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martedì 8 marzo 2011

8 marzo


A chi s'incazza se l'8 marzo non riceve una mimosa (che fra l'altro puzza e semina ovunque), a chi pensa che sia finalmente arrivato il momento di fare follie, a chi pensa che parità dei sessi sia potersi permettere uno spettacolo di striptease maschile senza sensi di colpa, a chi pensa che è solo oggi che ci si debba ricordare di onorare madri sorelle amiche e morose, a chi pensa che è una festa del tutto commerciale, a chi ci specula su con pacchettini di fiori gialli pallidi e striminziti cari come il fuoco, a chi organizza feste che sono svilenti (per usare un termine civile), a chi pensa che emancipazione sia avere finalmente il permesso di una serata con le amiche, insomma, a tutti coloro che hanno un'idea completamente sbagliata del perché si festeggia la festa della donna.

Wikipedia ve lo spiega in tre righe: "La giornata internazionale della donna, comunemente definita festa della donna, ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo."

Perché la mimosa? Perché è uno dei primi fiori che si trova in abbondanza in quel periodo, e perché leggenda urbana vuole che fiorissero fuori dalla fabbrica (americana? tedesca? russa? son leggende) in cui morirono bruciate centinaia di donne (costrette a lavorare quel giorno, chiuse dentro, costrette a lavorare in condizioni quasi da schiavitù).

Wikipedia, ancora una volta, racconta tutto per bene. E google ha una bella pagina con una bella iniziativa. Poi ci sono ancora anche i siti di Se non ora quando, e Non+.

Perché ci tengo tanto? Perché mi infervoro tanto? Perché se vogliamo fare i filosofi e i pignoli "la donna" è la più grande minoranza culturale, prendete qualunque cultura e popolazione, la donna ha sempre un ruolo inferiore. Perché anche nel 2011 quando fai un colloquio nella civilissima Europa, nella civilissima Italia, ti chiedono se hai un fidanzato, da quanto dura la storia e se fate sul serio, e se vuoi sposarti e se vuoi una famiglia.
Perché c'è ancora chi pensa che funzione unica della donna sia trovarsi un lavoretto serio e poi pensare ai marmocchi (far carriera? Eresia!!! Non vuoi figli? Egoista!!!), perché c'è ancora chi crede che la tua felicità faccia rima con l'ammorbidente perfetto, che la tua ragione di vita sia dividerti fra pentole e ferri da stiro... O fra cosce e perizomi...
Perché se hai due lauree, 25 anni e sei ancora a casa coi tuoi (perché lavoro non ce n'è, perché quando c'è è uno sfruttamento bello e buono... che tra un po' ti chiedono di pagare tu per andare a lavorare, perché se e quando cercano vogliono gente giovane ma con esperienza... però se l'esperienza nessuno me la fa fare è grigia... ma di questo magari parliamo un'altra volta) sei un bamboccione, e quasi quasi faresti meglio a trovarti un vecchio rimbambito e ricco che ti mantiene...

Io non ci sto, io festeggio l'8 marzo, anche senza mimose, perché io voglio la dignità.

sabato 22 gennaio 2011

Pettegolezzi


Lo sapevate che il termine "giudicare" non ha un contrario? Ha un sacco di sinonimi, ma un vero e proprio opposto non ce l'ha. E lo sapevate che viene da jus-dico? Letteralmente: dire la legge, pronunciare sentenze.
Poi, lo sapevate che secondo alcuni studi il pettegolezzo è alla base (beh, fra le basi) dello sviluppo del linguaggio? Suppongo che gli inverni nelle caverne a spellare bestie fossero molto lunghi e noiosi...
Confesso che qualche anno fa controllavo quotidianamente e assiduamente il sito di Perez Hilton... inizi con una notizia qui e una lì, poi ci sono gli aggiornamenti sui film di Burton in tempo reale e poi ti trovi avviluppato in un'assuefazione crescente.

E tutto questo porta a...? Chiederete voi.
Momento! Ci sto arrivando! Risponderò io.

Il pettegolezzo in sé è poca cosa, tutti lo facciamo o l'abbiamo fatto, per esteso quando parlate di un amico comune, che magari non c'è e vi stanno spiegando perché non può esserci, anche quello è pettegolezzo.
Solo che ci sono pettegolezzi che possono rovinare la gente (provate a immaginare di diffondere, in ufficio, il pettegolezzo che il tal tipo è un molestatore... auguri poveruomo!), ma più semplicemente, per non andare sempre a tirare in ballo esempi al limite dell'estremo, i pettegolezzi rinculano come i fucili.

Sapete che si dice sempre che non bisogna prestare attenzione a quello che gli altri dicono di noi. Si sa, si dovrebbe fare... ma poi riuscirci sul serio è più difficile: è da quando siamo nati che viviamo immersi nelle persone, e volenti o nolenti è da quando siamo nati che la loro opinione ha effetti su di noi (nello specifico influenzano la visione che noi stessi abbiamo di... noi stessi!).
Liberarsi di questi effetti è cosa buona e giusta, richiede tempo e sforzo ma si può fare: devo aver già scritto su queste pagine che il fatto che vostra madre vi preferisca coi capelli corti non ve li accorcia effettivamente, e che la vostra opinione vale tanto quanto la sua (o di chiunque altro), e che il modo migliore è dimostrare la validità di quello che pensate con le vostre azioni.

Ma come si fa a liberarsi del giudizio degli altri se siamo i primi a spararne a tutto spiano? Come si può liberarsi dell'effetto che il commento "Ma come ti sei pettinata?" ha, quando siamo i primi a guardare una foto e dire "oddio, ma com'era conciato?".
A me sembra logico e matematico che se il nostro cervello funziona in modo da sputare una sentenza appena ce n'è l'occasione, allora è anche automatico che accusi il colpo di sentenze simili che vengono da altri su di noi.
Sono un insieme di sentito dire e pensiero medio comune, non c'è niente di male a volersi omologare con gli altri, a voler partecipare ed essere accettati, cavoli, è la base della società! Se poi ascoltate attentamente come vengono formulati quei pettegolezzi noterete che più o meno vanno così: "Ohmmamma guarda là!? io mi vergognerei tantissimo". Io mi vergognerei, evidentemente quello non si vergogna, e soprattutto: io mi vergognerei perché io trovo che sia risibile e quindi io penso che se io mi conciassi così altri riderebbero di me perché io sto ridendo di quello.

Ho smesso di guardare siti di gossip appunto quando ho notato che le mie reazioni erano sia più stronzette sia più permalose.
Devo dire che da quando ho smesso sto incredibilmente meglio, mi offendo moooooolto ma molto meno e ormai mi viene difficile dire "Guarda queeella, ma cos'ha addosso?" anzi, quando capita di sentire commenti del genere rispondo "ma se a lei piace, a te che male fa?". Sì, lo so, sono fastidiosa lo stesso :P
(Questo non significa che mi piaccia tutto quello che vedo, ma almeno non penso che il mio gusto dovrebbe essere una legge universale ;) ).

E voi? Problemi coi pettegolezzi? Rimedi per liberarsene? Dite dite.

martedì 4 gennaio 2011

Lettere aperte


Cara tu,
che hai 15 anni, più o meno. Che vai in giro con gli stessi pantaloni di velluto a coste e le sciarpe enormi, come le usavo anch'io dieci anni fa, e come le usavano altri dieci anni ancora prima. Che sul treno leggi Efraim Medina Meyes, e io leggevo Martin Millar, insomma, basta che ci sia del rock da qualche parte. Che hai gli occhi cerchiati di khol nero e le scritte sullo zaino vecchio e malconcio. Che hai una testa piena di pensieri, anche profondi per la tua età, e lo sai, piena di aspettative e ideali.
Sappi che ti farai male da lì a qui, ma sappi che ogni volta ne uscirai più forte e più saggia. Sappi che probabilmente il periodo più duro deve ancora arrivare, ma poi finisce, e ne esci pure a testa alta, so che adesso non ci credi ma sarai anche felice, contenta, sorridente.
Sappi che sotto i pantaloni con la piega e la borsetta da ufficio, che io porto perché devo e che tu guardi storto, c'è ancora la voglia di spaccare il mondo a metà per vedere cosa c'è dentro e poi rimetterlo insieme come meglio preferisci.
E anche se in un certo senso potrei dirti "cazzarola, ce l'hai fatta!!!" posso anche dirti che no, non si trova la risposta a tutte quelle contraddizioni e incongruenze che stai appena iniziando a collezionare... però impari a metterci del tuo, dargli un tuo ordine e andare avanti così. Posso dirti che fai bene, quando ti chiedono "come ti vedi da qui a dieci anni?", a rispondere semplicemente "venticinquenne", perché adesso ti sembrano un'eternità di tempo, ma passano in fretta e tutto si rivolta come un calzino. E ti posso assicurare che dentro ci si sente sempre uguali, anche se un pochino diverse, e che questa frase avrà perfettamente senso.
Insomma, ora sto rischiando di cadere nel banale e nello stucchevole, e già fai fatica a darmi credito, perché è risaputo che un po' di cinismo funziona come scudo, ma corrode anche un po'. Niente di irrimediabile, sia chiaro.
Ecco qua, l'idea era nata come una lettera alla me stessa quindicenne, ma poi mi sono guardata in giro e ne ho viste tante di quindicenni com'ero io, e io avrei tanto voluto qualcuno che mi dicesse "stai andando bene, continua così, non è facile, ma ne vale la pena". Capito? ;)


E adesso cara tu,
anzi, io, fra dieci anni, quindi 35. Adesso forse qualche idea ce l'ho su come mi vedo,ma di certo non ho tanto da dire come prima. Se elencassi tutto quello in cui spero diventerebbe come una letterina di desideri per Babbo Natale. Pure banalotta. In ogni caso io ce la metto tutta, e anzi, mi butto pure in un paradosso temporale: spero che tu sia contenta del lavoro che ho fatto, di come ti ho reso le cose, ho intenzione di seguire passioni e aspirazioni, fino ad adesso è andata piuttosto bene facendo così. Ora come ora non chiedo altro che indipendenza e la capacità di non ingrigire. Ma conoscendoci... è molto difficile ;)

venerdì 17 dicembre 2010

Shyguy (ragazzo timido)

 

Non sono qui per spiegarvi come in realtà questo personaggino fosse stato disegnato per un altro videogioco ma poi, visto il successo, incorporato a Super Mario.

Sono qui in qualità di zia Euforilla: la referrer list, quello strumentino utilissimo che mi dice chi arriva su Professione Musa e con quali ricerche, mi ha segnalato più volte ricerche del tipo "essere timidi con le ragazze".

Punto primo quanto scrivo sulla timidezza è unisex, anche se mi rendo conto che questo blog abbia un'allure decisamente femminile.

Quindi per mettere in pari le cose eccomi qui cari i miei ragazzuoli, consideratemi la vostra infiltrata in terreno ostile (che ostile non è, e questa forse è una delle prime cose da capire).

Siccome siete uomini, pragmatici e non amate troppi ghirigori andrò di un elenchino comodo comodo, ok?

Regola #1) Non esiste, ahimè e ahivoi, un manuale che vi dica come fare (dimenticate tutte quelle vaccate scritte sulle riviste maschili), non esiste una regola generale per la popolazione femminile, qualche generalizzazione forse forse, un po' tirata per i capelli, si può fare, ma non mi fiderei troppo. Quindi vi dispiace se partiamo dal presupposto che una "ragazza" innanzitutto è una "persona"?

#2) Ci tocca partire da voi quindi, vi siete mai chiesti perché la bella biondina che vi interessa vi sembri così cinica e crudele? Insomma, perché avete "paura"?
In più scommetto che avete già provato a farvi un film del peggior esito possibile. Bene, ora voglio che vi facciate il film inverso: ricordatevi che è sempre tutto al 50 e 50, quel che può andare male può anche andare bene!

#3) Se tutti i vari discorsi sulla timidezza (sia i miei, sia quelli che trovate in giro, sia quelli che sentite da persone fidate) ancora non avessero fatto effetto (perché faranno effetto solo quando vorrete davvero che lo facciano) potete provare con l'attività fisica, lo so si fa fatica, adesso fa freddo, si suda, è una palla... però, oltre all'ovvio vantaggio in salute, e al vantaggio collaterale di avere un aspetto migliore (che diciamocelo, in questi casi aiuta almeno un pochino), aumenta l'autostima e la sicurezza di sé, che in fondo è proprio quello che andate cercando, soprattutto se si tratta di far colpo eh?

#4) Ultimo ma non meno importante, anzi, forse il consiglio per cui ho iniziato tutta sta spatafiacca: ma se veramente la biondina in questione vi ridesse in faccia, vi calpestasse brutalmente, vi sputasse in un occhio e vi chiamasse rospo sfigato... ma veramente voi vorreste continuare a frequentare una stronza del genere? No dico... per quanto bionda e bella sia, non fissatevi con un'acidona, il mondo è pieno di donzelle che sono lì a farsi le stesse paranoie di timidezza, le stesse domande di curiosità su di voi. Vedi regola n°1: siamo persone, e quindi, tendenzialmente (non potendo appunto generalizzare e non potendo purtroppo escludere la grande famiglia degli "stronzi" da nessuna altra categoria che possa mai essere presa in considerazione) nessuno vuol far soffrire gratuitamente nessun altro.
In fondo non dovete farle una dichiarazione plateale con fiori e cioccolatini, buttate lì qualche suggerimento, qualche complimento: se vuole cogliere... ;)

mercoledì 8 dicembre 2010

Essere Felici

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Io sono felice.

Ora voi. Provate a dirlo davvero.

Molti non ci riescono, se non per sfottere (o sfottersi?), non ci credono, non pensano sia possibile, si sentono in colpa o chissà che.
Soprattutto perché molti idealizzano la felicità, la confondono con uno stato di beatitudine assoluta, un nirvana terreno e irraggiungibile. Esempio banale: se penso che sarò felice solo quando raggiungerò X sto già rimandando la mia felicità, e tanto quand'anche dovessi davvero arrivare a X non ne sarei soddisfatto, rimandando di nuovo.

Cavoli, ve lo può dire anche google che la felicità è uno stato d'animo, una disposizione mentale, una scelta da fare adesso. Sì, sono anche convinta che sia una naturale conseguenza dell'essere positivi e ottimisti.
E di nuovo, tanto per ribadire un po' il concetto, non significa essere sempre costantemente felici per qualsiasi cosa, significa scegliere a quali cose dare importanza e scegliere come sentirsi al riguardo.
Questo implica anche una grande conseguenza: scegliere battaglie per le quali valga davvero la pena combattere (e scusate lo sfarzo della frase!).

In ogni caso Epicuro ha scritto una gran bella Lettera sulla Felicità (non sono molto per l'ipse dixit, ma al momento mi fa comodo, e quindi perché non iniziare dall'inizio, fra tutti quelli che hanno scritto di felicità? ;) )
In più ho un debole per belle immagini con belle scritte, quindi beccatevi un po' quelle che ho selezionato!






lunedì 29 novembre 2010

Essere Positivi


Diciamocelo: se a parlarne è un uomo, anziano e possibilmente terminale allora è saggio. Se a dirlo è una "ragazzina" come me allora è un'ingenua. Ma diciamocelo sul serio, quando è il vecchio saggio a parlare molti ascoltano, annuiscono e plaudono alla sua saggezza, poi tornano a continuare a fare quello che facevano prima, come se nulla fosse stato, al massimo come se avessero assistito a uno spettacolo di loro gradimento.
Però quando è la "ragazzina" a parlare la si taccia subito di ingenuità, perché la "ragazzina" è come tutti, è cresciuta come loro, vive come loro, ha le loro stesse possibilità, ha la loro stessa salute, ha il loro stesso tempo da perdere su internet, è una privilegiata come loro, insomma è - curioso ma possibile - esattamente alla pari. E verrebbe così da chiedersi "perché io non ci riesco?". Dà fastidio eh?
C'è davvero una sorta di equazione nel pensiero comune: cinismo = razionalismo.

Ma non è che se penso positivo, se sono una persona ottimista, allora credo negli unicorni, vedo tutto attraverso lenti rosa e penso di vivere alle radici dell'arcobaleno.
Se volete vi faccio una lista di cose che non vanno, dalle case farmaceutiche che finanziano solo le ricerche che portano più pecunia ai ghiacci perenni che si assottigliano sempre più, dai bambini che muoiono di fame all'estinzione delle api, ma a cosa servirebbe? Ormai basta parlarne, che allora significa che sei informato, aggiornato, preoccupato e ansiato come gli altri. Però alla fine non è che parlandone la solfa cambi, non si fa altro che rimbalzare la palla dell'"ohmmioddio" senza gestirla mai davvero.

Perché sì, è vero, le cose vanno male e possono andare peggio.
Ma le cose che vanno male possono anche andare meglio, e non è questione di ingenuità, è questione di probabilità: cinquanta e cinquanta.
E se inizi a pensarla così inizi anche ad agire, a fare qualcosa in prima persona perché vadano meglio.

E la sai tutta? Se inizi a comportarti così potresti anche iniziare a pensare che alcune cose vanno addirittura bene.

martedì 23 novembre 2010

Labyrinth - Dove tutto è possibile

 

Buon compleanno a me!!!
E per l'occasione festeggiamo con uno dei miei argomenti preferiti! Labyrinth!
Siccome non posso riprodurvelo integralmente qui, ho deciso che farò un post alla "Lo sapevate che...?"
ATTENZIONE: se non avete mai visto questo film potrei rovinarvi dei punti, quindi andate in fondo all'asterisco *

Ed eccoci al via.
Lo sapevate che...

...è un film moooolto anni ottanta (basta guardare i mocassini e le sopracciglia di lei!), precisamente è dell'84
..."lei" è una certa Jennifer Connelly, e aveva solo 14 anni in quel film, ed era già troppo troppo bella?
...la colonna sonora è fatta quasi interamente da David Bowie, nonché Jareth re di Goblin, e-scusate-se-è-poco!
...oltre a questi due attori (ma proprio attorucoli eh...) ci hanno lavorato nomi come Jim Henson (Muppets), Brian Froud e George Lucas (Guerre Stellari, tanto per nominare un filmettino da poco)
...non c'è computer grafica (se non per il gufo all'inizio... e pensate sempre che era l'84!), ma sono tutti robot, pupazzi e costumi?
...ci sono comunità online dove potete sapere anche che numero di scarpe portavano le fatine che mordono? Fra l'altro con fanfiction, e informazioni relative al libro che è stato scritto dopo (io l'ho trovato usato per pochi euro, grazie ancora Spleen per la segnalazione!) o ai manga disegnati come continuazione (questi mi mancano, sarei curiosa, ma non sono del tutto sicura di voler sapere che ne hanno fatto), e con l'eterna questione "Ma se facessero un remake ora, chi potrebbero mai usare?", la risposta più comune è "speriamo non lo rovinino MAI con un remake!"
...in inglese il verme non ha un accento francese, ma uno molto cockney di Londra? E che tutti gli altri animaletti e personaggi hanno vari accenti inglesi, invece che vocette strane?
...la scena delle scale è basata sui disegni di Escher?
...Toby è il figlio di Froud e si chiama veramente Toby?
...se guardate bene in camera di Sarah, all'inizio del film, ci vedete tutti i personaggi che troverà poi?
...è una fiaba moderna? Nel senso che per lo meno non è la solita principessina svampitella che deve essere salvata da un bacio del principe azzurro, ma è un'adolescente che fa una cazzata e deve rimediare e crescere per farlo, e non si fa abbindolare da un affascinante ma crudele re di goblin... anche se a essere sinceri un re di goblin così che ti dice "dimentica il bambino", dato il mio senso materno completamente assente, a me avrebbe convinto per bene XD
...il labirinto, in quanto tale, ha una storia e una simbologia antichissima (si va da labirinti risalenti a cinquemila anni fa, ad oggi, dove ancora i labirinti nei giardini o nei parchi divertimento sono ancora utilizzati), in genere sono disegni geometrici di un sentiero inestricabile... e lo scopo è arrivare al centro e poi uscirne. Facile capire come sia un simbolo di un viaggio iniziatico, o per dirlo con la terminologia di oggi, più psicologica che alchimista, un viaggio di formazione, il cammino della vita. Oh come sono profonda! E lo sapete che la parola labirinto ha origine dal greco (almeno così pare) lebheris, ovvero lepre?
...la scena del ballo nella bolla (scusate il gioco di parole) è l'unica con la presenza di altre persone reali?
...trovo che sia un film altamente logico/filosofico? Può sembrare sciocco, ma prendete Gògol che all'inizio non dà le risposte giuste a Sarah perché lei non fa le domande giuste, lei che dà tutto per scontato, il poter domandare solo a uno dei quattro guardiani alle porte, il poter parlare con dei batocchi solo che uno non sente ma parla l'altro sente ma non può parlare, gli esserini che girano le piastrelle, Jareth che velocizza il tempo perché lei dice "è un gioco da ragazzi", la soluzione del "giuro" di Sir Didimus, la finta risposta del Saggio, la formula finale di Sarah, le promesse di Jareth (fai come dico e io sarò il tuo schiavo... sembra assurdo, ma ha la sua logica)... cavoli, avrei potuto farci una tesi di laurea!!!

Ok, taglio qui se no non me la cavo più... e soprattutto ora m'è venuta voglia di rivederlo!
E voi l'avete mai visto? Piaciuto? Anche voi ora vi esaltate con un labirinto, con le bolle di sapone, con i pigiami a righe, con le sfere di cristallo, con le canzoni di Bowie e con gli orologi con tredici ore? Mostratevi! Non siete soli!
Ah, e ho anche chiesto a Sadako di fare la sua versione in cinque minuti, sono curiosissima di vedere che ne uscirà! ^^

* Non avete mai visto Labyrinth? Aspettate, riformulo...
NON AVETE * M A I * VISTO LABYRINTH?


E cosa diamine state aspettando, siete ancora qui???

martedì 2 novembre 2010

Memento Mori

 
img by me

Questo post non ha un argomento allegro. Se siete influenzabili o ipersensibili non credo sia il caso che leggiate, ma ho bisogno di togliermi quest'altro sassolino dalla scarpa.

Tutto viene da un incubo che ho fatto circa un mese fa. Il che è già strano per se stesso, dato che i sogni non me li ricordo quasi mai.
Per farla breve era un sogno molto triste: morivo e avevo tutto il tempo di pensare a tutte le persone che non avevo salutato e a tutte le cose che avrei voluto fare e non avevo fatto.
Mi sono svegliata depressissima.
Ho evitato di pensarci per giorni, con l'unico risultato di essermi forzata a tirar fuori quello che pensavo una domenica pomeriggio, ho dato fondo ai pensieri più deprimenti che potessi avere.

Poi ho realizzato che in fondo non è stato così male avere quell'incubo.
Ho pensato al barocco e alle due espressioni latine più usate in quello stile: memento mori e horror vacui.
Horror vacui, tanto per fare un po' di storia dell'arte spicciola, significa letteralmente aver paura del vuoto, da qui la necessità per i barocchi di decorare e riempire fino all'inverosimile qualsiasi superficie a loro disposizione (che poi spesso si lavorasse così solo la facciata e non il resto della costruzione è un discorso che ora come ora non ci interessa).
L'altra espressione significa "ricordati che devi morire". Allegro eh? Ma da qui deriva l'abbondanza di teschi, scheletri, danze macabre e compagnia che si sprecano, sempre in quel periodo, per ricordare alla gente di seguire i comandamenti in vita, in modo da esser messi meglio nell'aldilà

Ok, tutto molto edificante, ora arriviamo al come tutto questo può essere utile in un caso come il mio.
Può essere utile perché è stato come un campanellino d'allarme per me, ne ho fatto il mio personale memento mori, il classico la vita è breve, vivila ora (come l'altra scritta latina tipica tempus fugit).
Sì, vero, e sono anche stata fortunata ad avere solo un incubo e non qualcosa di peggio.
Sempre il solito: "finché non ci sbatti il muso contro non afferri fino in fondo".

La morte è l'unica certezza che abbiamo in vita, per ironico che sia, e per vivere bene tendiamo a dimenticare o ignorare questo fatto, salvo restare completamente spiazzati quando ci troviamo di fronte -in un modo o nell'altro- la cupa signora... ho deciso che eliminerò la paura del "vuoto" riempiendo la mia vita con tutte quelle cose che ho sempre voluto fare, stando in contatto con tutte quelle persone che mi dispiacerebbe non salutare.

Cavoli, ho persino appeso un teschio gigante in camera mia!
Anzi, per smettere di deprimervi un po' vi racconterò della simbologia dell'asso di picche e della carta numero 13 dei tarocchi. La Morte. Ok, siamo sempre qui.
MA!
Lo sapevate che l'asso di picche è considerata la carta più alta, di maggior valore insomma, di tutto il mazzo?
E poi diciamocelo, nei vari mazzi di solito è pure la più bella.
Nei tarocchi la carta della Morte, per quanto possa essere uno spauracchio, a dire il vero è una carta molto positiva, simbolizza sempre un cambiamento radicale, un nuovo inizio, una guarigione (ironico eh?).
E se vogliamo andare avanti nei paralleli l'asso di picche corrisponde all'asso/uno di spade, il potere dell'intelletto puro, l'intuizione, l'innovazione, la creatività, l'intelligenza.
Messaggi potenti e ricchi (lo sapevate che il nome del dio degli inferi, Plutone, significa "il munifico"?), dietro mentite spoglie, forse perché ci va coraggio a vivere a fidarsi del proprio sapere e a buttarsi nel cambiamento?
In fondo "chi si ferma è perduto" ;)

E infine voglio lasciarvi con un paio di video, per il primo ringraziamo Corinne di Frock and Roll, il secondo non ha davvero a che fare con questo post, ma era un'inevitabile citazione da fare ;)

 


Voglio vivere ora.

lunedì 30 agosto 2010

Sam Credo - American Gods, Neil Gaiman


«Non sarà facile.»
«io posso credere a qualsiasi cosa. Non hai idea di quello che riesco a credere.»
«Ah sì?»
«Credo in cose reali e in altre che non lo sono e credo in altre cose ancora che nessuno sa se sono reali o no. Credo in Babbo Natale e nel coniglietto di Pasqua e in Marilyn Monroe e nei Beatles, in Elvis e Mister Ed. Guarda... credo che gli uomini siano esseri perfettibili, che il sapere sia infinito, che il mondo sia nelle mani di un cartello bancario segreto e che gli alieni vengano a trovarci regolarmente, alieni bravi e tutti rugosi che assomigliano ai lemuri e alieni cattivi che mutilano il bestiame e vogliono rubarci l'acqua e le donne. Credo che il futuro sia preoccupante e che un giorno la Donna-Bufalo-Bianco tornerà a prenderci tutti a calci nel sedere. Credo che gli uomini siano soltanti bambini troppo cresciuti con gravi problemi di comunicazione e che il declino del sesso in America coincida con la chiusura dei drive-in. Credo che gli uomini politici siano dei disonesti senza principi e credo che siano comunque preferibili all'alternativa. credo che quando verrà il grande terremoto la California affonderà nell'oceano, mentre la Florida si dissolverà, inghiottita dalla follia, dagli alligatori e dalle scorie tossiche. Credo che il sapone antibatterico stia distruggendo la nostra capacità di resistenza alla sporcizia e alle malattie e che quindi un giorno verremo tutti annientati da un banale raffreddore come i marziani nella Guerra dei Mondi. Credo che i più grandi poeti del secolo scorso siano Edith Sitwell e Don Marquis e che la giada sia sperma di drago secco, e che migliaia di anni fa, in una vita precedente, sono stata una sciamana siberiana monca. Credo che il destino dell'umanità sia scritto nelle stelle. credo che le caramelle fossero davvero più buone quand'ero piccola, che da un punto di vista aerodinamico per il bombo sia impossibile volare, che la luce sia un'onda e una particella e che da qualche parte ci sia un gattino chiuso dentro una scatola vivo e morto allo stesso tempo (ma che se non si sbrigano a aprire la scatola e a dargli da mangiare finirà per essere morto e basta) e che nell'universo ci siano stelle miliardi di anni più vecchie dell'universo stesso. Credo in un dio tutto mio che si preoccupa per me e protegge tutte le mie azioni. Credo in un dio impersonale che ha messo in moto l'universo e poi è andato a spassarsela e non sa nemmeno che esisto. Credo in un universo privo di dèi mosso dal caos, rumore di fondo e una grande fortuna. Credo che tutti quelli che dicono che il sesso sia un'attività sopravvalutata non l'hanno mai fatto come si deve. Credo che chiunque sostenga di sapere come va il mondo sia capace di mentire anche sulle piccole cose. Credo nell'onestà assoluta e nella necessità di ragionevoli menzogne sociali. Credo nel diritto delle donne di scegliere, nel diritto di un bambino di vivere, che se ogni vita umana è sacra non c'è niente di male nella pena di morte, sempre che sia possibile fidarsi del sistema legale, e che solo uno scemo si fiderebbe. Credo che la vita sia un gioco, uno scherzo crudele, e che sia quella cosa che ti capita quando sei vivo, quindi tanto vale godersela.» Si fermò, senza fiato.
Shadow fu tentato di staccare le mani dal volante per applaudire. Invece disse: «Va bene. Allora se ti racconto quello che ho scoperto non penserai che sono matto da legare.»
«Può darsi. Prova.»



Non è semplicemente perfetto? Può diventare parte del mio credo personale? Ohsssssssssssì
Inoltre se ancora non aveste letto questo libro, consiglio caldamente di farlo, è bellissimo!

lunedì 23 agosto 2010

Domande utili


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Eccoci qua, questo è l'ultimo post della mia serie sulla Crisi del quarto di secolo. Delle volte, tanto per citare Gògol (no non lo scrittore, lo gnomo di Labyrinth, mia fonte di saggezza) servono le domande giuste per avere le risposte giuste.

Oltre ai classici "chi sono" "cosa voglio" "dove vado" "da dove vengo" (beh, quest'ultima forse non l'ho mai capita davvero, ma mi è sempre stata piuttosto chiara) ci sono altre domande che mi hanno aiutato a stare meglio.
Ci sono le domande che devi farti per EFT, e sono varie, quasi colloquiali, per arrivare a ciò che veramente ti dà fastidio, ed eventualmente dargli nome forma e colore per identificarlo meglio e sbarazzarsene.
Ci sono le domande del metodo Sedona, che è una tecnica di rilascio di emozioni negative.
Domande più pratiche, che aiutano a darsi da fare: posso raggiungere il mio obiettivo adesso? Se no, cosa posso fare subito? Posso raggiungere X senza fare Y? Come posso fare/raggiungere Y?

E poi ci sono le domande che io scolpirei nella roccia, non saprei metterle in ordine di importanza, perchè a seconda dei casi ognuna è ugualmente importante:

- fra dieci anni avrà ancora importanza?
Quando vi arrabbiate o ci rimanete male per qualcosa, chiedetevelo davvero, e cercate di dare una risposta. Solo l'atto di immaginarvi da qui a dieci anni avrà il grande merito di spostare la vostra attenzione da quello che vi fa girar le scatole a come sarete fra 10 anni. Scommetto che la risposta sarà "no, non avrà più importanza"!

- perchè ti dà tanto fastidio?
Questa credo sia addirittura di origini junghiane, ovvero: quando un comportamento/attributo/modo di fare/non-so-che di un'altra persona vi dà tanto fastidio chiedetevi perché. Spesso e volentieri certe cose ci danno fastidio negli altri perché in prima istanza sono cose che non accettiamo di noi stessi, ce le neghiamo, non vogliamo vederle... o forse, qualcosa che noi vorremmo avere.
Certo, delle volte uno è maleducato e ci dà fastidio la maleducazione in generale. Ma quando è qualcosa di più sottile, non così chiaro chiedetevi, perché vi dia tanto fastidio.
E siate onesti, non pensate che sia sempre e solo colpa degli altri.
Questa domanda mi ha aiutata a crescere tantissimo, a scoprire aspetti di me che sono riuscita a cambiare e ad apprezzare tante altre cose che altrimenti mi sarei persa!
Se poi, chiedendovi perchè qualcosa vi dia fastidio, scoprite che vi dà fastidio e basta, allora riuscirete anche ad avere una reazione solo a quel qualcosa, invece che opporvi alla persona che ve la presenta.

- di chi sono queste parole?
Questa è stata illuminante, e viene dalla mia amatissima Icon, un giorno le stavo dicendo qualcosa del tipo "Ma tanto è inutile, so che non andrà bene comunque" al che lei, pacifica come un gatto alle quattro del pomeriggio "e questo chi lo dice? Sono parole che hai sentito da altri o sono parole tue?". BAM! Illuminazione! Nessuno mi aveva detto così, ero io che mi stavo fasciando la testa prima di essermela rotta. Ero io che mi stavo mettendo i bastoni fra le ruote.
E quante altre volte l'avevo già fatto? E quanto è distruttivo come modo di pensare???

- è ancora vero?
Ok, questa è una domanda che in un certo senso si collega a quella di Icon, potrebbe essere che qualcuno vi abbia detto qualcosa in passato, qualcosa di negativo o comunque qualcosa che ricordate ancora adesso ed è limitante, o vi influenza, o vi crea sensi di colpa verso un'aspettativa. Magari non è una frase che hanno detto direttamente a voi, ma che vi riguardava e che voi avete sentito.
Esempio classico? Sentire vostra madre che vi descrive a un'amica "Eh, è così timida". Et voilà, timidezza a vita garantita, perchè ci credete, pensate che vostra madre abbia assolutamente ragione, raccogliete ogni evidenza che sia così, tralasciando il resto.
E quindi ora chiedetevi: quante delle idee che vi siete fatti su voi stessi sono ancora vere? Quante delle profezie autoavverantesi che i vostri genitori hanno malamente pronunciato sono ancora così? Quante di queste credenze sono instillate da altri? Quante reali? E quante ancora valide?

Le persone cambiano, spero che queste domande vi siano d'aiuto come lo sono a me. E se avete altre domande geniali, per favore scrivetemele nei commenti, voglio sapere!!!

lunedì 24 maggio 2010

Cose che ho imparato scrivendo la tesi


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Scrivere la tesi è la tappa finale prima della laurea. E fin qui niente di nuovo... Niente di nuovo nemmeno nel dire che è un periodo di varia durata, di grande stress, di alti e bassi, e nel mio caso di crescita personale.

Non è un mistero che durante la tesi ci siano intoppi e imprevisti che ti fanno invecchiare di dieci anni in un secondo, ma è come reagisci e cosa impari che fa la differenza.
Non impari soltanto cose riguardo al tuo argomento (ne ho imparate un sacco e mi torneranno utili, certo), ma impari un sacco di cose su te stesso, se sei abbastanza sveglio da accorgertene.

Riassumendo potrei dire che "Mari calmi non fanno marinai", ma un po' più nello specifico, indovinate un po', vi farò una lista :P ecco cosa sento di aver imparato... e sono molto più contenta per tutto questo che per quanto valga in sé burocraticamente la tesi stessa

1) la parte più difficile è davvero iniziare e costringersi a continuare, ma pian pianino prendi l'abitudine
2) darsi piccoli obiettivi man mano è più utile, invece di farsi sopraffare dal senso di "oddio quanto devo fare non ce la farò mai"
3) darsi piccole ricompense aiuta tanto
4) porre le cose (asserire ;) ) come dati di fatto è meglio di stare sempre a chiedere: una cosa detta come se fosse già realtà incontra meno resistenze e opposizioni
5) ascoltare musica in sottofondo aiuta a rilassarsi e lavorare meglio, come le mucche con mozart!
6) costringiti a fare almeno un micron di quello che dovresti fare, ogni giorno, anche se preferiresti l'estrazione di un dente del giudizio (o tutti e quattro, in una volta sola) un micron oggi, uno domani e il giorno che avrai voglia di lavorare ti troverai già con parte del lavoro fatto
7) trova del tempo per te stesso se no esplodi
8) "essere ordinati" non ha per tutti lo stesso significato. Per qualcuno significa non avere uno spillo fuoriposto, per un altro qualcosa di diverso. Quando avrai trovato il tuo ordine e la tua organizzazione mentale sarai a posto!
9) "Fra dieci anni avrà ancora tanta importanza?" questa è una delle migliori domande esistenti! chiedetevela quando vi girano per qualcosa (io sono riuscita a ridimensionare un "giramento" a un mese di importanza... e poi a una settimana... e ormai è già passato)

10) purtroppo si ha a che fare con veri idioti e persone negative (per essere negativi non è necessario essere pessimisti e maligni... per me le persone negative sono quei frustrati che riversano la loro frustrazione su di te, ma indovina indovinello? non è un problema mio... quelle persone che ti lasciano svuotato dopo averle viste... quelle che non salti di gioia a incontrarle per caso o a sapere di doverle incontrare...) e ancora purtroppo contro certa stupidità convinta non si può far nulla, se non liberarsene il prima possibile, non discuterci e cambiare aria!
11) a volte la gentilezza ,da suddette persone stupide, viene presa come debolezza, e quindi è tanto inutile stare a dire grazie o per favore... cambiate comportamento e ricordate il punto 4!

E per quanto riguarda cose che ho imparato su me stessa, e che quindi non riescono ad essere inserite in punti generici:
12) mi sono piacevolmente riscoperta sicura di me e pronta a battagliare per cose per cui vale la pena dar battaglia e almeno non ho reagito piangendo dal nervoso ma incazzandomi e mettendo i puntini sulle
13)
se IO dico che il MIO lavoro va bene, e mi dà soddisfazione, quello è il giudizio che importa, il resto davvero non importa (a dire il vero ho pensato "si fotta"... ah come sono signorile quando parlo così!)
14) sono molto contenta di me stessa per essere riuscita a trovare così tante cose positive in un periodo poco simpatico ^_^