e vestiti lisci, senza decori o parti in rilievo o che attirino l'attenzione. Questi invece sono tutti elementi che all'occhio non interessano più di tanto.
5) Elementi bivalenti: i tagli degli abiti, per esempio i tipi di gamba o di vita dei pantaloni, la linea dell'orlo della gonna, le maniche e lo scollo della maglia. Tanti elementi spezzati con linee orizzontali finiscono per accorciare (per esempio stivali con dentro i jeans, un maglione a metà coscia e un giacchino corto accorciano, magari vi va se vi sentite troppo alte e secche), mentre pochi elementi interi slanciano (per esempio un paio di pantaloni con piega che vanno a coprire le scarpe fanno le gambe più lunghe). E le righe: una riga spessa orizzontale allarga e sottolinea, una riga fine verticale allunga e smagrisce. Qui sta a voi determinare se la cintura per segnare il punto vita vi sta meglio spessa o stretta, se i pantaloni vanno meglio a sigaretta o a palazzo. C'è sempre google a darvi una mano!

Io? Credo di essere un bel rettangolo, anche se non sono tremendamente alta come dicono, ma è tutto piuttosto uguale, non c'è niente che sporga o rientri più di altro... nemmeno i capelli XD

*Edit 1/2/11*

Ho trovato un sito che ha spiegato davvero bene i vari tipi di fisico, con anche delle foto esempio, è in inglese, ma le foto parlano abbastanza da sole ;)
Donna Pera
Donna Rettangolo
Donna Clessidra
Donna Mela
Donna a V o triangolo invertito

sabato 22 gennaio 2011

Pettegolezzi


Lo sapevate che il termine "giudicare" non ha un contrario? Ha un sacco di sinonimi, ma un vero e proprio opposto non ce l'ha. E lo sapevate che viene da jus-dico? Letteralmente: dire la legge, pronunciare sentenze.
Poi, lo sapevate che secondo alcuni studi il pettegolezzo è alla base (beh, fra le basi) dello sviluppo del linguaggio? Suppongo che gli inverni nelle caverne a spellare bestie fossero molto lunghi e noiosi...
Confesso che qualche anno fa controllavo quotidianamente e assiduamente il sito di Perez Hilton... inizi con una notizia qui e una lì, poi ci sono gli aggiornamenti sui film di Burton in tempo reale e poi ti trovi avviluppato in un'assuefazione crescente.

E tutto questo porta a...? Chiederete voi.
Momento! Ci sto arrivando! Risponderò io.

Il pettegolezzo in sé è poca cosa, tutti lo facciamo o l'abbiamo fatto, per esteso quando parlate di un amico comune, che magari non c'è e vi stanno spiegando perché non può esserci, anche quello è pettegolezzo.
Solo che ci sono pettegolezzi che possono rovinare la gente (provate a immaginare di diffondere, in ufficio, il pettegolezzo che il tal tipo è un molestatore... auguri poveruomo!), ma più semplicemente, per non andare sempre a tirare in ballo esempi al limite dell'estremo, i pettegolezzi rinculano come i fucili.

Sapete che si dice sempre che non bisogna prestare attenzione a quello che gli altri dicono di noi. Si sa, si dovrebbe fare... ma poi riuscirci sul serio è più difficile: è da quando siamo nati che viviamo immersi nelle persone, e volenti o nolenti è da quando siamo nati che la loro opinione ha effetti su di noi (nello specifico influenzano la visione che noi stessi abbiamo di... noi stessi!).
Liberarsi di questi effetti è cosa buona e giusta, richiede tempo e sforzo ma si può fare: devo aver già scritto su queste pagine che il fatto che vostra madre vi preferisca coi capelli corti non ve li accorcia effettivamente, e che la vostra opinione vale tanto quanto la sua (o di chiunque altro), e che il modo migliore è dimostrare la validità di quello che pensate con le vostre azioni.

Ma come si fa a liberarsi del giudizio degli altri se siamo i primi a spararne a tutto spiano? Come si può liberarsi dell'effetto che il commento "Ma come ti sei pettinata?" ha, quando siamo i primi a guardare una foto e dire "oddio, ma com'era conciato?".
A me sembra logico e matematico che se il nostro cervello funziona in modo da sputare una sentenza appena ce n'è l'occasione, allora è anche automatico che accusi il colpo di sentenze simili che vengono da altri su di noi.
Sono un insieme di sentito dire e pensiero medio comune, non c'è niente di male a volersi omologare con gli altri, a voler partecipare ed essere accettati, cavoli, è la base della società! Se poi ascoltate attentamente come vengono formulati quei pettegolezzi noterete che più o meno vanno così: "Ohmmamma guarda là!? io mi vergognerei tantissimo". Io mi vergognerei, evidentemente quello non si vergogna, e soprattutto: io mi vergognerei perché io trovo che sia risibile e quindi io penso che se io mi conciassi così altri riderebbero di me perché io sto ridendo di quello.

Ho smesso di guardare siti di gossip appunto quando ho notato che le mie reazioni erano sia più stronzette sia più permalose.
Devo dire che da quando ho smesso sto incredibilmente meglio, mi offendo moooooolto ma molto meno e ormai mi viene difficile dire "Guarda queeella, ma cos'ha addosso?" anzi, quando capita di sentire commenti del genere rispondo "ma se a lei piace, a te che male fa?". Sì, lo so, sono fastidiosa lo stesso :P
(Questo non significa che mi piaccia tutto quello che vedo, ma almeno non penso che il mio gusto dovrebbe essere una legge universale ;) ).

E voi? Problemi coi pettegolezzi? Rimedi per liberarsene? Dite dite.

martedì 11 gennaio 2011

La Guida di Euforilla allo Stile, per Negati

 

A ottobre avevo detto che avrei parlato di stile. Siamo a gennaio e ancora nulla. In parte è un difetto mio: una ne faccio e mille ne penso. In parte l'argomento è lievitato come un impasto messo al caldo.
Pensavo che avrei avuto giusto un paio di cosine generiche e un paio personali da dirvi, aggiungerci quel paio di consigli di cucito che potevo aggiungere, e aver finito. Però poi ho iniziato a pensarci di più, le cose hanno iniziato a strutturarsi e ad aver bisogno un'articolazione più accurata.
E quindi eccoci qui con la prima Lezione del Corso semi-serio di stile per negati, dalla prof Euforilla. Nella prima lezione, mie care creaturine, chiariremo una distinzione F O N D A M E N T A L E.
Esistono "moda", "stile" e "trend".

Moda: in matematica è semplicemente il dato che ricorre con più frequenza. In un certo senso è applicabile anche all'abbigliamento. È quell'entità incorporea che ogni due stagioni espone delle creazioni, più o meno artistiche, più o meno indossabili nel mondo reale, e impone i suoi nuovi diktat.
Non so se si nota già da come ne parlo che non sono mai stata affezionata alla moda. Non ho mai potuto digerire l'idea di qualcuno che decidesse -al posto mio- cosa fosse da considerare bello e cosa no. E in ultima analisi cosa avrei trovato nei negozi e come sarei stata guardata da altri.
Trovo che certi abiti della haute couture siano più creazioni artistiche che vestiti da mettere, ammiro la creatività e l'abilità che ci sono dietro.
Però ancora non m'è chiaro come si riduca, dai grandi abiti delle passerelle, a quei cosi curiosi che si trovano sugli scaffali dei negozi.
Qui mi serve una digressione: al momento lavoro come correttrice di bozze per varie riviste, ho iniziato a settembre e proprio in questa settimana avrò a che fare con la mia seconda settimana della moda. Nel mezzo i servizi "moda" sono stati innumerevoli.
E ho notato una cosa: TUTTO va di moda, semplicemente perché sono i giornali che scelgono come abbinare i servizi, che scelgono quali cose verranno usate (o quali nomi hanno pagato a sufficienza per essere usati), che alla fine della fiera tracciano un denominatore per quanto visto nelle sfilate.
Altrimenti non mi spiego nemmeno come diamine facciano, ogni anno, i vari stilisti a decidere che sta volta sarà la tal cosa il punto caldo di stagione. Si siedono a tavolino per decidere? Ci sono fughe di notizie e spionaggio industriale? O più semplicemente fanno quello che ne han voglia e noi cerchiamo disperatamente di vederci un filo conduttore.
Infine: il costo. Non mi è mai interessato poter dire "E' una maglia di pinco pallino". Anche perché, per quanto la qualità di certi capi di "moda" possa essere eccellente, non lo metto in dubbio, è anche vero che nel costo totale grandissima parte va per pagare il nome. E a me questo non interessa (senza considerare che a volte vendono veri e propri stracci, che si fanno strapagare solo perché c'è un loghino famoso appiccicato sopra). A me interessa la fattura e l'effetto finale di un capo, non chi l'ha firmato.

Trend: il trend è strettamente legato alla moda, un'abbondanza di un dato qualcosa sulle passerelle causa un'abbondanza di detto qualcosa nei negozi. Ma per come la vedo io funziona anche all'inverso: se qualcosa, durante una stagione, diventa virale è molto probabile che nelle prossime sfilate lo si vedrà ripresentato in mille modi e maniere.
Una cosa mi dà un po' fastidio però: se qualcosa è un trend (a prescindere che sia considerato di moda o meno, e quindi "brutto") troverete solo quello nei negozi.
Ora, se il tartan giallo è il vostro pane vedete bene di farne scorta adesso che potete. Ma se non fa per voi... beh, spero abbiate fatto scorta quando il vostro oggetto del desiderio era un trend!

Stile: ho detto di non essermi mai interessata alla moda. Vero. Questo non toglie che io non mi sia mai interessata allo stile. Lasciatemi fare la nerd: dal greco "stylos", ovvero quello stecchino appuntito con cui si tracciava e si scriveva su una tavoletta cerata. Era usato per lasciare un segno.
Per certi versi lo stile è ancora la stessa cosa: un elemento che lascia il segno, che si fa notare, che significa qualcosa.
Necessito un'altra digressione: possiamo fissarci quanto vogliamo a fare i buonisti e dire che l'abito non fa il monaco, che non bisogna giudicare dalle apparenze. Ma alla fine tutti lo facciamo, ed è perfettamente normale: quando incontriamo qualcuno la prima impressione sensibile e sensoriale che possiamo averne è visiva, è ovvio quindi che cerchiamo di farci un'idea di chi abbiamo di fronte a partire da come ci appare. Semplicemente il cervello cerca immediatamente di catalogare. Basterà essere di mentalità sufficientemente aperta da pensare "Ok, questo è ciò che sembra, ora sentiamo cos'ha da dire per vedere se avevo ragione o meno!"
Quindi, stile: quel pochino di personale e vostro che si fa vedere, che si mette a disposizione per distinguervi in una folla. E non intendo solo grandi e variopinti cappelli.

Wow... ne avevo eh?
Nelle prossime volte (una la settimana credo,per il resto continuerò con la mia Scatolina e un altro post concreto) parleremo di forme, colori, trucco e parrucco, accessori, come definire un vostro stile e così via... tutto il pacchetto, sissignori!

sabato 8 gennaio 2011

Flyguy - ragazzo timido parte seconda


Ho ritrovato il file per questo post riordinando un po' il pc, e c'erano un paio di appunti che la volta scorsa avevo completamente dimenticato!
E credo sia importante aggiornarvi perché mi sa che oltre a un po' di rassicurazioni teoriche avete voglia anche di qualche consigliuccio pratico. Ho proprio due cosine da dirvi, perché vale sempre la regola che non si possono stabilire regole.

Però ecco qui:
1) siate gentili ed educati, non zerbini servili, ma un bel gesto si fa sempre ricordare, e qui la questione è appunto quella di farsi notare e ricordare, no?
2) in fondo in fondo l'argomento preferito di ciascuno di noi è... noi stessi. Quando non sapete che dire, chiedete, non un terzo grado stile Tribunale della Santa Inquisizione, per carità, ma domande che possano portare a una conversazione, tipo un banalissimo "L'altra sera ho visto il tal film, tu?" "No..." "Ti sei persa un capolavoro/Ti sei risparmiata una sofferenza sai? A te che film piacciono?" e via discorrendo (e ricordate sempre che se dovesse continuare a rispondere come se avesse un manico di scopa su per... ehm... io cambierei ragazza!)
3) ultimo ma non meno importante. Avete presente Jessica Rabbit? Le chiedono cosa ci trovi in un coniglio, lei risponde "Mi fa ridere". SACROSANTA VERITÀ. Non dovete trasformarvi in giullari di corte, non dovete nemmeno mettervi in ridicolo o fare battute su di lei, ne basta una qua e là, ben piazzata e "indolore".
Purtroppo non posso garantirvi che la vostra adorata caschi immediatamente ai vostri piedi, a volte la biochimica non gioca a favore, però almeno spero di avervi dato del materiale che vi permetta, tanto per cominciare, di assicurarvi che oltre ad essere incredibilmente bella (lei) e incredibilmente cotti (voi), ci sia un terreno di base solido, su cui lavorare ;)

venerdì 17 dicembre 2010

Shyguy (ragazzo timido)

 

Non sono qui per spiegarvi come in realtà questo personaggino fosse stato disegnato per un altro videogioco ma poi, visto il successo, incorporato a Super Mario.

Sono qui in qualità di zia Euforilla: la referrer list, quello strumentino utilissimo che mi dice chi arriva su Professione Musa e con quali ricerche, mi ha segnalato più volte ricerche del tipo "essere timidi con le ragazze".

Punto primo quanto scrivo sulla timidezza è unisex, anche se mi rendo conto che questo blog abbia un'allure decisamente femminile.

Quindi per mettere in pari le cose eccomi qui cari i miei ragazzuoli, consideratemi la vostra infiltrata in terreno ostile (che ostile non è, e questa forse è una delle prime cose da capire).

Siccome siete uomini, pragmatici e non amate troppi ghirigori andrò di un elenchino comodo comodo, ok?

Regola #1) Non esiste, ahimè e ahivoi, un manuale che vi dica come fare (dimenticate tutte quelle vaccate scritte sulle riviste maschili), non esiste una regola generale per la popolazione femminile, qualche generalizzazione forse forse, un po' tirata per i capelli, si può fare, ma non mi fiderei troppo. Quindi vi dispiace se partiamo dal presupposto che una "ragazza" innanzitutto è una "persona"?

#2) Ci tocca partire da voi quindi, vi siete mai chiesti perché la bella biondina che vi interessa vi sembri così cinica e crudele? Insomma, perché avete "paura"?
In più scommetto che avete già provato a farvi un film del peggior esito possibile. Bene, ora voglio che vi facciate il film inverso: ricordatevi che è sempre tutto al 50 e 50, quel che può andare male può anche andare bene!

#3) Se tutti i vari discorsi sulla timidezza (sia i miei, sia quelli che trovate in giro, sia quelli che sentite da persone fidate) ancora non avessero fatto effetto (perché faranno effetto solo quando vorrete davvero che lo facciano) potete provare con l'attività fisica, lo so si fa fatica, adesso fa freddo, si suda, è una palla... però, oltre all'ovvio vantaggio in salute, e al vantaggio collaterale di avere un aspetto migliore (che diciamocelo, in questi casi aiuta almeno un pochino), aumenta l'autostima e la sicurezza di sé, che in fondo è proprio quello che andate cercando, soprattutto se si tratta di far colpo eh?

#4) Ultimo ma non meno importante, anzi, forse il consiglio per cui ho iniziato tutta sta spatafiacca: ma se veramente la biondina in questione vi ridesse in faccia, vi calpestasse brutalmente, vi sputasse in un occhio e vi chiamasse rospo sfigato... ma veramente voi vorreste continuare a frequentare una stronza del genere? No dico... per quanto bionda e bella sia, non fissatevi con un'acidona, il mondo è pieno di donzelle che sono lì a farsi le stesse paranoie di timidezza, le stesse domande di curiosità su di voi. Vedi regola n°1: siamo persone, e quindi, tendenzialmente (non potendo appunto generalizzare e non potendo purtroppo escludere la grande famiglia degli "stronzi" da nessuna altra categoria che possa mai essere presa in considerazione) nessuno vuol far soffrire gratuitamente nessun altro.
In fondo non dovete farle una dichiarazione plateale con fiori e cioccolatini, buttate lì qualche suggerimento, qualche complimento: se vuole cogliere... ;)

martedì 14 dicembre 2010

21gg n°5 - Lasciarsi andare

 


Questo test dei ventun giorni è stato qualcosa di assolutamente estemporaneo e non programmato.
Ma mi ha dato da pensare (ora, onestamente, a me cosa non dà da pensare? Sono un po' cervellotica in quel senso...).
Credo ci siano due significati del termine di lasciarsi andare: 1) lasciar perdere qualsiasi cosa, votarsi anima e corpo all'entropia e tutte queste simpatie; 2) non prendersi troppo dannatamente sul serio.

E! Io posso dirvi con orgoglio e soddisfazione di averli sperimentati entrambi: stavo organizzando le mie giornate al millisecondo, fino al momento in cui ho dovuto "sprecare" ben cinque minuti per far passare il fischio nelle orecchie e il nero dagli occhi... eh sì, mi stavo spremendo un po' troppo.
Allora ho iniziato a rallentare, il mio livelllo di ordine è tornato a meno di zero... ma io finalmente ho imparato che a volte va bene così, che non essere sempre al 100% dei miei standard va bene lo stesso.
Ma soprattutto che il mio corpo e la mia testa hanno bisogno sia dei loro ritmi, sia di un po' di tempo per rilassarsi...
Voi non avete idea di quanto abbia fatto bene anche su un piano più metaforico: ho scazzato? Eh, va beh, chi se ne importa! Siamo qui per divertirci! A voi sembrerà forse una banalità, ma per me è stata una grande conquista ;) Si vive molto meglio!

Ah, e comunque, dopo aver smesso di prendermi così dannatamente sul serio mi sono divertita un mondo e ho ricominciato a tenere in ordine il disastro che mi ero lasciata dietro!

lunedì 29 novembre 2010

Essere Positivi


Diciamocelo: se a parlarne è un uomo, anziano e possibilmente terminale allora è saggio. Se a dirlo è una "ragazzina" come me allora è un'ingenua. Ma diciamocelo sul serio, quando è il vecchio saggio a parlare molti ascoltano, annuiscono e plaudono alla sua saggezza, poi tornano a continuare a fare quello che facevano prima, come se nulla fosse stato, al massimo come se avessero assistito a uno spettacolo di loro gradimento.
Però quando è la "ragazzina" a parlare la si taccia subito di ingenuità, perché la "ragazzina" è come tutti, è cresciuta come loro, vive come loro, ha le loro stesse possibilità, ha la loro stessa salute, ha il loro stesso tempo da perdere su internet, è una privilegiata come loro, insomma è - curioso ma possibile - esattamente alla pari. E verrebbe così da chiedersi "perché io non ci riesco?". Dà fastidio eh?
C'è davvero una sorta di equazione nel pensiero comune: cinismo = razionalismo.

Ma non è che se penso positivo, se sono una persona ottimista, allora credo negli unicorni, vedo tutto attraverso lenti rosa e penso di vivere alle radici dell'arcobaleno.
Se volete vi faccio una lista di cose che non vanno, dalle case farmaceutiche che finanziano solo le ricerche che portano più pecunia ai ghiacci perenni che si assottigliano sempre più, dai bambini che muoiono di fame all'estinzione delle api, ma a cosa servirebbe? Ormai basta parlarne, che allora significa che sei informato, aggiornato, preoccupato e ansiato come gli altri. Però alla fine non è che parlandone la solfa cambi, non si fa altro che rimbalzare la palla dell'"ohmmioddio" senza gestirla mai davvero.

Perché sì, è vero, le cose vanno male e possono andare peggio.
Ma le cose che vanno male possono anche andare meglio, e non è questione di ingenuità, è questione di probabilità: cinquanta e cinquanta.
E se inizi a pensarla così inizi anche ad agire, a fare qualcosa in prima persona perché vadano meglio.

E la sai tutta? Se inizi a comportarti così potresti anche iniziare a pensare che alcune cose vanno addirittura bene.

lunedì 18 ottobre 2010

Ultime notizie: timidezza

 

Ok, più che rimedi sono frasi che mi hanno fatta riflettere e che mi hanno portata un gradino più su in un nanosecondo:

1) non gliene frega niente. Alla gente dico, non siate così narcisi da credere che tutti siano interessati a quello che dite o fate
2) non siete costretti a condividere le vostre cose più intime e personali con chicchessia, neanche se ve lo chiedono, se non volete far sapere qualcosa di voi, non ditelo, semplice no?
3) non giudicate gli altri, se non volete sentirvi giudicati, so che a volte funziona come meccanismo difensivo alla "come sta messo male quello, fortuna che io sto meglio", ma alla fine vi pesa tanto quello che potrebbero pensare gli altri di voi perché voi siete i primi a pensare male degli altri e quindi assumete che tutti facciano come voi. Vi assicuro che se iniziate a fregarvene delle scarpe che ha su quella starete meglio anche sulle vostre!

Strada pavimentata di non, e sono pure un po' rudi, ma ogni tanto ci va qualcosa di ruvido per distrarci un po' ;)

lunedì 11 ottobre 2010

L'importante è crederci

Oggi vi dimostrerò come ciò che pensano gli altri non può nulla su ciò che pensiamo noi, se non glielo permettiamo.
Anzi, l'opinione altrui proprio non ha valore! (come sempre parlo nei limiti del quieto vivere, la massima "La tua libertà finisce dove inizia quella di un altro" è sempre valida ;) )

Spesso ci freniamo dal fare qualcosa, o modifichiamo il modo di fare qualcosa per una qualche strana "paura" di ciò che potrebbero pensarne gli altri.
Mangio una cosa che non mi piace perché così mamma dice che sono una brava bambina.
Non canto in pubblico che se no mi dicono che sono stonato.
E tante altre cose, fino ad arrivare a dei parossismi allucinanti.

Icon mi ha fatto leggere "Le vostre zone erronee" di Dyer, è un libro semplicemente fantastico. Smonta una per una tutte quelle vocine che abbiamo in testa e che dicono "no, non lo fare, poi chissà cosa pensano gli altri" "no, non lo fare, conservati esattamente così come sei, non evolvere che si fa fatica" "no, non lo fare, non vedi che così è comodo e gli altri fanno quello che vuoi e siamo tutti felicemente miserabili insieme?".

Ma io addurrò ulteriore prova all'ottima opera del signor Dyer (leggetela e vi renderete conto di quanta gente su questo pianeta ne beneficerebbe... anche se, non è detto che sarà in grado di farlo).

C'era una volta, qualche tempo fa, una signora bene americana, che aveva un sogno nel cassetto: diventare una cantante famosa.
E a onor del vero, cantante famosa ci è diventata.
Molto famosa.
Famosissima.

Ma andiamo con ordine, la nostra protagonista, data l'epoca in cui ha vissuto, ha dovuto affrontare non pochi ostacoli per poter coronare il suo sogno, ma dai e dai la nostra Florence (così si chiamava, e qualcuno di voi forse avrà già capito dove sto andando a parare ;) ) inizia ad ottenere sempre più serate, sempre più incarichi, sempre più fama.

A questo punto vi starete chiedendo, beh, qui dov'è che entra in gioco la storia dell'opinione altrui e la sua totale mancanza di valore?
Abbiamo una prova inconfutabile, un video di youtube fatto con sue foto e soprattutto una sua registrazione.




E' indubitabilmente pessima.

MA

E qui arriva la grande lezione da imparare da questa grande donna: lei si considerava una grandissima cantante, sosteneva di non aver bisogno lezioni di lirica, che non erano risa in sala, ma acclamazioni e applausi, che i fischi venivano dagli invidiosi e soprattutto dalle invidiose.
E così è andata avanti a cantare, per anni, facendosi un nome, certo Florence Jenkins è conosciuta come "la peggior soprano della storia", ma usciamo un po' dal nostro ruolo di spettatori e critici e mettiamoci nei panni della nostra soprano preferita (oh sì, aveva anche dei veri e propri ammiratori e fan ;): usando parole sue "La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato".

Se ancora vi state facendo obiezioni del tipo "sì beh, però faceva schifo" non avete capito il punto della situazione.
Che è precisamente questo: per quanto male gli altri pensassero, i pensieri non avevano nessun effetto diretto sulla vita di Florence, lei ha vissuto felice, ignorando bellamente i commenti negativi.

E se ce l'ha fatta lei, diamine, ce la facciamo anche noi!!!

lunedì 27 settembre 2010

21gg n°1 - Affermazioni




Premessa: so che ho già nominato cose come affermazioni & co come strumenti da avere, ma in ogni caso io non credo, ripeto NON CREDO, che ci siano leggi dell'universo o peggio che sia l'universo stesso (no dico, l'universo) pronte a lavorare per me. Quello in cui credo è il potenziale della mente umana, quindi tutti questi strumenti a mio avviso sono utili per riordinare idee e pensieri. Ovvero, nei vecchi post vi ho spiegato ciò che ne avevo capito io, ora mettiamoli alla prova!
Ok, andiamo con il test!

A luglio ho comprato, usato su Amazon, "Change -almost- anything in 21 days" ovvero "Cambia -quasi- tutto in 21 giorni"
Confesso, mi ha attirata il -quasi-, una botta di sincerità in un marasma di libri che promettono, appunto, l'universo.

Il libro in sé è molto corto, grossa parte sono le affermazioni (più di 500) raccolte nella seconda parte del libro. La prima spiega in modo molto dettagliato come costruirvi delle affermazioni efficaci e perché scriverle 21 volte al giorno per 21 giorni.
Mi piace soprattutto come sottolinei più e più volte che quello che importa è che -oltre a scrivere qualcosa di possibile (enfasi su possibile prego)- ci si impegni attivamente per realizzare ciò che si scrive.
Un'affermazione in fondo non è una parola magica che fa accadere le cose da sola.
Io le avevo già provate, ma mai in modo così sistematico, e mai scrivendole.

Ok, volete sapere che ho scritto io? L'ho usato per trovar lavoro, non quello di una vita, ma quello che va bene per ora: dopo tre giorni già stavo lavorando dove lavoro ora, ma siccome non sapevo che cosa cercare e come muovermi ho continuato a scrivere, sono stata brava e sono arrivata in fondo ai 21 giorni. Nel frattempo ho fatto anche altri colloqui, ho continuato a guardarmi intorno e a cogliere ogni opportunità.

Il verdetto è "ni", forse sono io che non ci credevo abbastanza mentre scrivevo (a dirla tutta mentre scrivevo mi veniva in mente la lista della spesa, i mobili da montare e i libri che stavo leggendo, ma vabbeh), forse i casi eclatanti raccolti sul libro sono gonfiati. Ma in ogni caso, anche se non potrò mai avere la certezza scientifica che le affermazioni abbiano aiutato, un risultato positivo l'ho ottenuto.

Scrivere una frase 21 volte richiede poco più di cinque minuti, per il resto della giornata puoi dimenticartene. Così fai esercizio di concentrazione, cinque minuti al giorno pensi a quello che vorresti, poi un po' a tentoni e un po' ad eliminazione quello che vuoi diventa sempre più chiaro. Insomma, non c'è stato un fascio di luce con cori angelici alla fine del 21esimo giorno, ma le idee mi si sono chiarite in fretta, il processo è stato libero da ansie inutili e paralizzanti, ho imparato a cogliere le occasioni al volo e ad avere abbastanza faccia di tolla da chiedere per ciò che voglio.
Dove lavoro ora mi piace, gli orari (è bastato chiedere) sono normali, ho molto tempo libero, una paga discreta, imparo molto e un domani (perché comunque sto continuando a cercare) sarà un nome utile sul CV... non è un lavoro perfetto per me ora? ;)

Che dite? Conoscete il libro? Scrivete affermazioni? Mi sto bevendo il cervello? Dite dite.

martedì 14 settembre 2010

Sfide dei 21 giorni - supereroe donna test


Buondì buondì buondì cari esserini musaici.
Questo post arriva un po' in ritardo rispetto al solito (complici orari di lavoro strani, treni persi e multe... ma mi lascio abbacchiare? certo che no!), ma ci tengo tanto, è un progettino che ho in mente da un po' e che è in linea con lo spirito che ha dato i natali a questo blog più che mai.

Ho riscritto tutto almeno tre volte, sto cercando di non farla troppo lunga ma di dirvi tutto l'essenziale. Così ho pensato di strutturarlo in punti, magari la lettura si fa più leggera e scorrevole.

1) Ho deciso di seguire i miei stessi consigli e di mettermi alla prova
2) Ho deciso di finire tutte le liste di cose da fare che ho
3) Ho deciso di acquisire nuove, più sane, abitudini
4) Ho deciso che ogni missione sarà una sfida per 21 giorni, per poterla recensire seriamente e non con una semplice occhiata

Non c'è blog, sito, guru, libro, audiolibro, dvd, mp3, podcast, ebook, programma tv, coach, trainer e guida spirituale che tenga se uno NON VUOLE essere aiutato, se uno non vuole davvero cambiare.
Può essere una scusa comoda per tutti questi rimedi pseudo-new-age, ma psicologicamente è una grande verità.

Quando?
Ognuna per 21 giorni.
Perché?
Perché pare che sia in almeno 21 giorni che si instaura una nuova abitudine (o almeno inizia a sostituirsi alla vecchia), è un periodo di tempo ragionevolmente corto ma anche sufficiente a testare qualcosa sul serio.
Che cosa?
Ho una lista piuttosto lunghetta di cose da provare e libri da mettere in pratica, ho già iniziato in realtà, ma ve li scodellerò man mano, a sorpresa.
Come?
Scelgo ed eseguo, e poi recensisco sul blog. Mi rendo conto che ci sono cose che voglio provare che non prenderanno 21 giorni, forse più forse (molto) meno, in ogni caso sarò la vostra donna-test e fra una recensione e l'altra continuerò coi "soliti" post ;) voglio davvero provare ad essere il mio supereroe personale.

Chi è con me?

lunedì 23 agosto 2010

Domande utili


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Eccoci qua, questo è l'ultimo post della mia serie sulla Crisi del quarto di secolo. Delle volte, tanto per citare Gògol (no non lo scrittore, lo gnomo di Labyrinth, mia fonte di saggezza) servono le domande giuste per avere le risposte giuste.

Oltre ai classici "chi sono" "cosa voglio" "dove vado" "da dove vengo" (beh, quest'ultima forse non l'ho mai capita davvero, ma mi è sempre stata piuttosto chiara) ci sono altre domande che mi hanno aiutato a stare meglio.
Ci sono le domande che devi farti per EFT, e sono varie, quasi colloquiali, per arrivare a ciò che veramente ti dà fastidio, ed eventualmente dargli nome forma e colore per identificarlo meglio e sbarazzarsene.
Ci sono le domande del metodo Sedona, che è una tecnica di rilascio di emozioni negative.
Domande più pratiche, che aiutano a darsi da fare: posso raggiungere il mio obiettivo adesso? Se no, cosa posso fare subito? Posso raggiungere X senza fare Y? Come posso fare/raggiungere Y?

E poi ci sono le domande che io scolpirei nella roccia, non saprei metterle in ordine di importanza, perchè a seconda dei casi ognuna è ugualmente importante:

- fra dieci anni avrà ancora importanza?
Quando vi arrabbiate o ci rimanete male per qualcosa, chiedetevelo davvero, e cercate di dare una risposta. Solo l'atto di immaginarvi da qui a dieci anni avrà il grande merito di spostare la vostra attenzione da quello che vi fa girar le scatole a come sarete fra 10 anni. Scommetto che la risposta sarà "no, non avrà più importanza"!

- perchè ti dà tanto fastidio?
Questa credo sia addirittura di origini junghiane, ovvero: quando un comportamento/attributo/modo di fare/non-so-che di un'altra persona vi dà tanto fastidio chiedetevi perché. Spesso e volentieri certe cose ci danno fastidio negli altri perché in prima istanza sono cose che non accettiamo di noi stessi, ce le neghiamo, non vogliamo vederle... o forse, qualcosa che noi vorremmo avere.
Certo, delle volte uno è maleducato e ci dà fastidio la maleducazione in generale. Ma quando è qualcosa di più sottile, non così chiaro chiedetevi, perché vi dia tanto fastidio.
E siate onesti, non pensate che sia sempre e solo colpa degli altri.
Questa domanda mi ha aiutata a crescere tantissimo, a scoprire aspetti di me che sono riuscita a cambiare e ad apprezzare tante altre cose che altrimenti mi sarei persa!
Se poi, chiedendovi perchè qualcosa vi dia fastidio, scoprite che vi dà fastidio e basta, allora riuscirete anche ad avere una reazione solo a quel qualcosa, invece che opporvi alla persona che ve la presenta.

- di chi sono queste parole?
Questa è stata illuminante, e viene dalla mia amatissima Icon, un giorno le stavo dicendo qualcosa del tipo "Ma tanto è inutile, so che non andrà bene comunque" al che lei, pacifica come un gatto alle quattro del pomeriggio "e questo chi lo dice? Sono parole che hai sentito da altri o sono parole tue?". BAM! Illuminazione! Nessuno mi aveva detto così, ero io che mi stavo fasciando la testa prima di essermela rotta. Ero io che mi stavo mettendo i bastoni fra le ruote.
E quante altre volte l'avevo già fatto? E quanto è distruttivo come modo di pensare???

- è ancora vero?
Ok, questa è una domanda che in un certo senso si collega a quella di Icon, potrebbe essere che qualcuno vi abbia detto qualcosa in passato, qualcosa di negativo o comunque qualcosa che ricordate ancora adesso ed è limitante, o vi influenza, o vi crea sensi di colpa verso un'aspettativa. Magari non è una frase che hanno detto direttamente a voi, ma che vi riguardava e che voi avete sentito.
Esempio classico? Sentire vostra madre che vi descrive a un'amica "Eh, è così timida". Et voilà, timidezza a vita garantita, perchè ci credete, pensate che vostra madre abbia assolutamente ragione, raccogliete ogni evidenza che sia così, tralasciando il resto.
E quindi ora chiedetevi: quante delle idee che vi siete fatti su voi stessi sono ancora vere? Quante delle profezie autoavverantesi che i vostri genitori hanno malamente pronunciato sono ancora così? Quante di queste credenze sono instillate da altri? Quante reali? E quante ancora valide?

Le persone cambiano, spero che queste domande vi siano d'aiuto come lo sono a me. E se avete altre domande geniali, per favore scrivetemele nei commenti, voglio sapere!!!

lunedì 9 agosto 2010

Via con la timidezza parte 3


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Tanti articoli consigliano sempre gli stessi modi per sconfiggere la timidezza.
Ma mi è sempre sembrato che chi li scrive non sia mai stato davvero timido.
L'altra volta ho parlato delle diverse cause che possono scatenare la timidezza, ma alla fine secondo me i metodi per risolverla sono sempre gli stessi.

La farò breve, perchè se vi spiegassi tutto il mio percorso probabilmente ci vorrebbe un libro e, anche se l'argomento preferito di ogni persona su questa terra è se stesso, non credo che abbiate voglia di leggere così tanto su un blog.
Però posso dirvi che ho grande esperienza di prima qualità e che non è mia intenzione "dare la colpa" a nessuno per la mia timidezza.

Non ricordo come quando o perché io abbia iniziato ad essere timida, ci sono certi "filmini di famiglia" dove canto e ballo senza problemi, ma forse uno si dice che sono solo giochi da bambino.
Ricordo però che i "problemi" più grossi me li ha dati verso la fine del liceo, infatti durante le medie e i primi anni da liceale non mi interessava, o almeno professavo che fosse così, quello che gli altri pensavano di me, ero un concentrato di "ascolto punk, me ne sbatto, ho le finte doc gialle con i pantaloni di velluto a coste viola e la felpa rossa, e allora???!".
Poi è stata una parabola discendente, fino ad arrivare a farmi seghe mentali se sull'autobus dovevo schiacciare il pulsante per la fermata, perchè chissà cos'avrebbero dedotto gli altri da come era messa la mia mano/manica/bracciale/unghie, da come schiacciavo il campanello, dalla fermata a cui scendevo, da come mi alzavo e da come mi muovevo. Insomma... paranoica eh?
Nonostante questo però mi comportavo "come al solito", ovvero il classico essere un po' più esuberanti del dovuto per riuscire simpatici e soprattutto per nascondere la timidezza.
Fra l'altro avevo pure iniziato a prendere lezioni di canto.

Ed ecco l'errore madornale.
Quando fate qualcosa che vi piace, e lo fate perchè vi piace farlo, se poi ha anche "benefici aggiunti" quali, nel mio caso, potermi aiutare contro la timidezza NON fate l'errore di trasformare il vostro svago in una cura.
Non so per quale strano transfert il canto da hobby era passato a terapia, e da mezzo per risolvere il problema quasi al problema stesso.
Mi dicevo che avrei dovuto prenderci la mano, e meno mi riusciva più mi agitavo, meno risolvevo il mio problema, anzi, più si aggravava. Eppure, prof, a casa la sapevo!

Altro errore da evitare. Troppi "esperti" consigliano sempre le solite cose e soprattutto sproloquiano su quello che bisogna fare, dimenticando che ognuno è fatto a modo suo, che ognuno deve trovare la sua via e che ognuno ha un diverso tipo e approccio.
Dicevo, altro errore da evitare è opporsi alla timidezza. Eh, brava, e come la elimino?
Eliminando l'idea di un'eliminazione. Il mio non "dare la colpa" a nessuno per la mia timidezza sta anche in questo: finché vi crucciate per l'essere timidi, finché state a scervellarvi, perdere il sonno e il senno per capire qual'è stato il traumatico evento scatenante (e se non ce ne fosse stato uno ma solo una serie di piccole circostanze che pian piano vi hanno trasformato?), finché cercate tutti i possibili responsabili (mia madre mi ha represso! mio padre non mi ha mai fatto i complimenti! la mia famiglia ha aspettative troppo alte! la società non mi permette d'esprimermi! A scuola erano tutti stronzi! sono un'incapace su qualsiasi fronte!) non vi prenderete mai la responsabilità di cambiare le cose.

Diciamocelo: ha poi così tanta importanza capire quando e come e perchè e chi? Voglio dire, capirlo, per quanto terapeuticamente utile forse, non cambierà lo stato delle cose, cioè che ADESSO voi siete timidi e ci state male.
Allora facciamo una cosa. Facciamo che ci diciamo "ok, sono timido, e allora?", iniziate ad accettare la cosa e mettetevi in testa che la timidezza non è un peccato capitale, non bisogna essere timidi di essere timidi,e fa parte di voi, come avere i capelli di un certo colore, le gambe di una certa lunghezza e le mani di una certa forma.
Anzi, già che ci siamo, ringraziamo di avere capelli, gambe, mani e tutto al suo posto, che la timidezza è il minore dei mali possibili!

Una volta che avrete imparato ad accettarvi (che non significa scrivere lodi alla vostra timidezza, ma accettare il fatto che ci sia, imparare a conviverci e limitarla nel suo spazietto, ricordate il discorso sui limiti?) allora potete iniziare a lavorarci su.

Credo che la mia risalita sia cominciata un annetto fa circa, quando sono andata in Erasmus, quando mi sono catapultata in uno studentato stile Shining incontra Bidonville, dove non conoscevo niente e nessuno, e quando ho incontrato persone meravigliose, motivate, appassionate, positive, e quando ho trovato blog e siti di ragazze un po' come me, in giro per il mondo, e armate di un fortissimo pensiero positivo. E poi EFT, LdA, Affermazioni e compagnia bella.
Infine quest'inverno fra i compiti di Charade e il Radical Self Love di Gala ho messo in pratica, sistematicamente e continuativamente due semplici pilastri:
trattati come tratteresti il tuo migliore amico, e se scivoli (ed è perfettamente normale e comprensibile) nel pensiero negativo e nell'autocattiveria fai una non-punizione: fatti un complimento, abbracciati, sorriditi allo specchio, qualsiasi minchiata pur di ricordarti che in fondo ti vuoi bene.

Come fanno unicorni ed arcobaleni a risistemarti la timidezza?
Beh, non lo fanno da soli, lo fanno pian piano, ma se ti vuoi bene e lo sai la prossima volta in cui "sbaglierai" non avrai la solita reazione in cui t'incazzi con te stessa perchè sbagli, o peggio (ed era il mio caso) ti blocchi per non sbagliare e ti incazzi con te stessa perchè ti blocchi.
Pian piano, con un po' di Costanza e Perseveranza si diventa semplicemente più morbidi con se stessi.

Errore numero tre: pensare di dover essere un tuttuno granitico. Avevo 17 anni e pensavo di dover essere un esempio etico e morale di coerenza, di dover assolutamente essere in un modo unico, non contraddittorio, fare ciò che dicevo e non avere scampo se avessi mai dovuto -argh sacrilegio!- cambiare idea su qualcosa, non è corretto!

Al diavolo (risparmiandovi una psico-retrospettiva adolescenziale) la stasi è morte, il cambiamento è evoluzione, vita.

Eventualmente, per andare incontro a tutti questi tre errori, una "stage persona" non è affatto una cattiva idea (oh, l'ho capito dopo aver sbattuto la testa contro questo muro più e più volte, ma purtroppo sono fatta così, devo prendere delle sonore cartellate in faccia per capire l'evidenza a volte... sic...): Oscar Wilde diceva di dare ad un uomo una maschera, se si voleva che dicesse la verità... io non credo che la verità esista, credo ci siano solo tante fette di realtà, ma in ogni caso, una maschera, all'occorrenza, male non vi fa, non significa essere degli impostori o degli ipocriti (come ahimé pensavo), significa mettersi qualche paracolpi, avere un salvagente a portata di mano, un po' di cuscini antiurto intorno.
Insomma, decidete come e quando essere timidi (in genere uno decide "a casa, nel privato, nel quotidiano") e poi quando usare la vostra super scintillante maschera, che, notate bene, non vi nasconde completamente in favore di qualcosa che non siete, ma mette in risalto i lati forti e protegge quelli deboli (ho volutamente evitato di usare parole come "migliori" e "peggiori", altrimenti ritorniamo sul punto che la timidezza è un difetto, è qualcosa di negativo, dimenticare, di cui vergognarsi).

In una parola il mio consiglio da esperta in materia è questo: flessibilità.
Che significa essere mentalmente elastici per capire cos'è svago e cos'è cura. Essere morbidi con se stessi, ricordandosi che siamo il nostro primo migliore amico (e che vi piacciate o no dovrete vivere con voi stessi finché campate, quindi tanto vale andar d'accordo!). E infine essere malleabili per il cambiamento.

Ah, e ricordatevi di respirare.
No, seriamente!
Uno dei consigli più diffusi è "concentratevi su quello che state facendo"... oh genio, ma è proprio quello che sto facendo che mi innervosisce!
Allora imparate a concentrarvi sulla respirazione.
Inspirate, a pieni polmoni, abbassando il diaframma, riempiendovi d'aria dalla pancia fino alle clavicole, espirate a fondo, completamente, fino all'ultima goccina d'aria, dovete diventare blu dallo sforzo.
Poi sentirete come i polmoni si riempiono da soli di un'aria che così buona non l'avete mai sentita.
Da qui sentite solamente l'aria che vi entra dalle narici, la pancia che si gonfia, il diaframma che si sposta e l'aria che esce dal naso un'altra volta.
Stare concentrati sulla respirazione è il primo passo per qualsiasi tipo di meditazione ed esercizio fisico.

Fidatevi che fa la differenza, se il vostro cervello rettile (capitolo primo ;) è impegnato in quella funzione vitale che è la riserva d'ossigeno, avrà poco tempo per accorgersi della finta paura che aleggia intorno a voi.

In ultimo, l'esercizio fisico aiuta davvero: oltre a darvi, col tempo, un migliore aspetto fisico (che di certo male non fa all'autostima) vi dà, subito e soprattutto, una dose d'endorfine e rilassatezza muscolare e capacità di concentrazione sul fisico con conseguente distensione mentale impareggiabile in questi casi.
E bevete tanta acqua... e mangiate sano e dormite bene, ma queste sono le solite cose ;)

lunedì 2 agosto 2010

Via con la timidezza parte 2


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L'ultima volta vi ho lasciati dicendo che la timidezza può non essere ciò che sembra.
Ho letto di recente due cose che mi hanno lasciata a bocca aperta.
Introversione e timidezza sono due cose diverse. L'introversione è un tipo di carattere, di attitudine verso il mondo che porta l'introverso a concentrarsi più sul suo mondo interiore, ad avere una sensibilità diversa rispetto agli estroversi, forse lo porta ad idealizzare un po' troppo e viste le spinte della "società" a sentirsi pure inadeguato perchè non è estroverso. Ma non è necessariamente timido, può diventarlo se lo si convince di questo.
La timidezza invece è qualcosa che più probabilmente si apprende, dalle esperienze, dalle circostanze. E può essere cambiata. (Per amore d'onestà si può anche cambiare dall'introversione... o semplicemente accettare il fatto d'essere introversi e amarsi per quello che si è: una persona riservata con una grande sensibilità e ricchezza interiore. Qui un sito tutto dedicato all'Introversione).

E l'altra cosa che mi ha davvero fatto cadere la mascella più o meno al livello delle ginocchia è stata che la timidezza può essere sì scarsità di autostima, o mancanza di conferme positive (ovvero: fate qualcosa di sbagliato? venite rimproverati. Fate qualcosa di giusto? E' solo il vostro dovere, nessun elogio) ma soprattutto può essere causata da un'eccessiva stima di sé.

Come come come???
Ma il timido non è quello che si sottovaluta, non ha fiducia in se stesso e tutte queste amenità?
Sì, vero, ma a quanto pare si può diventare timidi anche avendo un'idea troppo alta di se stessi. Come funziona? Semplice: pensate, a un livello non proprio cosciente, di essere super, molto intelligenti, molto creativi, molto belli, molto bravi in tutto ciò che fate. E quindi riservate per voi stessi standard altissimi, quasi impossibili da raggiungere. E lo sapete che sono impossibili da raggiungere, li avete pianificati voi! E così non provate nemmeno, non vi sentite all'altezza, non vi sentite adeguati, non vi sentite abbastanza. Le vostre azioni non rispecchiano le vostre idee. E allora uno si chiude, smette di tentare, la paura del fallimento con se stessi si trasmette al di fuori e così vi chiudete in voi stessi, chiunque sembra/appare/è meglio di voi, vi sentite lasciati indietro.

E cosa si fa a questo punto? Con un'autostima gonfissima ma inutilizzabile?

La si sgonfia, si accetta sia di essere timidi e aver paura di fallire, sia di non essere perfetti e che quindi volersi bene è importantissimo, si impara che fallire è parte di quel volersi bene, e si impara a non essere perfetti. E poi si prova.
A fare cosa?
Tutto quello che volete.

A qualcuno di voi, soprattutto se si riconosce in questa categoria di timidi, sarà venuto in mente "eh, sì, ma se non sono perfetto come faccio a fare tutto?" o almeno un moto di obiezione non meglio specificato.
Non essere perfetti significa avere la possibilità di sbagliare e imparare dagli errori, e significa avere dei limiti.

Molti dicono che i limiti servono solo ad essere superati, e sono abbastanza d'accordo, vederli come gradini di una scala da percorrere è qualcosa che aiuta a mantenersi motivati.
Ma ci sono anche limiti che per quanto possiate impegnarvi non sono superabili.
Per quanto lo vogliate, per quanto vi alleniate e vi ci impegniate e ci proviate se siete alti un metro e una ciabatta difficilmente vincerete il guinness dei primati come persona più alta del mondo.
Ma pensateci un attimo: escluso il guinness dei primati, esclusa l'NBA, esclusi certi lavori (e qui forse potrebbe essere un po' più dura da digerire, ma aspettate almeno la prossima frase), escluse le cose che proprio non potete fare... quante altre ne avete a vostra disposizione?

Un limite non è necessariamente qualcosa di negativo, anzi, a volte può aiutarvi a stimolare la vostra creatività, le vostre possibilità.
So di corsi di pittura che come compito richiedono di dipingere 100 quadri, tutti con lo stesso soggetto, ma ogni volta con un materiale diverso, senza poterlo usare due volte.
Una cosa simile succede nei corsi di scrittura creativa: scrivi dieci storie, una per genere narrativo, di tot cartelle, con un semaforo come protagonista.
Provate a pensare a come portereste a termine questi compiti. Pensateci adesso, sul serio, per un attimo.
Vi siete resi conto di come siate stati costretti a pensare fuori dagli schemi?

Invece di pensare che non avete autostima e non l'avrete mai, invece di pensare che timidi come siete non potrete mai fare altro, invece di opporvi muro contro muro con la vostra timidezza, perchè non provate a dirvi "ok, sono timido... e allora?" e provare a immaginare quante cose potete fare pur essendo timidi!

Al prossimo pezzo, per spiegarvi come io ne sto uscendo... e per risparmiarvi i miei errori!

lunedì 26 luglio 2010

Via con la timidezza parte 1

screenshot by me, dal DVD di Alice in Wonderland, di Tim Burton

Sono convinta che tutti siano timidi, almeno un po', almeno per quanto riguarda certi piccoli aspetti della vita.
Altrimenti ci sarebbero molti più esibizionisti spacconi e sbruffoni.
E sono anche convinta che alcuni di questi esibizionisti lo siano per mascherare la loro "debolezza", la timidezza appunto.

Molti grandi cervelli in passato hanno elogiato la timidezza: virtù del riflessivo, favorisce il pensiero e la saggezza, non parliamo poi di quanto gentili donzelle e il fascino misterioso esercitato dai loro rossori e pudori facesse presa.
In più ultimamente ho letto di libri che trattano della timidezza dal punto di vista della perpetuazione della specie: il timido ha un ottimo istinto per le situazioni pericolose e impara a fuggirle, salvandosi così la vita.

Suona familiare ai conigli vero? Avete mai letto "La collina dei conigli"? Io sì, è un libro spettacolare, vi fa desiderare di essere un coniglio! Però, per come sono fatta, meglio che mi metta a parlare di questi batuffolini saltellanti in un post a parte!

Io stessa sto lavorando da un sacco sulla mia timidezza, e modestia a parte credo di essere riuscita a fare qualche miglioramento. Non sono ancora "a posto" come vorrei, ma qui entrano in gioco le elucubrazioni con cui mi sto dilettando ultimamente:

1) la "timidezza" si manifesta in molte forme, alcune addirittura patologiche. Per ogni livello di timidezza c'è una soluzione: dal farsi un po' più coraggio e mettersi in gioco, al cercare un aiuto professionale medico/psicologico.
2) la timidezza ha varie manifestazioni fisiche: è basilarmente una reazione di paura a una situazione "minacciosa". Ne è responsabile il cosiddetto "cervello rettile", quello deputato alle funzioni istintuali (far battere il cuore, respirare, sbattere gli occhi...). In quelle situazioni quindi il cervello rettile reagisce per predisporvi fisicamente alla fuga, per esempio spostando più sangue nelle gambe, per poter correre via.
3) e infine, ovviamente, la timidezza ha un'infinità di cause, ancora non stabilite unanimemente, siano genetiche, educative o psicologiche.

La chiave per reagire positivamente a questi stati di "paura irrazionale", a quanto pare, sarebbe ripetersi che non si è in pericolo, concentrarsi sulle cose razionali, concrete, e non sulle paure irrazionali... già...
Qualcuno vuole dirglielo a tutti quegli scrittori di "come uscirne" che quando sei nel bel mezzo di quella botta di caldo, quella tachicardia improvvisa, quel nodo alla gola, quel rossore alle guance, quell'obnubilamento mentale, non è che ti metti lì a pensare "Uh, devo star tranquillo, inspira, espira, pensa alle cose razionali, concrete, questo non è razionale"... se ne fossimo in grado, così in automatico, non saremmo timidi... o no?

Però effettivamente un paio di cose le ho imparate: spesso è tutto nella nostra testa, ci sono cose che vanno accettate, ci sono cose che vanno preparate e allenate e praticate, siamo tutti sulla stessa barca, i "limiti" non sono necessariamente una cosa negativa, e la timidezza potrebbe non essere ciò che sembra...

Dopo questa illuminante, brillante, originalissima introduzione, ho deciso di dividere l'argomento in più post, così da darvi il tempo di digerire la cosa con calma di volta in volta.

lunedì 21 giugno 2010

Cos'ho imparato dalla mia tesi


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Ogni anno ci sentiamo ripetere le stesse cose: gli accorgimenti per i saldi, i consigli per stare al sole d'estate, stare attenti alle diete estive, e via discorrendo.
Ogni anno fondamentalmente ci sentiamo ripetere: bevete almeno 2 litri d'acqua al giorno, mangiate sano, fate attività fisica regolare, dormite bene e non preoccupatevi troppo.

Morire che ci entri intesta eh?

Eppure sono "regole" che valgono per qualsiasi cosa voi vogliate fare, dal diventare campione mondiale di tennis o mangiatore di hot dog allo stare semplicemente bene con voi stessi.

Tutta questa lunga manfrina per arrivare a quello che ho imparato dalla mia tesi (giurin giurella è l'ultima volta che vi rompo... almeno credo!) il capellone lassù ritratto è il caro vecchio Wilhelm Nietzsche (Friedrich era già scritto).
Fra le tante cose che ho scritto io, e fra le ancora più numerose cose che ha scritto lui ce n'è una che mi serve oggi.

Non è da meno degli altri e ci dice ancora di camminare, mangiar sano, vivere in un posto con un bel clima e ascoltare musica.
Questo riposa sul fatto che per il nostro Federico Guglielmo la distinzione solita fra mente e corpo, intelletto (nobile) e mondo (non così nobile), pensiero e materia non ha motivo d'esistere.
Il mondo e la natura sono governati dal caos, la vita stessa dell'uomo è un'eccezione di questo caos e l'unica cosa che possiamo fare (se non vogliamo darci alla disperazione e quindi ignorare bellamente tutto ciò) è prenderne coscienza e darci noi stessi un ordine, per creare così il nostro divenire (che non è una parola mistica, ma è un po' un insieme di avvenire, destino ma non in senso di predestinazione e svolgimento della vita).

Ovvero Faber est suae quisque fortunae, faccio meno la maestrina e ognuno è artefice del proprio destino.
Non male eh?

Ok, direte voi, bel discorso, ora piantala di fare la filosofa che ci intorta di paroloni e dicci cosa centra il tricotico ometto con la scoperta dell'acqua calda.
E avete anche ragione.

Per quello che ci serve oggi posso dire che da questa tesi ho realizzato che rivalutare un po' di più il corpo male non fa, anzi.
Se siete in forma (acqua, dieta e attività fisica) riposate meglio, siete più eutonici (ovvero i vostri muscoli sono rilassati ma non molli, ben elastici), respirate meglio, il che significa esser più tranquilli e quindi più predisposti ad essere felici.
Non male come influenza del corpo sulla mente, n'est-ce pas?

E come penso sia ovvio la mente influisce sul corpo: pensate semplicemente a come un'emozione vi stringe la gola e vi fa cambiare la voce.
Questo è dovuto (detto brevemente) a una reazione del cervello rettile: la mente conscia dice "pericolo" e l'inconscio reagisce cambiando il ritmo del respiro e del battito cardiaco, spostando il sangue nelle gambe pronte a scappare e probabilmente preparando la gola a emettere grida di avvertimento.
La buona notizia è che se imponete consciamente l'ordine ai vostri polmoni di respirare a fondo e vi ripetete che NON siete in pericolo potete imparare a controllare le vostre reazioni istintive... ok, non è così immediato, è in questi casi che allenarsi a mantenere il controllo su se stessi è fondamentale, e io stessa devo ancora imparare.
In fondo ho programmato tutta questa serie di post sia per chiarirmi le idee (e nel processo magari aiutare qualcuno) sia perchè voglio imparare ad essere una persona più organizzata, più allenata e tranquilla.

Beh, questo non l'ho imparato da Nietzsche, ma diciamo che è stato una conseguenza del rivalutare il corpo fisico.
Il corpo non è una prigione, non è un imbarazzo, è uno strumento importante che può aiutarci a capire meglio cosa ci passa per la testa.
Un po' strano forse, ma io sono convinta che possa funzionare.

lunedì 14 giugno 2010

Crisi del quarto di secolo


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Questa è già la seconda volta che rimando un post che ho pronto sul pc da qualche giorno (e pronto nella mia testa da ancora più tempo).
Non mi decido mai ad affrontare qualcosa che mi impegna la testa, ho sempre paura di aprire il vaso di Pandora, ma alla fine ogni volta che mi decido non trovo imprese titaniche, solo incombenze da sbrigare. E devo dire che essermi data delle "scadenze" su un blog aiuta ad uscire da questo stato in cui avere e semi-ignorare un cruccio è più facile e meno faticoso che affrontarlo e risolverlo... in fondo ormai siamo abituati ad identificarci con i nostri problemi, no? Uno sano, contento e rilassato in genere o è un ingenuo, o è strafatto o ha la fortuna di non avere nessun vero problema... mah... non ci credo.
Però ho pure il brutto vizio di interessarmi di settecento cose contemporaneamente, volerle fare tutte, subito e perfette.
A questo si aggiungono anche le cose del quotidiano, lo stress che ne deriva e un piccolo mostro bastardo chiamato "aspettativa".

Prometto che dopo la serie di post che inauguro oggi non vi romperò più le scatole con la mia tesi e quant'altro, ma scommetto che avete già sentito parlare di "crisi del quarto di vita".
Ovvero la figliola giovane della crisi di mezz'età, ed è quella crisi che si attraversa fra i venti e i trent'anni, finiti gli studi, con potenzialmente tutte le porte spalancate davanti a voi, ma apparentemente nessuna indicazione su dove andare.
Avete passato l'adolescenza a cercare di stabilire chi siete e adesso che sembravate esserci riusciti, cambia tutto un'altra volta, senza sapere di nuovo chi sia quella persona che vedete allo specchio.
Tutto quello che avete studiato e fatto sembra non servire a nulla, sembra non aver valore.
Tutto quello che conoscete sembra finito dietro a un punto fermo come l'epilogo di un libro, ora c'è la "vita vera" e iniziate pure a chiedervi perchè non avete fatto quello che avreste voluto fare già quando eravate piccoli per essere più pronti ora.
In più, qualsiasi cosa susciti il vostro interesse sembra richiedere livelli di specializzazione tremendi: non basta interessarsi di yoga, bisogna diventare dei guru spirituali riconosciuti in tutto il mondo, non basta la laurea specialistica e il master: oltre ad essere neolaureato servi anche "con esperienza", niente è mai abbastanza, si punta sempre alle vette supreme.
Sembra sempre che dietro ai termini che usano ci siano chissà quali misteriose verità metafisiche, quando invece ho realizzato che è più terra terra di quanto sembri. Se dicono "visualizzazione creativa" intendono spesso "immaginazione", come quando vi fate i filmini ad occhi aperti!
In più sembra che chiunque altro sia avanti anni luce rispetto a te, povero tapino in un angolo.

Insomma, siamo tutti qui a chiederci perchè diavolo siamo stati così dei bravi bambini a seguire le tappe prefissate e ora che in teoria possiamo fare quello che vogliamo non sappiamo nemmeno da che parte girarci.

Che ci siano falle nell'educazione che riceviamo è fuori di dubbio (o per lo meno questa è la mia esperienza), ma! udite udite! Euforilla è qui per contagiarvi col suo spirito fricchettone (e forse prima di tutto per ricordarlo a se stessa)!

C'è modo di uscirne, e il primo è condividere e sapere che non siete soli su questa terra... ho sempre trovato assurdo come tutti si tengano dentro queste difficoltà, come se fossero un'onta... col risultato che ognuno si rintana nella sua cameretta ad ascoltare musica deprimente, a sentirsi solo e sfigato.

Comunque, stando al primo principio enunciato, condividiamo, dimostriamo di non essere soli, ecco qui quello che ho intenzione di scrivere prossimamente:

° Cos'ho imparato dalla tesi (non da tutto il corollario, proprio dall'argomento), ovvero la saggezza del corpo.
° cosa c'è di sbagliato nell'educazione che abbiamo ricevuto, ma non è troppo tardi per cambiare.
° training autogeno, eft, metodo sedona e teorie alternative per la pace interiore: quando smettere
° legge dell'attrazione e il caro vecchio diritto a sfogarsi
° timidezza
portami via (in tre parti 1, 2, 3): ha un suo scopo, una sua funzione biologica, però non ha sempre motivo d'esistere
°
autodefinirsi... può far bene!
°
le domande utili per avere risposte utili

Non sono un'esperta di fama mondiale, posso solo raccontarvi come li vivo io questi momenti, anzi, mi serve proprio avere un posto e dei tempi per raccontare queste cose, altrimenti continuerei a rimuginarci sopra senza cavarne un ragno dal buco... e in fondo è per questo che è nato questo blog: magari tutte le mie seghe mentali risparmiano un po' di crucci a qualcun altro!

lunedì 24 maggio 2010

Cose che ho imparato scrivendo la tesi


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Scrivere la tesi è la tappa finale prima della laurea. E fin qui niente di nuovo... Niente di nuovo nemmeno nel dire che è un periodo di varia durata, di grande stress, di alti e bassi, e nel mio caso di crescita personale.

Non è un mistero che durante la tesi ci siano intoppi e imprevisti che ti fanno invecchiare di dieci anni in un secondo, ma è come reagisci e cosa impari che fa la differenza.
Non impari soltanto cose riguardo al tuo argomento (ne ho imparate un sacco e mi torneranno utili, certo), ma impari un sacco di cose su te stesso, se sei abbastanza sveglio da accorgertene.

Riassumendo potrei dire che "Mari calmi non fanno marinai", ma un po' più nello specifico, indovinate un po', vi farò una lista :P ecco cosa sento di aver imparato... e sono molto più contenta per tutto questo che per quanto valga in sé burocraticamente la tesi stessa

1) la parte più difficile è davvero iniziare e costringersi a continuare, ma pian pianino prendi l'abitudine
2) darsi piccoli obiettivi man mano è più utile, invece di farsi sopraffare dal senso di "oddio quanto devo fare non ce la farò mai"
3) darsi piccole ricompense aiuta tanto
4) porre le cose (asserire ;) ) come dati di fatto è meglio di stare sempre a chiedere: una cosa detta come se fosse già realtà incontra meno resistenze e opposizioni
5) ascoltare musica in sottofondo aiuta a rilassarsi e lavorare meglio, come le mucche con mozart!
6) costringiti a fare almeno un micron di quello che dovresti fare, ogni giorno, anche se preferiresti l'estrazione di un dente del giudizio (o tutti e quattro, in una volta sola) un micron oggi, uno domani e il giorno che avrai voglia di lavorare ti troverai già con parte del lavoro fatto
7) trova del tempo per te stesso se no esplodi
8) "essere ordinati" non ha per tutti lo stesso significato. Per qualcuno significa non avere uno spillo fuoriposto, per un altro qualcosa di diverso. Quando avrai trovato il tuo ordine e la tua organizzazione mentale sarai a posto!
9) "Fra dieci anni avrà ancora tanta importanza?" questa è una delle migliori domande esistenti! chiedetevela quando vi girano per qualcosa (io sono riuscita a ridimensionare un "giramento" a un mese di importanza... e poi a una settimana... e ormai è già passato)

10) purtroppo si ha a che fare con veri idioti e persone negative (per essere negativi non è necessario essere pessimisti e maligni... per me le persone negative sono quei frustrati che riversano la loro frustrazione su di te, ma indovina indovinello? non è un problema mio... quelle persone che ti lasciano svuotato dopo averle viste... quelle che non salti di gioia a incontrarle per caso o a sapere di doverle incontrare...) e ancora purtroppo contro certa stupidità convinta non si può far nulla, se non liberarsene il prima possibile, non discuterci e cambiare aria!
11) a volte la gentilezza ,da suddette persone stupide, viene presa come debolezza, e quindi è tanto inutile stare a dire grazie o per favore... cambiate comportamento e ricordate il punto 4!

E per quanto riguarda cose che ho imparato su me stessa, e che quindi non riescono ad essere inserite in punti generici:
12) mi sono piacevolmente riscoperta sicura di me e pronta a battagliare per cose per cui vale la pena dar battaglia e almeno non ho reagito piangendo dal nervoso ma incazzandomi e mettendo i puntini sulle
13)
se IO dico che il MIO lavoro va bene, e mi dà soddisfazione, quello è il giudizio che importa, il resto davvero non importa (a dire il vero ho pensato "si fotta"... ah come sono signorile quando parlo così!)
14) sono molto contenta di me stessa per essere riuscita a trovare così tante cose positive in un periodo poco simpatico ^_^

lunedì 10 maggio 2010

Ottimi consigli


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A meno che non sia amore pazzo, appassionato e straordinario,
è una perdita di tempo.
Nella vita ci sono troppe cose mediocri.
L'amore non dovrebbe essere una di quelle.

Buon consiglio.
E se fa coppia con questo sono un paio di linee guida niente male.
In fondo, perchè sprecar tempo con qualcosa che non è esaltante?